Il rivoluzionario baseball di Cuba - 1^ parte

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di Michele Dodde 

Si è soliti narrare per celia, ma in quanto ad autenticità c’è del vero, che se Joe Cambria, il pragmatico scout dei Senators di Washington, avesse seguito meglio l’evoluzione tecnica dei lanci di Fidel Castro e gli avesse dato fiducia mentre frequentava il college, di certo la Major League statunitense avrebbe annoverato un ulteriore cubano tra i giocatori delle sue franchigie e l’isola caraibica non sarebbe stata interessata dalla rivoluzione del capodanno del 1959. E che il Fidel Castro abbia veramente giocato in modo agonistico è riscontrato dal quotidiano “El Mundo” del 28 novembre del 1946 quando riportò un box score elencando quale lanciatore dell’Università dell’Avana proprio un tal “F. Castro”. E poi di seguito fanno testo le sue continue apparizioni con la squadra degli “Havana Sugar Kings”, apparizioni che però poi sono lentamente sfumate nell’avvenire delle sequenze ed atti di quei noti eventi politici che andarono a defenestrare il dittatore Fulgencio Batista. Ma a quale motivo bisogna rifarsi per capire come il gioco del baseball sia diventato per i cubani prima una filosofia ideologica e poi un concreto tessuto connettivo della società divenendo di essa un dna pragmatico?  Non certo per quei giovani studenti che attorno agli anni sessanta del 18esimo secolo, andando a studiare negli Stati Uniti, ne riportarono la novità ludica tra i nativi né per l’attività promozionale dei fratelli Nemisio ed Ernesto Guillò che, dopo averlo giocato nella squadra dello Springville College nella città di Mobile, in Alabama, al loro ritorno a Cuba nel 1864, portarono la prima mazza e la prima pallina insieme al fratello Ernesto e ad un caro amico, Enrique Porto, iniziando a praticarlo con i coetanei tra le strade quanto invece incominciare a spolverare con il dovuto interesse le pagine della storia di quest’isola ad iniziare dai prodromi di quelle che in seguito diventeranno la Guerra di Indipendenza Cubana e la Rivoluzione Castrista. 

A Cuba infatti negli anni di colonialismo spagnolo le attività sportive più in voga ed accettate erano le corride e i combattimenti tra galli e dunque quando le autorità spagnole valutarono come attraverso il baseball gli Stati Uniti potessero influenzare i cubani verso l’ideale concetto di libertà ed indipendenza, ne sancirono il divieto della pratica con una ordinanza emessa il 1° ottobre del 1868 da Francisco de Lersundi y Ormaechea, Capitano Generale dell’Isola, ritenendo che “…il baseball è un gioco insignificante ed anti spagnolo con una tendenza insurrezionale, contraria alla lingua e che porta ad una mancanza di amore e rispetto per la Spagna…”. 

 

Questo divieto disarticolò non poco le nascenti usanze della società dei nativi e creò molti presupposti che divennero temi e formazione mentale e spirituale nella ricerca della sognata indipendenza ed il gioco del baseball per incisività filosofica e strutturale divenne una serpeggiante forma di ribellione e simbolo e divulgazione delle aspirazioni future di una Cuba che voleva distaccarsi dal colonialismo.

 

Fu così che i fratelli Guilló, insieme al loro caro amico Enrique Porto, decisero di fondare il Club Havana Base Ball come scuola e continua presenza. 

Dunque in quel martoriato periodo, tra rivendicazioni e soprusi e sopita guerriglia, giocare a baseball anche in modo inusuale fu concepito come una vera dichiarazione pacifica di indipendenza ed in seguito, a dare linfa e maggior conoscenza tecnica del gioco ci fu il fondamentale apporto di Estevan Enrique “Steve” Bellàn, più noto in seguito come Esteban che, plasmato dalla volontà del padre che predilesse inviarlo a studiare a New York anziché, come avrebbe voluto il Governo, in Spagna, ebbe modo attraverso il St. John’s College di imparare questo nuovo gioco ed il suo impegno fu così determinante da farlo diventare a 18 anni il primo giocatore professionista cubano ad essere ingaggiato per ben sei stagioni agonistiche nella Major League statunitense di allora: tre anni nella National Association of Base Ball Players (NABBP) ed altri tre nella National Association of Professional Base Ball Players (NAPBBP).

Ritornato in patria e spinto dal crescente fervore insurrezionale volutamente e contro tutti i divieti organizzò in modo ufficiale la prima partita di baseball a Cuba il 27 dicembre del 1874, data che di fatto sancirà la nascita ufficiale del baseball cubano, proprio con il Club Havana che incontrerà una formazione denominata Club Matanzas composta da marinai nordamericani alla fonda nella baia di San Carlos y San Severino de Matanzas in attesa del completamento delle riparazioni della loro nave.

 

La gara terminò con il roboante punteggio di 51 a 9 a favore dei nativi e la cronaca dell’evento riportata sia sul quotidiano “El Artista” sia su “L’Aurora” mise in evidenza il lanciatore vincente Ricardo Mora ma soprattutto la prova del ricevitore Esteban Bellàn che riuscì a dare personalità al suo soprannome “The Cuban Sylph” ereditato tra i professionisti della Major League confezionando in quella gara ben tre fuoricampo.

 

La presenza poi di altri giocatori quali Enrique Canal, Rafael Saavedra, Alfredo Maruri e Leopoldo de Sola, incominciò ad ampliare volontà e ricerca organizzativa che scaturirono nella fondazione della Lega Cubana nel 1878 con lo svolgimento del primo campionato cubano professionistico.

 

Michele Dodde

 

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Commenti: 4
  • #1

    Maria Luisa Vighi (venerdì, 11 novembre 2022 14:24)

    ....gioco insignificante con una tendenza insurrezionale....Michele, fossi in te comincerei a preoccuparmi!?

  • #2

    Paolo Bossi (venerdì, 11 novembre 2022 15:44)

    Ottimo spunto, Michele, che svilupperai con la solita maestria. Se persino i Giapponesi, bombardati come ben sappiamo dagli stessi Americani, rinunciarono mai al baseball importato dagli USA, voglio proprio leggere il percorso dei Cubani, che tra l'altro superarono anche la nota crisi dei missili "balistici"... ma non dei "baseballistici".

  • #3

    Marcella (venerdì, 11 novembre 2022 18:23)

    Il tuo studio fornisce ulteriore testimonianza del ruolo, universalmente, ricoperto dall'arte e dallo sport nel risvegliare le coscienze e nel riscaldare i cuori all'amor patrio

  • #4

    Judith (martedì, 22 novembre 2022 22:53)

    Always interesting and little-known history. How different the world might have been if Fidel had continued to play baseball instead of heading a political revolution!