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Necessità di una corretta terminologia: Umpire e Zona dello Strike

Da Wikipedia

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di Michele Dodde 

La corretta terminologia e l’uso appropriato della lingua caratterizza e dà spessore alla giusta conoscenza anche se a volte il comune parlare diventa quel decantato lessico familiare che comunque non deve appagare. Anche nel baseball e nel softball dunque è necessario si adotti una corretta terminologia al fine di chiarire concetti e sbavature. Ad esempio, ed al fine di gestire la regolarità di una gara, nel gioco del baseball e del softball, gli operatori designati a dirimere le sfaccettature di una partita non devono essere chiamati “Arbitri” bensì “Ufficiali di Gara” poiché a loro è richiesta una prestazione giudicante di atti leciti ed atti illeciti e non quella di appianare una controversia quale terza parte imparziale.  

Questa chiara terminologia di “umpire” quindi, che ben si distingue da quella di “referee”, deve essere per il baseball e per il softball un motivo di distinguo di grande valenza poiché gli umpire sono e saranno continuamente “giudici” ed il loro dire in linea con i codici del regolamento saranno sempre sentenze inappellabili.

 

Ed in verità, a dare sostanza a quanto precisato, sino al 1978, anno che delineò una grigia pagina dell’intero settore, e di cui sarà opportuno parlarne in seguito al fine di non dimenticare, l’attuale C.N.A. (Comitato Nazionale Arbitri) si chiamava con il più consono CNUG (Comitato Nazionale Ufficiali di Gara). Perché non auspicare allora un ritorno alle origini anche in termini filosofici ed etici? 

 

Un altro esempio nasce ancora dai continui errori terminologici usati sia in termini parlati sia nelle telecronache nel delineare la “Zona dello Strike”, poichè si è convinti che il principio base da cui partire per far capire la bellezza del baseball (e del softball che personalmente definisco strategico rispetto al baseball eminentemente tattico) sia proprio la purezza linguistica in sintesi nominalista.

Dunque, perché evidenziare e preferire comunicare la “Zona dello Strike” e cancellare dalla nostra terminologia la più gettonata “Area dello Strike”? Ma perché si deve essere professionisti del purismo e soprattutto perché la “Zona dello Strike” è l’unico indice indicativo che evidenzia sia il baseball sia il softball rispetto alle tante altre discipline sportive dall’approccio intuitivo ed elementare.

 

La “Zona dello Strike” è il punto focale, la chiave di ingresso, il tangram filosofico, il tenebroso inganno, la splendida luce che condiziona e sfibra le menti. E non da ultimo la certezza imponderabile sancita dall’umpire che, unico tra tutti gli sport praticati, in una gara ideale sarà chiamato ad emettere ben 163 “giudizi” determinanti. Ed allora ai neofiti la Zona dello Strike deve essere presentata senza alcun errore concettuale   non come Area dello Strike”, perchè ciò porterebbe a diverse considerazioni che neanche al bar dello sport.

 

Si narra per celia che ad un esame fu chiesto all’aspirante umpire cosa fosse la Zona dello Strike” e la risposta fu eccitante e lungimirante: “semplice, è un immaginario volume calcolato dall’area di base per l’altezza a favore del lanciatore della squadra di casa e dall’area di base per l’altezza diviso due per i lanci del lanciatore della franchigia ospite”. E indubbiamente fu subito promosso per il sicuro spettacolo che avrebbe donato. Ma a parte la celia, quando è nata la confusione?  Da traduzioni sbagliate concettualmente e da una strana superficialità di linguaggio.

 

 

Dunque vediamo: già a partire dal 1960 sul libro Baseball di Mario Oriani e Michele Lattarulo (Sperling & Kupfer)  a pag 11 si parlò di area dello strike (strike zone) per poi descriverla come .....”lo spazio sopra casa base delimitato, per la larghezza del piatto, ma partendo dalla parte superiore delle ginocchia fino a raggiungere l’altezza delle ascelle del battitore quando questi assume la posizione naturale di battuta.

 

La differenza fra area e zona quindi è sostanziale poiché l’area è una regione di piano ben determinata, superficie circoscritta a particolari fini mentre lo spazio configura il concetto tridimensionale....

 

Anche il grande Gigi Cameroni cadde nel suo Vi insegno il Baseball (1967 – De Vecchi editore) sia nel parlare della Zona sia dell’Umpire anche se poi pilatescamente a pag 23 delineò Zona o Area dello Strike (vedere Reg. Tec. 2.82) mentre però a pag. 190 non si trova più la parola area ma si legge: La Zona dello Strike è quello spazio sopra la casa base tra la linea superiore delle spalle e quella delle ginocchia del battitore quando egli assume la posizione naturale di battuta. Nel valutare la zona dello strike, l’arbitro (sic, nda) terrà conto della consueta posizione del battitore nel momento in cui questi gira la mazza per battere il lancio.                                                                           

Successivamente anche Alberto Manetti nel suo libro Baseball (1968 Edizioni Mediterranee) si soffermò sull’area dello strike, a pag 189, come lo spazio entro il quale il lanciatore deve far passare in volo la palla lanciata e che è difeso dalla mazza del battitore. Tale zona è delimitata.. e poi messa in evidenza con disegni a pag 52, tav.6  e pag. 54, tav. 7 .

 

Di contro invece, per puntualizzare quanto sia importante, nel 1972 nel libro Batting (The Viking Press) Carl Yastrzemski, grande stella dei Boston Red Sox dedicò alla “Zona dello Strike l’intero capitolo 5 di ben 9 pagine partendo dal concetto che “the Strike Zone is that space over home plate...”

 

Nel 1973 poi l’indimenticabile presidente Bruno Beneck dette alle stampe per conto delle edizioni Il Castello, il volume: Baseball, il gioco della vita con la preziosa collaborazione di Sergio Baroni, Massimo Ceccotti e l’highlander Giancarlo Mangini. E’ questo un libro-bibbia da cui attingere spirito e saggezza. Tuttavia tra quelle pagine anche il grande Gianni Sbarra, che nel libro curò la parte tecnica e i disegni, su questi ultimi a pag 80 nel presentare la Zona dello strike che è quello spazio nel quale... (dunque non più area) delineò la zona in modo molto limitativo tanto da confondere le idee.

 

Purtroppo ancora nel rievocativo libro Il Baseball, la sua storia e Nettuno (1983) curato da Maria Antonietta Marcucci, Luciana Della Fornace e Sante De Franceschi la “Zona dello Strike” ritornò ad essere l’area attraverso la quale ...(pag. 260).

 

Infine fu la volta di Ivan Cavazzano e Giulio Montanini nel libro Il baseball per tutti (1991 Gremese editore) a pag. 18 e poi 19 a riferirsi ancora all’area dello strike ed anche il loro disegno esplicativo fu identico a quello di Sbarra. 

 

Da ultimo venne a salvarci The baseball book (1988), a cura di Graham Marks e Chris Maynard, con la supervisione della British Baseball Federation, che a pag. 40 adottò una suggestiva presentazione della Zona dello Strike ...is an imaginary box of space above the plate, extending from knee to shoulder height.  Finalmente: una immaginaria scatola di spazio, e il disegno a pag 41 convince e cancella dubbi su dove deve passare la pallina per essere giudicata uno strike.

 

Comunque simpatica ed accattivante fu nel 1974 la lettura di Baseball (Sperling & Kupfer) curato dai redattori di Sports Illustrated dove Adriana Bortolini, nel tradurre magistralmente il testo, riportò fedelmente il caustico spirito di Harmon Killebrewr che mai parla di Area ma solo di Zona dello Strike. Ed alle illustrazioni di Ed Vebell (pag. 14 e 15) relative alla Zona dello Strike fa seguire:....”vi sono tre diverse zone dello strike. La prima è quella descritta nel regolamento. La seconda è quella intuitiva dell’arbitro, e ogni arbitro ha la sua. La terza è quella del battitore che poi coincide con la zona dove arrivano le palle che riesce a battere.”Da par mio dimenticò il buon Harmon la quarta che è quella preferita dal lanciatore, ed ogni lanciatore ha la sua; la quinta che è quella del ricevitore, ed ogni ricevitore ha la sua; la sesta che è quella del manager, ed ogni manager ha la sua; ed infine, udite udite, la settima che è quella del pubblico, ed ogni pubblico ha la sua.

 

Dunque non fermarsi più a citare la parola “arbitri” ma “umpire” al fine di essere corretti e poi sempre dire “Zona dello Strike” perché essa è una immaginaria scatola, ovvero un volume, che permette un più veritiero giudizio sui lanci curvi e drop a foglia secca (vi ricordate quelli di Juan Marishall?) e non più “Area dello Strike”, perché essa sarebbe allora piatta, e quindi limitatrice del giudizio dei lanci. In caso contrario si seguiterà sempre a parlare del sesso degli Angeli…

 

Michele Dodde

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Commenti: 5
  • #1

    Gianni (giovedì, 11 dicembre 2025 11:15)

    STRAICHE È QUANDO ARBITRO CHIAMA

  • #2

    Michele (giovedì, 11 dicembre 2025 12:16)

    Caro Gianni, forse nel calcio, ma nel baseball è STRIKE quando UMPIRE giudicare...

  • #3

    Carlo (venerdì, 12 dicembre 2025 09:40)

    Grazie. Mi hai aperto un mondo.. e ho molto apprezzato i tuoi approfondimenti linguistici. Complimenti

  • #4

    Rosa Mariano (sabato, 13 dicembre 2025 14:07)

    Molto interessante.
    Grazie Michele.

  • #5

    A.Fanara (lunedì, 15 dicembre 2025 18:29)

    Bel colpo Generale:
    IL "DROP"
    e' caduto nell' Are...oh pardon nella Zona dello strike.
    Bravo ti leggo sempre volentieri.AF