Un racconto di Paolo Castagnini
Quando John mi telefonò durante la notte svegliandomi nel bel mezzo di un sogno guardai l'orologio. Erano le 3:05. <Bob> mi disse, <ho perso tutto, hai un posto per dormire?> Passati pochi secondi per capire dove mi trovassi risposi <si, certo!>, pur non sapendo cosa stesse succedendo e di cosa John mi stava parlando. Lo avevo conosciuto nel 1981 al Junior College. Era un gran seconda base, al contrario del sottoscritto che a malapena si allacciava la cintura dei pantaloni senza bisogno di aiuto. Era stata una sera al Pub. John era in una brutta settimana di slamp. In pochi giorni era passato da una Avg di 0.352 a 0.290. Era solo, come lo ero io in quel momento. In pochi minuti stabilimmo un feeling inaspettato. L'atleta dalle grandi prestazioni coccolato con borsa di studio, e il figlio di papà benestante che invece pagava l'intera retta con il rischio di raddoppiare gli anni di frequenza per incapacità.
Questo ero io.
Passammo una serata a sbronzarci, ma alla fine oltre a tornare al College sorreggendoci a vicenda, diventammo amici. In quella sera io non risolsi i miei problemi e nemmeno John, ma da allora fummo certi che tra di noi stava iniziando amicizia vera.
John bussò alla mia porta il giorno successivo. Abitavo in una casa scalcinata nella
periferia di Houston in Texas. Dopo l'università non volli più saperne dell'aiuto di papà; volevo camminare con le mie gambe. Con una laurea in Business cercai per due mesi un lavoro e lo trovai presso la Brown & Brown Insurance, un Broker assicurativo con vendita porta a porta. Guadagnavo 30.000 dollari all'anno e tanto mi bastava.
Rimasi sorpreso nel vedere John in quello stato. Aveva un paio di jeans luridi e una maglietta dei Cubs lacerata. La cosa che più mi colpì furono gli occhi. Erano persi nel vuoto. <Che ti è successo amico?> John era stato nell'inferno di New Orleans. L'uragano Katrina era passato a fine Agosto e aveva lasciato morte e distruzione. Soccorse persone nel fango per giorni e giorni; fece tutto ciò che riuscì. La sua tempra d'atleta lo aiutò, ma un po' alla volta aveva ceduto. Anche lui aveva perso tutto.
Dopo il Junior College nel 1983 era passato all'University of Texas in Austin e in seguito era stato draftato dai Marlins. Dopo un paio d'anni in singolo A era passato in triplo AAA con i Zephirs presso New Orleans. Una maledetta palla raccolta e girata in prima gli aveva lacerato il legamento crociato del ginocchio e per di più l'arbitro aveva chiamato SAVE! quando invece era OUT!, almeno per lui.
Da quel giorno la vita si era capovolta e tutto era andato in salita. Nonostante l'operazione, il tempo passato alla rieducazione era stato troppo ed era stato rilasciato; il baseball professionale non aveva più bisogno di lui. Con i risparmi aveva acquistato un Mc Donald's, ma Katrina se l'era portato via assieme alle sue speranze ed ora era qui davanti a me che chiedeva aiuto. <La mia casa non è bella, ma ha tutto; se vuoi questa è anche casa tua> gli dissi. Mi guardò, mi sorrise e rividi il ragazzo del college, ma non più come la sera del Pub. Era come se negli ultimi due mesi avesse portato sulle sue spalle le pene del mondo intero. Era il 2005 e avevamo tutti e due 42 anni.
John dormì 24 ore di fila, ma al suo risveglio aveva ripreso lo sguardo che conoscevo. Era fine settembre e il sole picchiava duro. <Che ne dici? ci facciamo un salto al mall?> Ci sedemmo da Wendy's con due giganteschi hamburger e due Pepsi. <Bob> mi disse,< non ho da pagare nemmeno questa Pepsi! Devo cercarmi un lavoro.>
Il giorno seguente era sabato e di buon mattino fece il suo ingresso Cindy. <Bob! non mi dire che stai ancora dormendo!> Saltò sul letto e prendendomi per i capelli mi baciò sulla guancia come faceva sempre. <Questa casa è un porcile!> ed iniziò a raccogliere carte e avanzi di popcorn. John era sulla porta della camera e fissava Cindy la quale per poco non rovesciava il suo raccolto. <E tu chi sei? - Cindy questo è John, John questa è Cindy.> John non le toglieva lo sguardo di dosso. Cindy era una bella donna. Vestiva di Jeans attillati di taglio italiano e una camicetta sbottonata sul seno florido, ma quello che la rendeva incantevole era la sua esuberanza. <Ciao John!> le disse e gli diede lo stesso bacio sulla guancia; si voltò e se ne andò verso la cucina costringendo i due uomini a guardare nella stessa direzione. <Jooohn!> gli dissi vedendolo in semitranche <Scusami Bob!> Era diventato rosso in viso come succedeva sempre al College quando una ragazza gli rivolgeva lo sguardo. Era sempre stato timido ed era una delle caratteristiche per le quali mi era particolarmente simpatico. <Non sapevo che avevi la ragazza, scusami! - John, Cindy è mia sorella!>
Dal quel giorno le visite di Cindy si fecero più frequenti così pure le loro uscite serali. La cosa mi piaceva, dico la verità, anche se dentro di me c'era sempre una piccola gelosia per la mia sorellina. <Ma come fa un trippone come te ad avere una sorella così bella!> mi diceva e poi si metteva a ridere.
Il 1° di Ottobre dopo la mia lunga giornata di lavoro porta a porta, ero riuscito a malapena a concludere tre polizze assicurative, tornai a casa e trovai il mio amico con la valigia in mano.
<Che fai?> gli dissi. <Bob non posso più stare a casa tua vivendo alle tue spalle, non è fatto per me. -<Siediti!> gli imposi. <Ho trovato un lavoro per te!>
Nella pausa pranzo ero passato al Subway tra la Main e la Mckinney Street. Il piccolo fast foods era gestito da un mio caro amico al quale avevo chiesto se aveva bisogno di aiuto. 1.000 dollari al mese e, se dimostra buona volontà, dopo sei mesi passo a 1.200.
A John non sembrava vero. <Bob..... - Zitto!> gli dissi, <ora tocca a te! Lo sai che Mercoledì inizia la serie tra gli Astros e i Braves?> mi guardò e mi disse <Il Baseball........ era la mia vita, cosa non farei per annusare il profumo dell'erba e sentire il suono della mia Louisville. - Senti amico, il profumo dell'erba non ci riesco, ma il suono della mazza quello si, Mercoledì alle 5 del pomeriggio io e te saremo sprofondati nel divano con un bidone di popcorn e ci guarderemo la prima della serie.>
Gli Astros vinsero la prima per 10-5 con Pettitte lanciatore vincente e persero la seconda 7-1 con Clemens che in 5 inning aveva preso 5 punti. <The Rocket non è più in grado di reggere, dissi. A 43 anni penso proprio che questi livelli siano troppo per lui>. John mi guardò di traverso e mi disse: <Ma che razza di fan sei? butti merda al primo momento di difficoltà di un tuo giocatore?> Rimasi a bocca aperta. Era la prima lezione di baseball che ricevevo. In futuro sarei stato più accorto nei giudizi.
In quei giorni John si alzava al mattino presto e partiva prima di me. Non voleva
nemmeno che lo accompagnassi. <Vado a piedì!> mi diceva. <Ma John sono 3 miglia! - dovresti farlo anche tu! ti farebbe bene!> In pochi giorni era diventato il numero uno da Subway. La sua esperienza al Mc di New Orleans gli era servita.
Sabato 8 Ottobre tornò a casa raggiante. Stava per iniziare la terza partita della serie tra Houston e Atlanta. Mi guardò negli occhi, aveva una luce mai vista. <Bob lo sai cosa mi è successo questa mattina? Stavo preparando i soliti panini quando sento una voce che mi dice. - Ei amico, mi prepari un Meatball con pepperoni e italian cheese? - alzo lo sguardo e sai chi c'è? Roger Clemes in persona. - Ciao Rocket, ciao John mi risponde> rimasi interdetto, <scusa non ho capito: tu l'hai salutato ciao Rocket e lui ti ha risposto ciao John?> Con lo sguardo sornione mi dice: <Si! eravamo compagni di squadra al Texas!>
Non ci potevo credere! Ora capivo la sua reazione quando dissi che the Rocket era troppo vecchio per reggere. Il mio amico John e Roger Clemens erano compagni di squadra all'Università! da non credere.
Mi racconta che Rogers aveva un appartamento nel centro di Houston e che spesso veniva al Subway all'incrocio tra la Main e la Mckinney Street. Si erano rincontrati e seduti al tavolino avevano ricordato i vecchi tempi. Rimasi affascinato dalla sua storia, ma il massimo fu quando Clemens gli disse: Vuoi venire a vedere la partita domani? - certo che si! - Ho un biglietto se vuoi!
Ero felice per lui. Avrebbe potuto annusare la sua erba e sentire il suono delle Louisville. Feci un sorriso il più spontaneo che potei e gli dissi <Bene! sono contento per te!> John mi diede una spinta che mi fece cadere all'indietro sul letto che scricchiolò pericolosamente. <Asino! > mi disse, <ho due biglietti per domani, uno per me e uno per te!!> Quella sera Houston vinse 7-3 sugli Atlanta e si portarono a 2-1 nella serie.
A mezzogiorno di domenica 9 Ottobre del 2005 eravamo nel Minute Maid Park. Il tetto era stato chiuso perché nonostante fossimo nel mese di Ottobre, erano giorni particolarmente caldi. I nostri posti erano nella quinta fila del Dogout Box 124, praticamente potevamo parlare con i giocatori della squadra degli Astros. Eravamo proprio sopra il loro Dogout. I posti erano riservati per fidanzate, mogli e figli dei giocatori. Mai nella mia vita mi era capitato di sedermi a 10 metri dalla recinzione.
Ad un'ora dall'inizio della partita le seggiole erano mezze vuote, ma i fast foods straripavano di gente. John non perdeva d'occhio il batting pratice; qualche volta notavo una impercettibile rotazione del suo tronco quasi per accompagnare il battitore. Alle 1.50 entrò la Banda dei Vigili del Fuoco che suonò l'inno, lo stadio ora era colmo e le mani erano tutte sul cuore. Al termine dell'inno un boato della folla, la partita stava per iniziare.
Il pitcher partente per gli Astros era Brandon Backe un Texano che il pubblico salutò con un urlo dopo che lo speaker scandì il suo nome.
E' Playball!
Rafael Furcal il temibile shortstop dei Braves batte una lunga volta a destra che viene raccolta non senza difficoltà da Jason Lane. Prima battuta e prima emozione. <Sarà una grande partita>, mi dice John e non ho motivo di dubitare.
Nel secondo inning Andruw Jones batte un doppio e si porta pericolosamente in zona punto per Atlanta. Inizio a grattarmi la testa.< Bob non hai perso il vizio>, disse il mio amico ricordando i tempi del College quando ripetevo quel gesto nei momenti di ansia,
Per fortuna nulla di fatto. Zero a zero alla fine del secondo inning.
Inizia il terzo: Base su ball a Furcal, base su ball a Chipper Jones e hit by pitch, battitore colpito a Andruw Jones. Basi piene per Atlanta e un solo out. Si presenta Adam LaRoche, il Californiano aveva già battuto 19 fuoricampo quest'anno. Mi tolgo il cappello, John mi guarda e si mette a ridere. Ma dove trova questa calma? Ed è il suono della Louisville l'unico rumore tra i 50.000. La palla si perde tra il centro e il destro. Un Grand Slam. Incassiamo quattro punti. In attacco i nostri Astros non combinano niente e arriviamo così al 5° inning dove prendiamo il 5-
0. Ordino una porzione doppia di Chicken Wings con salsa piccante. Quando mi sale l'ansia non posso fare a meno di mangiare.
Iniziamo anche noi e arriva finalmente il primo punto su una volata di sacrificio di Orlando Palmeiro.
E' l'ottavo inning ed inizio veramente ad aver paura. John mi racconta che una buona parte delle partite si capovolgono negli ultimi inning; voglio crederci, faccio di tutto per crederci. Prendiamo un altro Homerun da Brian McCan il ricevitore alto 6.3 con 230 libbre di peso. Ora siamo 6-1 e abbiamo ancora solo due turni in battuta.
Iniziamo il penultimo attacco con Brad Ausmus che va in base per ball; Il manager dei Braves Bobby Cox chiama tempo e sale sul monte. Arriva Kyle Farnsworth un ragazzone di un metro e novantacinque con una palla da 95 miglia. Il nuovo entrato esegue i lanci di riscaldamento quando ad un certo punto sento lo sguardo di John che per la prima volta si stacca dal diamante. <Voglio sposare Cindy!> mi dice. Un'ala di pollo mi si impiglia provocandomi un improvviso attacco di tosse. La salsa piccante si sparge tra gli spettatori vicini che per fortuna non se la prendono più di tanto. <John, è più facile che vinciamo questa partita che tu sposi mia sorella> il suo sguardo diventa penetrante, è abituato alle sfide. <Bob, vinceremo questa partita e io sposerò Cindy>
Cindy era la mia sorella più piccola. Era nata 32 anni fa. Mio padre era un ricco petroliere. Aveva acquistato un appezzamento di terra annusando il profumo dei dollari. Dopo le prime trivellazioni capì che quel terreno era una miniera d'oro nero. Avrebbe voluto che diventassi avvocato e che curassi gli affari di famiglia, ma ero troppo uno spirito libero e dopo dieci anni dalla fine degli studi, passati alla corte di papà, presi il mio zaino e me ne andai.
Mia madre era una donna di tradizioni e si dedicò interamente a Cindy. Anche lei però aveva lo stesso carattere e difficilmente si adeguò al volere dei genitori. Mio padre provò in tutti i modi a trovarle un buon marito dell'alta società, ma ogni ragazzo di buona famiglia che le presentava lei lo trattava come un amico. S'innamorò con un musicista, ma mio padre non lo fece neppure entrare dal cancello di casa. Cindy la prese male e si chiuse in camera per una settimana. Passati sette giorni scese dal suo nascondiglio come nulla fosse successo, sorridente come sempre, ma da allora nessun uomo era riuscito a perforarle il cuore.
Era ripresa la partita. Con un po' di fortuna riempiamo le basi. Ora c'è Lance Berkman per noi. Forse questa è l'ultima possibilità per gli Astros. Sono tutti in piedi, i fans ci credono. Il nostro terzo del lineup spesso ci ha salvato da situazioni come queste. Lance è un Texano di Waco, una cittadina a 180 miglia da Houston. Tutto il pubblico è con lui. Farnsworth è un lanciatore destro e Berkman essendo switch hitter si posiziona sul lato mancino. La palla è sul filo esterno, Lance la colpisce nel centro mandandola sulle tribune dietro l'esterno sinistro. Lo stadio trema, i 50.000 saltano, battono le mani, gridano yesss!!!!! Gli Astros ritornano in partita, ma il risultato è ancora di sfavore per 6-5 e manca un solo inning, il nono. Ripenso a John e a Cindy, sarebbero una bella coppia, ma chi convincerà papà?
E' la fine del nono, l'ultima speranza. C'è Jason Lane in battuta, ground out sulla terza e primo out; E' il momento di Josè Vizcaino, il nostro schortstop che quest'anno in battuta non è in gran forma ed infatti guarda l'ultimo strike senza nemmeno girare la mazza. Due Out. <Ormai è finita> mi viene da dire.
Siamo tutti in piedi. Il mio amico non trasmette emozioni, lo sguardo sulla mano del lanciatore.
Farnsworth sembra un gigante sul monte, ha la partita in pugno, un ultimo battitore e porterà la sua squadra al pareggio nella serie. Brad Ausmus in battuta, l'ottavo del lineup. Una valida per lui in precedenza, ma ci vorrebbe ben altro. Questa volta il suono della Louisville è musica anche per me, la palla sale per perdersi tra il verde del centro campo oltre il recinto. E' un boato assordante, è il 6-6 e si va ai supplementari. John mi guarda quasi impassibile e con un sorriso mi dice: <Noi vinceremo questa partita e io sposerò Cindy>
Quello che successe dopo quel momento non lo dimenticherò mai più. Il tempo scandiva inning su inning, nessuno riusciva a passare. I manager con i loro staff studiavano la strategia lancio su lancio, battitore su battitore. Ogni cambio di strategia di Bobby Cox dei Braves si accompagnava alla contromossa di Phil Garner degli Astros. Le panchine si assottigliavano sotto i cambi inning su inning: decimo, undicesimo, dodicesimo, tredicesimo, quattordicesimo, quindicesimo, inning......nulla di fatto.
All'inizio del 16° tremai. Salì sul monte The Rocket, Roger Clemens, 43 anni, un mito, ma forse non più in grado di affrontare una partita come questa. Non dico nulla e guardo John; le sue labbra sussurrano <Forza Roc!>
Julio Franco strike out guardato, Francoeur strike out sventolato e Langerhans fly out sull'esterno centro. Usciamo indenni dall'attacco del 16°. Ora tocca a noi, ma sembra che questa partita non debba avere mai fine. Sono trascorse cinque ore dall'inizio. Il pubblico non si siede più nonostante sia stravolto dalla stanchezza. Per noi in attacco nulla da fare ancora una volta: Chavez, Lane e Vizcaino sono out.
Andiamo al 17° inning. Sempre Rocket sul monte. Al bullpen non c'è più nessuno. Nelle panchine sono rimasti pochi giocatori da una parte e dall'altra. Il primo in battuta per Atlanta è McCann ed è out in prima. Cox inserisce Brian Jordan come pinch hitter. 38 anni e una grande esperienza per lui ed infatti batte un doppio al centro destro. Ora è in zona punto con un solo out. Il pubblico scandisce Rocket! Rocket!, sono tutti con Clemens, ogni persona dello stadio offre la sua piccola energia come potesse arrivare nel braccio del loro pitcher il quale non delude facendo battere una rimbalzante a Furcal e mettendo un K memorabile a Marcus Giles.
Gli Astros in attacco ci riprovano, ma sono uno, due e tre out in fila e si va al 18°. Fino a questo momento è come aver giocato due partite di 9 inning. Sul monte va ancora lui, Roger Clemens, ventidue anni di Major League da quando nel 1983 lasciò l'Università per il professionismo. Andruw Jones arriva salvo in prima su errore di tiro del nostro schortstop Vizcaino. Oggi però the Rocket non ci sta a perdere. Forse questo è il suo ultimo anno di attività. Raccoglie le ultime forze e porta al cambio inning. Astros in attacco ed è proprio Roger Clemens in battuta. Il pubblico gli regala un'ovazione. Clemens è strike out, ma il pubblico lo acclama come un eroe.
Riusciremo mai a chiudere questa partita? Mi rammento le parole del mio amico John: Vinceremo questa partita e sposerò Cindy. Gli occhi quasi non vedono la palla che si perde altissima e che vola sull'anello più alto dell'esterno sinistro. Ho un nodo in gola. Chris Burke, un ragazzo di 24 anni al suo primo anno in Major League sta girando le basi, gli occhi al cielo, il pugno in alto. Sa che oggi ha scritto una pagina di storia. Lui il più giovane e Roger il più vecchio hanno messo la parola fine a una delle più grandi partite della storia di Major League. Mentre Chris Burke e Rogers Clemes sono portati in trionfo vedo gli occhi di John diventare lucidi; non riescono a trattenere le lacrime che ora scendono sul suo viso quasi impassibile. "Nel baseball non si piange" dicono gli allenatori, ma queste sono lacrime di gioia e non di dolore.
Epilogo
Caro amico, sei arrivato fino a qui. Grazie per la tua pazienza. Vuoi sapere come è andata a finire tra John e Cindy? Si sposarono? Personalmente amo le storie che finiscono bene e quindi si, John e Cindy si sposarono dopo un autentico braccio di ferro con il padre di Cindy, ma se preferisci lascio a te la conclusione della storia. Il racconto è di fantasia. Bob, John e Cindy non esistono, ma purtroppo l'uragano Katrina si. New Orleans nell'Agosto del 2005 fu spazzato via e morirono 1.836 persone. Esiste anche il Subway tra la Main e la Mckinney Street, così come esiste la Brown & Brown Insurance di Houston. La partita giocata tra Atlanta Braves e Houston Astros di Domenica 9 Ottobre 2005 è verissima, così come la sua cronaca dettagliata. Vincendo quella partita gli Astros passarono il turno dei Play-off, ma non arrivarono alla finale perché furono sconfitti dai Chicago White Sox. Questa partita però è ricordata per una delle più belle di tutte le post season giocate in MLB e una delle più lunghe. Durò infatti 5 ore e 50 minuti. 23 Giocatori usati dagli Astros e 19 dai Braves e 553 lanci effettuati dai lanciatori. Ma la pagina più bella la scrissero questi due campioni, uno al suo ultimo anno di Major League e l'altro al suo esordio: Rogers Clemes e Chris Burke.
Scritto da Paolo Castagnini
- In Home page un giovane Roger Clemensall'University of Texas
- Qui sopra Rogers Clemes e Chris Burke. si abbracciano dopo l'impresa
- Sotto il fuoricampo di Chris Burke
- Più sotto il condensed game della partita

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