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La straordinaria vita di Hank Greenberg

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Dopo 9 anni dalla sua ultima apparizione sui campi di baseball della Major League datata 18 settembre del 1947, la Commissione preposta alle induzioni nella Baseball Hall of Fame di Cooperstown all’ottavo scrutinio con voti pari all’84,97 per cento conferì tale ambito onore al giocatore Henry Benjamin Greenberg, soprannominato dai fan come “Hammerin 'Hank "o " Hankus Pankus " ma soprattutto " The Hebrew Hammer” poiché egli era ebreo e per la cronaca è stato il primo giocatore di religione ebraica a ricevere tale induzione.  Straordinaria ed ammirevole la storia di questo carismatico personaggio come giocatore professionista ma soprattutto come cittadino nel seguire i suoi principi etici sociali e religiosi. Dopo essersi messo in grande evidenza nella squadra di baseball in atto presso la James Madison High School ubicata nel Bronx giocando in modo particolarmente eccellente nel ruolo di prima base viene contattato nel 1929, all’alba dei suoi 18 anni, dagli scout degli Yankees che lo avrebbero ingaggiato e tenuto in caldo come vice di Lou Gehrig. 

Il giovane Greenberg rifiutò iscrivendosi alla New York University dove divenne membro della confraternita universitaria ebraica “Sigma Alpha Mu” dove approfondì i suoi principi religiosi e subito dopo firmò un contratto di novemila dollari con i Tigers di Detroit con i quali, dopo aver migliorato le sue capacità nella Minors League per tre anni con gli Hartford Senators, con i Releigh Capitals e con gli Evansville Hubs, debutterà in Major League il 14 settembre del 1934 indossandone la casacca per ben dieci anni. 

Nonostante il suo credo religioso, Greenberg non disdegnò mai di giocare di sabato a meno delle due più importanti festività ebraiche: il Rosh Hashanan, il capodanno civile, e lo Yom Kippur, il giorno della penitenza.

 

Questa sua scelta, rispettata dai compagni di squadra e dai proprietari dei Tigers, gettò più di qualche mugugno da parte dei tifosi in specie nell’anno 1934 quando le festività caddero in un periodo caldo del campionato che vedeva i Tigers in leggero vantaggio in classifica contro i rivali Yankees.

 

Diviso tra osservanza della fede e onorare lo spirito di squadra si consultò con il suo rabbino e scelse di giocare durante il Rosh Hashanan mettendo a segno ben due homer che portarono alla vittoria i Tigers per 2-1 ma nel giorno dello Yom Kippur trascorse l’intera giornata nella sua sinagoga. Ma in quell’anno quando era in atto la sua seconda stagione agonistica in Major League con la sua media battuta pari a .339 e 26 home run portò i Tigers a raggiungere i fasti delle World Series mancanti dal loro palmares da ben 25 anni.

 

I Tigers persero quell’evento contro i Cardinals di St. Louis con il punteggio di tre gare vinte e quattro perse…ma la cronaca racconta che nel sesto inning dell’ultima partita, ovvero quella dello spareggio, il giocatore dei Cardinals Joe Medwick scivolasse verso la terza base colpendo in modo virulento il difensore dei Tigers Marv Owen innescando grande disappunto tra i tifosi presenti nel Briggs Stadium che mal potevano condividere quell’azione visto che i Cardinals erano già saldamente in vantaggio per nove a zero. Così quando Medwick nella fase difensiva andò a recarsi nella sua posizione di esterno sinistro i tifosi più esagitati gettarono contro di lui, colpendolo più volte, frutta e verdura in grande quantità tanto che l’integerrimo Commissioner Kenesaw Mountain Landis, presente in tribuna, avocando a se spettacolari regole, ordinò di rimuoverlo dal gioco per salvaguardarne l’incolumità e sancì la sconfitta dei Tigers innescando quella che in futuro sarà chiamata “partita persa per forfait”.  (Nella foto sopra la scivolata incriminata)

Nel 1935 Greenberg con grande determinazione raggiunse il titolo di Most Valuable Player in ambito dell’American League e contribuì a portare i Tigers a sconfiggere i Cubs di Chicago, con 4 gare vinte e due perse, al titolo delle World Series. Nel 1938 poi riuscì a realizzare 58 fuoricampo quasi raggiungendo il record di Babe Ruth.

 

Tuttavia va pur detto che in molti campi da gioco ha sempre dovuto dimostrare un  grande limite di sopportazione verso l’atteggiamento razzista da parte del pubblico e anche da alcuni avversari nei suoi confronti che non era dettato dal colore della pelle, come era ed è ancora oggetto di costume specie negli stati del sud, bensì da una becera base culturale incredibilmente espressa anche da noti personaggi come Henry Ford e pertanto è maggiormente ricordato per le sue aperte e favorevoli espressioni inerenti all’integrazione nel baseball dei giocatori di colore poiché fu uno dei pochi giocatori avversari che ad inizio della stagione agonistica del 1947 dette pubblicamente il benvenuto a Jackie Robinson nella Major League.

 

Gli eventi d’inizio della Seconda Guerra Mondiale risvegliarono in Greenberg l’etica civile di servire la propria nazione e pertanto decise di lasciare il gioco nel 1941 all’età di trenta anni, era nato il primo gennaio del 1911 a Hank Greenberg nel Greenwich Village, New York City, da genitori ebrei ortodossi rumeni, per arruolarsi volontario nell’esercito. Nello stesso anno il Congresso lo congedò con onore ma quando avvenne il 7 dicembre il proditorio attacco di Pearl Harbor Greenberg ripresentò domanda di volontario per unirsi all'US Army Air Corps. In una intervista a “The Sporting News” dichiarò esplicitamente: “So che questa mia decisione segnerà la fine della mia partecipazione al gioco del baseball, ma siamo nei guai e c'è solo una cosa da fare per me: tornare al servizio". Fu assegnato al primo gruppo di Boeing B-29 Superfortresses con base oltreoceano dove trascorse tutto il periodo sino al 1944 volando nel teatro India-Cina-Birmania.

La sua negativa anticipazione non si avverò poiché il primo luglio del 1945, Greenberg ritornò ad indossare la casacca dei Tigers e, davanti a 47.729 tifosi, li portò a vincere sui Philadelphia A's per 9–5. La presenza di Greenberg nella formazione galvanizzò la franchigia di Detroit che andò poi a vincere le World Series di quell’anno ancora una volta contro i Cubs di Chicago. 

 

Nel 1946 conquistò i record di 44 home run e 127 RBI in ambito American League ma dopo, a causa di una disputa contrattuale, di malavoglia ma per principio lasciò gli amati colori indossati per tutta la sua vita sportiva e trascorse la sua ultima stagione 1947 con i Pittsburgh Pirates con alle spalle la storia di essere stato il più prodigioso slugger ebreo della Major League Baseball di sempre.

 

La sua media battuta in carriera è stata di .313, quattro record annuali di fuoricampo in America League, quattro titoli RBI più due premi MVP ma gli esegeti delle statistiche sono pronti a giurare che se non ci fossero stati i 47 mesi in cui egli ha sacrificato una percentuale maggiore della sua carriera per servire e proteggere il suo paese avrebbe chiuso la sua carriera con 525 homer e 1.550 RBI, invece di 331 e 1.274.

 

Si narra poi che nel 1986, all'età di 75 anni, Greenberg, un patriota americano, superstar del baseball e fonte di ispirazione per cristiani ed ebrei, morì di cancro al fegato. Prima che Greenberg morisse scrisse a sua moglie Mary Jo una lettera d'amore che conservò in una cassetta di sicurezza per farla leggere dopo la sua morte. Quando Mary Jo ha raccolto la forza emotiva per aprire la lettera di Hank, ha letto le sue parole di gratitudine a Dio per il fatto che per 25 anni era stato benedetto con la sua devota compagnia e della sua gratitudine per il suo periodo di massimo splendore con i Detroit Tigers. Greenberg ha lasciato a Mary Jo questo messaggio: "Non versare lacrime per me... Ho avuto una vita meravigliosa, piena di successi personali e buona salute". 

 

Nel 1999 Greenberg è stato inserito da “The Sporting News” al 37º posto nella classifica dei migliori cento giocatori di tutti i tempi.

 

Michele Dodde

 

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Commenti: 2
  • #1

    Rosa Mariano (martedì, 17 gennaio 2023 16:04)

    È una storia che sembra uscita dalle pagine di un romanzo, invece è la vita di un uomo straordinario , un vero campione, che tu hai raccontato in modo mirabile.
    Grazie Michele

  • #2

    Maria Luisa Vighi (mercoledì, 18 gennaio 2023 08:57)

    Molto emozionante e ben descritta la storia di questo personaggio Greenberg campione di baseball e grande uomo nelle scelte di vita!