
di Paolo Castagnini
I Joliet Slammers tornano a giocare nella Old Joliet Prison
Se c’è una persona capace di trasformare una partita di baseball in un evento culturale, quasi cinematografico, quella persona è Bill Murray. Attore simbolo del cinema americano, spirito libero dello sport popolare e soprattutto co‑proprietario dei Joliet Slammers, Murray è il filo conduttore ideale per raccontare una delle iniziative più singolari degli ultimi anni: una partita di esibizione giocata all’interno della storica Old Joliet Prison.
Da tempo Bill Murray è molto più che un semplice tifoso. Negli anni ha investito nel baseball indipendente, sostenendo squadre che vedono il gioco non solo come competizione, ma come spettacolo, racconto e identità comunitaria. I Joliet Slammers, squadra della Frontier League, incarnano perfettamente questa filosofia: baseball professionistico, radicato nel territorio e aperto a idee creative.
L’idea di giocare una partita dentro una prigione storica non nasce per stupire fine a se stesso, ma per raccontare una storia americana. Ed è esattamente il tipo di progetto che porta la firma — anche se non scritta — di Murray.
Fondata nel 1858 e chiusa nel 2002, la Old Joliet Prison è un luogo carico di memoria. Celebre per essere apparsa in film come The Blues Brothers e nella serie Prison Break, la prigione ha però un legame meno noto ma profondissimo con il baseball.

Già nel 1914, un direttore illuminato introdusse il baseball come strumento educativo e di disciplina per i detenuti. Per decenni, dietro quelle mura, si sono giocate partite regolari, trasformando il campo interno in uno spazio di evasione simbolica e socialità. Riportare oggi il baseball in quel luogo significa riattivare una tradizione.
Il 30 aprile 2026, i Joliet Slammers affronteranno i Gateway Grizzlies in una partita di esibizione battezzata “The Big House Ballgame”. Non sarà una gara di campionato, ma un evento celebrativo che unisce:
- storia del baseball
- memoria del luogo
- identità della città di Joliet
- intrattenimento in puro stile Bill Murray
La partita inaugura simbolicamente anche le celebrazioni per il Centenario della Route 66, la leggendaria “Mother Road” che passa proprio accanto alla prigione.
Senza Bill Murray, una partita in prigione rischierebbe di sembrare solo una curiosità. Con Murray, invece, diventa:
- un atto narrativo
- una riflessione ironica ma rispettosa sulla storia americana
- un modo per ricordare che il baseball nasce come gioco popolare, capace di adattarsi a ogni contesto
Murray ha sempre promosso il baseball come esperienza condivisa, imprevedibile, quasi teatrale. Giocare in una prigione storica significa portare il gioco dove meno te lo aspetti, senza perdere autenticità.
C’è qualcosa di profondamente cinematografico in questa partita: le mura scrostate, il ferro, la storia, la polvere del campo. È facile immaginare Bill Murray sorridere davanti a uno scenario che sembra uscito da una sceneggiatura mai scritta.
E forse è proprio questo il punto: il baseball come set naturale della cultura americana, dove sport, cinema e memoria collettiva si fondono.
“The Big House Ballgame” non è solo un’operazione nostalgia. È un esempio di come il baseball indipendente sappia ancora osare, raccontare e coinvolgere, parlando a tifosi, curiosi e appassionati di storia.
E se oggi una squadra professionistica torna a giocare dietro le sbarre, lo si deve anche alla visione di Bill Murray: quella di un baseball che non dimentica il passato, ma lo trasforma in esperienza viva.
Un evento che sembra impossibile, finché qualcuno non decide di farlo davvero. E se c’è qualcuno capace di farlo, quello è Bill Murray.
Paolo Castagnini

Scrivi commento