
Premessa di Paolo Castagnini
Quella del titolo è una bella domanda a cui ognuno darà una risposta e spesso di segno opposto. Molte volte però ci si avvale di convinzioni personali non fondate su dati certificati. E' anche vero che molto si è scritto e letto su "specializzazione precoce" "abbandono o drop-out" e molte sono le statistiche generali nell'ambito sportivo. Ma valgono per tutti gli sport? anche per il baseball? Ecco una ricerca di Simona Conti, attuale coach della Nazionale U12 e responsabile del Progetto di Sviluppo 10-14 anni per la FIBS
Chi è bravo a 12 anni lo sarà anche da grande?
di Simona Conti
Analisi sul percorso degli atleti U12 ai Mondiali 2011 e 2013 (annate 1999-2000-2001)
Nel 2020 sono stati presi in esame 33 giocatori che hanno partecipato ai Mondiali Under 12 con la Nazionale italiana nelle edizioni del 2011 e 2013, quindi nati negli anni 2001, 2000 e 1999, che al tempo avevano rispettivamente 19, 20 e 21 anni.
Questa la loro distribuzione al tempo:
• 24 avevano raggiunto la Serie A
• 5 avevano giocato in Serie B
• 2 avevano firmato un contratto da professionisti negli USA
• 2 avevano smesso di giocare ancora in U18
• 7 in totale avevano smesso di giocare a baseball (compresi i 2 sopra)
• 26 atleti su 33 giocavano ancora (78,8%) a distanza di più di un decennio dalla loro prima convocazione in nazionale.
Totale atleti che avevano esordito nel massimo livello (Serie A): 26 su 33, pari a 78,8%
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Analisi sul percorso degli atleti U12 europei (annate 2005–2006–2007)
In questi giorni ho analizzato il percorso di 56 atleti che hanno partecipato agli Europei Under 12 nelle edizioni 2017, 2018 e 2019, quindi nati negli anni 2005, 2006 e 2007 che oggi hanno rispettivamente 20, 19 e 18 anni.
Non ho preso in esame altre annate poiché nel 2020 l’Europeo U12 non si è giocato a gli atleti che hanno partecipato all’Europeo 2021 sono nati nel 2009, quindi oggi hanno solo 16 anni e potrebbero ancora non trovare spazio nelle serie maggiori non per mancanza di capacità, ma per questioni anagrafiche e di esperienza.
I dati raccolti restituiscono un quadro molto chiaro dell’evoluzione di questi giocatori nel contesto del baseball italiano:
• 28 giocano oggi in Serie A
• 7 hanno esordito in A, ma attualmente le loro squadre militano in Serie B
• 12 sono in Serie B
• 2 giocano in Serie C
• 4 hanno smesso di giocare
• 3 hanno firmato un contratto con una franchigia delle leghe minori della MLB
Totale atleti che hanno esordito nel massimo livello (Serie A): 38 su 56, pari a 67,8%.
Questi atleti, rispetto all’analisi precedente, sono ancora giovani, quindi qualcuno potrebbe esordire nella massima serie in seguito.
Conclusioni
I numeri parlano chiaro: circa tre quarti degli atleti selezionati per questi 5 eventi internazionali sono arrivati a giocare nel massimo campionato italiano, e cinque giocatori di questi gruppi hanno anche firmato per squadre professionistiche all’estero, a conferma che la base di partenza U12 può davvero costituire un trampolino solido per una carriera ad alto livello.
Questi dati contraddicono la vecchia convinzione secondo cui “chi è forte a 12 anni poi non lo sarà da grande”. In un movimento piccolo come quello italiano, dove il bacino è limitato, chi si distingue già a 12 anni ha una probabilità molto alta di restare al vertice anche da adulto.
Questo non solo per talento naturale, ma anche perché viene maggiormente esposto a esperienze formative, tornei internazionali, e percorsi di sviluppo avanzato.
In altre parole: chi emerge presto, ha anche più occasioni per crescere.
Il talento precoce, nel nostro contesto, non è un fuoco di paglia, ma spesso un indicatore affidabile del futuro sportivo dell’atleta.
Questo rafforza l’importanza strategica degli investimenti sull’alta specializzazione già in età 11– 13.
Emergono inoltre importanti dati anche sulla longevità sportiva: più dell’87% dei ragazzi selezionati per questi 5 eventi sono ancora in attività a distanza di 10 anni dalla loro prima convocazione internazionale. Questo è un dato di sorprendente tenuta: significa che chi ci arriva non si stanca, non si brucia, e trova motivazioni per restare nel gioco.
Solo 6 su 89 hanno smesso di giocare prima dei 20 anni. Questo indica che la precoce esposizione alla Nazionale U12 e ad eventi internazionali altamente competitivi non ha effetti negativi in termini di drop-out, ma anzi ha un effetto “carriera stabile”.
Considerazione finale
In un contesto a basso numero come quello del baseball italiano, la selezione U12 ha una forte capacità predittiva rispetto al futuro dell’atleta ed è meno soggetta a grandi scarti legati alla fisicità come in altri sport.
Questo rende il talento precoce più affidabile nel tempo. I dati raccolti su due generazioni a distanza di anni confermano che essere forti a 12 anni non solo non è un limite, ma spesso è un chiaro indizio di qualità e longevità sportiva.
Questi risultati rafforzano ulteriormente l’importanza di:
• selezionare bene
• mantenere vivo il percorso tecnico post U12
• investire precocemente nella formazione tecnica e mentale
• creare percorsi di crescita coerenti e progressivi
IN SINTESI LA NAZIONALE U12 NON È SOLO UN PUNTO D’ARRIVO PER I MIGLIORI DELLA LORO ETÀ: È PIÙ SPESSO DI QUANTO SI CREDA IL PRIMO PASSO TANGIBILE VERSO L’ÉLITE DEL BASEBALL ITALIANO E INTERNAZIONALE.
Tuttavia, sarebbe un errore concentrare tutti gli investimenti solo su chi è stato convocato in Nazionale U12. I percorsi di crescita non sono identici per tutti, e alcuni talenti si manifestano più tardi. Lo dimostrano, ad esempio, i roster delle attuali Nazionali giovanili: nell’Under 18 che partecipa al Mondiale, 14 ragazzi su 20 avevano fatto parte della selezione U12, ma 6 no — alcuni erano stati esclusi già nei primi tryout, altri non avevano nemmeno partecipato alle selezioni.
Numeri analoghi emergono anche dall’Under 15 agli ultimi Europei, dove 5 giocatori su 20 non erano nel giro U12.
Questo significa che è fondamentale tenere le porte aperte e continuare a lavorare su un bacino ampio di atleti, perché il talento può emergere in tempi diversi.
Sotto la foto formazioni iniziale di Italia Giappone del 05/09/2025 ai Mondiali U18 che si stanno svolgendo a Okinawa (Giappone)
Ecco la lista dei giocatori in formazione che hanno partecipato agli Europei Under 12:
De Cristian U12 - 2019
Mazzanti U12 - 2019
Pavarani U12 - 2019
Di Persia U12 - 2019
Ruggeri U12 - 2019
Suarez Valladares U12 - 2021
Silva U12 - 2021
Larice U12 - 2021
Resca classe 2008 (no europeo per Covid nel 2020)


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Andrea Fariano (lunedì, 08 settembre 2025 09:14)
Interessante analisi che purtroppo dimostra una sola cosa: chi entra in nazionale u12, non ne esce più fino alla u18 ed altri non ne fate entrare.
Chi per un motivo o per un altro non riesce ad entrare, sa che non avrà speranze, anche se poi in campionato vede gli eletti giocare male.
Questo per mancanza di professionalità (non di bravura) dei tecnici selezionatori.
Siccome la federazione non vi può pagare come professionisti, voi non potete comportarvi come tali. Non andate a vedere le partite di campionato, non "scoutate" al torneo delle regioni, perchè non potete, non perchè non volete.
Aggiungete che nei campionati u12, u15 e u18 tranne rarissimi casi, non c'è lo scorer, risulterà che non avete proprio i mezzi per fare diverso.
Spiace perchè la formazione sopra, non è per nulla la migliore possibile, è solo quella che potete mettere assieme.
Emilio Cotogni (lunedì, 08 settembre 2025 09:38)
Articolo interessantissinoUna ricerca basata su dati oggettivi.
L’analisi dimostra semplicemente che, nel baseball italiano, chi viene selezionato in Nazionale U12 ha grandi probabilità di arrivare e restare ad alti livelli per molti anni. Non è una questione di “porte chiuse”, ma di percorso: chi entra presto in certi contesti ha più occasioni di crescita, più esperienze formative, più stimoli, e questo fa la differenza.
Certo, i limiti strutturali del nostro movimento li conosciamo tutti: pochi mezzi, pochi scorers, poche risorse. Ma proprio per questo i dati sono ancora più significativi, perché mostrano una tendenza solida nonostante il contesto difficile.
Non è un discorso di “figlio preso o non preso”, ma una fotografia di due generazioni di atleti: numeri alla mano, chi emerge a 12 anni nella maggior parte dei casi conferma il suo valore anche da adulto.
E questa, secondo me, è un’informazione utile per chi guarda allo sviluppo del talento e vuole investire bene le risorse future.
Stefano Tamburini (lunedì, 08 settembre 2025 12:43)
Molto bella l'analisi, ma abbiamo numeri troppo bassi per farne una statistica attendibile secondo me. Il dato che indica come pochi atleti abbiano interrotto la loro "carriera" sportiva poi è parecchio inquinato dal fatto che tanti sono "figli d'arte" e rimangono comunque nel circuito.
Ad un corso Coni hanno mostrato una statistica (relativa a tutti gli sport) che evidenziava invece come fossero i più bravi in età precoce quelli più a rischio di abbandono (noia, troppe aspettative......)
Dove esistono numeri più importanti dei nostri poi tendono ad evitare qualsiasi tipo di specializzazione in età così precoce. In America molto spesso cambiano posizione ad ogni inning e tendono a specializzarsi molto più avanti (tantissimi giocatori di major nel college giocavano in posizioni diverse per esempio)
Anche sul discorso selezioni poi, una volta finito il percorso u12 hanno meno possibilità di farsi vedere a tryout e raduni ed è abbastanza normale che siano gli stessi a proseguire il percorso (anche per tutte le motivazioni che hai evidenziato).
Comunque un'analisi molto interessante che sicuramente offre parecchi spunti, complimenti!
ANTONIO (lunedì, 08 settembre 2025 13:10)
Alcuni anni orsono, offrii la mia disponibilità a un dirigente della FIBS di fare lo scout per il sud. La mia convinzione era che ragazzi bravi, o talentuosi come si voglia definirli, avevano meno probabilità di essere presi in considerazione rispetto ai ragazzi delle zone dove il baseball è più sviluppato. L'offerta non fu accettata.
ludovisi franco (martedì, 09 settembre 2025 11:04)
Il problema delle selezioni non corrette è semmai, come si è detto anche nell'articolo o nei commenti, che lo scout, essendo un dilettante, non ha la possibilità di visionare altro che il numero ristretto dei convocati ai raduni delle varie Nazionali. Quando facevo parte degli staff degli allenatori di queste Nazionali proposi di avvalerci dei tecnici che le squadre della relativa categoria che ci avrebbero segnalato sia i loro migliori prospetti, che quelli affrontati in gara sul campo.
Troppo complicato, anche se poco costoso!
Roberta Mazzoni (martedì, 09 settembre 2025 12:18)
Una bella analisi e interessanti i commenti. Non si può negare che il "sistema" avvantaggi ragazzini di grandi realtà , dove girano più allenatori, scout e "personaggi importanti". Ma i ragazzi che nascono e crescono in realtà minori? In regioni di "minor interesse" con pochi club, per lo più piccoli e con campionati di scarso interesse non hanno di sicuro pari opportunità. In casi come questi, se il ragazzo è veramente appassionato, sono i genitori che gli "creano" più opportunità possibili, naturalmente a proprie spese. Talvolta ci riescono, ma talvolta è difficile sia per difficoltà oggettive di spostamenti e spese e sia per le scarse conoscenze di questo mondo. Insomma diciamocelo chiaramente , senza nulla togliere ai ragazzi delle nazionali giovanili, non sono del mestiere e non sono quindi in grado di giudicare (sono solo una mamma di un U18 che segue la passione del figlio da quando aveva 7 anni), le convocazioni arrivano se si è nel posto giusto al momento giusto e soprattutto con le persone giuste e nemmeno sempre, perché, opinione mia, talvolta ci si mettono pure in mezzo un po di interessi e di politica, senza contare che a volte vale anche il fatto che ....se è bravo il fratello maggiore allora deve essere per forza altrettanto bravo il minore...
Francesca Allegrini (martedì, 09 settembre 2025 13:25)
Secondo me leggendo i commenti non si è capito il senso dell’articolo. Che dice che, contrariamente a quanto ci è sempre stato detto, nel baseball chi è bravo a 12 anni continua a esserlo anche da grande. E che per questo bisogna investire sulla fascia di età 12-14 anni. Non solo per chi è stato preso in nazionale. Se non erro la federazione ha messo in piedi un progetto di sviluppo dagli 11 ai 14 anni che offre camp e tornei Draft a queste fasce d’età. La direzione è quella.
Simona Conti (giovedì, 11 settembre 2025 23:30)
STEFANO TAMBURINI
È proprio questo che abbiamo provato a osservare in questa piccola ricerca: ciò che il CONI sostiene per gli sport maggiori, nel nostro sport minore non sempre vale.
Non è vero che i più bravi in età precoce sono quelli più a rischio di abbandono, anzi: spesso sono proprio loro che, avendo già raccolto soddisfazioni, restano più a lungo.
Il nostro compito diventa allora quello di dare a tutti opportunità di partecipare a eventi o selezioni, così da offrirgli stimoli e gratificazioni che li motivino a continuare. I pochi che abbiamo ce li dobbiamo tenere stretti. Concordo sul fatto che una volta terminato il percorso U12, non sempre c’è la possibilità di mettersi in mostra attraverso try-out o raduni, per questo dobbiamo evitare di restringere troppo il campo e tenere sempre gli occhi ben aperti.
ANTONIO
Se sei ancora disponibile a fare lo scout per il Sud, noi siamo aperti. Se vedi qualche ragazzino interessante puoi tranquillamente segnalarcelo. In Nazionale Under 12 abbiamo avuto pugliesi, sardi, abruzzesi… le porte sono sempre aperte a tutti i meritevoli.
FRANCO LUDOVISI
Il metodo che utilizziamo in U12 è proprio questo: ogni anno contattiamo un buon numero di tecnici in tutta Italia e chiediamo se hanno ragazzi da segnalarci, anche provenienti da squadre avversarie.
Abbiamo creato un Google Form nel quale chiunque può proporre un atleta; se non lo conosciamo, lo verifichiamo con una telefonata e raccogliamo informazioni.
ROBERTA MAZZONI
Concordo sul fatto che chi appartiene a grandi realtà parta con un leggero vantaggio, ma se il sistema di segnalazioni funziona, anche un allenatore di una piccola società può portare all’attenzione il proprio talento: nessuno sfugge.
Sono d’accordo anche sul fatto che un ragazzo talentuoso, ma che vive in una regione meno sviluppata, debba avere la fortuna di genitori disposti a dargli opportunità. Per crescere bisogna misurarsi con giocatori di livello superiore, quindi è necessario uscire dalla propria realtà locale.
Sulle convocazioni “politiche”, invece, non concordo: credo che qualunque allenatore di nazionale voglia andare in campo con la squadra migliore possibile. A un evento internazionale si va per vincere, e nessuno si porta dietro dei “raccomandati” se non sono all’altezza.