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La notte dei veterani - Il racconto di Natale

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Nei corridoi, tra le perifrasi comunicative, i più li chiamavano così, ma a loro non dispiaceva quel soprannome acquisito per la lunga militanza e per l’età. In effetti veterani del baseball e del softball lo erano stati in diversi segmenti. Chi li aveva giocati istintivamente, chi aveva avuto il destro di insegnarli, chi la voglia di studiarne le origini e la loro evoluzione attagliata allo sviluppo sociale per un suo personale sapere, chi ad afferrarne le sintesi per dirigerli sui campi o se del caso anche dietro una scrivania, chi poi a capirli divenendone un entusiasta: insomma di certo erano  veterani a tutto tondo e per loro non era mai esistita la triste bassa stagione poiché nell’attesa della primavera al rintocco della mazza che va a battere la pallina tutto ciò che li circondava era diventato con il gioco e per il gioco un’amabile scelta di stile di vita.

Quell’anno, per una opzione di tempo fuori dal tempo stesso, si erano ritrovati tra le colline senesi in contrada San Martino al Vento in quel di Gaiole in Chianti con forti abbracci presso il “Podere il Colto” quasi a dare incisività al nomen omen. 

I ricordi dopo la cena poi incominciarono a fiorire sfumando tempistica ed eventi da protagonisti o di presenza ma tutti infine nel concordare le magnifiche tagliatelle al sugo di cinghiale germogliate dalla sapiente fattura di Daniela sapientemente accompagnate da quel rosso “Chianti” intenso, figlio del gallo nero, scelto da Paolo. E si guardavano l’un l’altro, dinnanzi a quel camino a vela, cercando in se stessi la sublimazione del perché erano ancora lì a ricontarsi. E giustamente allora prese il sopravvento di ciò che era stato e così improvvisamente sfuggito tra le loro dita della mano come innocua sabbia.

 

Erano diventati veramente veterani e lo si intuiva dal corretto lessico inerente la loro passionale attività ed ora, durante quella lunga notte, perché era una notte di veglia, il tutto incominciò ad avere un significato di ricerca dei propri anni giovanili: stavano riscontrando nel tempo andato di quando ancora giovanissimi avevano indossato il primo guantone e mirato e rimirato le 108 cuciture di quella pallina bianca che dette loro coraggio e stima.

 

E poi il primo gioco con il prosieguo morale ed etico che in seguito li contraddistinse regalando loro momenti di corretta esaltazione come stava avvenendo in quella notte, poiché quella era una notte speciale. Stavano ritornando con il cuore e la mente a quando in ognuno di loro si stava instaurando lì, dinnanzi a quel simbolico Presepe ricco di reconditi significati, la dolce nenia che accompagnava la nascita di Gesù Bambino e che ora tutti insieme, stringendosi le mani, rinnovavano quell’evento certi che se avesse potuto, anche Gesù Bambino avrebbe giocato a Baseball.

 

E in quella notte, in quella notte speciale, tutti si augurarono un sereno Buon Natale…

 

Tutta la Redazione di Baseball On The Road si unisce al nostro Michele Dodde per augurare a tutti i lettori 

 

Buon Natale!

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Manuela Tenaglia (giovedì, 22 dicembre 2022 14:35)

    Bellissimo!
    Sereno Natale a tutti

  • #2

    Maria Luisa Vighi (venerdì, 23 dicembre 2022 10:42)

    I pezzi di Michele Dodde vanno compresi in due punti intensamente esplicativi:l'inizio e la fine!Partiamo da questo inizio folgorante: perifrasi comunicative! Chi di noi non si identifica con questa sintesi...Ormai questo siamo! E il finale,tenero e festoso,di Gesù Bambino....Buon Natale!