L’irripetibile storia di una eccezionale leggenda…

Photo by The Sporting News Archive: July 17, 1952

di Michele Dodde 

Motivato da Pietro Striano, certosino ricercatore di eventi e personaggi sopra le righe e che di per sé sono l’emblema puro di ciò che si deve intendere per “Ascesa dei Vinti”, si è andati a spolverare la singolare ed irripetibile storia di un personaggio divenuto una eccezionale leggenda. Nato a Flint nella contea di Michigan il 19 settembre del 1967, il nostro personaggio cresce nel quartiere “East Village” e, in possesso di un fisico particolarmente portato per lo sport, incomincia a giocare giovanissimo a baseball nel ruolo di lanciatore nella squadra degli Ypsilanti con la quale vincerà il campionato dell’American Legion. Si diplomerà presso la locale Central High School e successivamente, giocando per la franchigia del Grossi Baseball Club, fu scelto appena diciassettenne al “Draft” del 1985 dai Blue Jays di Toronto.

Intenzionato a proseguire gli studi, rifiutò però la borsa di studio di 50.000 dollari offertagli ed incominciò a frequentare l’Università del Michigan ed a migliorarsi sportivamente con la squadra universitaria, i Michigan Wolverines allenata da Bud Middaigh, con i quali giocò per tre anni dal 1985 al 1988. 

Per le sue attitudini, nel 1987 l’Amateur Athletic Union gli conferisce il cosiddetto “Oscar dello Sport”, il prestigioso “Premio James E. Sullivan”, che già a partire dal 1931 si era soliti attribuirlo nel mese di aprile al miglior atleta dilettante degli Stati Uniti.

 

Nel caso di questo personaggio, egli così diventò il primo lanciatore di baseball in assoluto a vincere questo premio in virtù del quale poi venne anche prescelto quale portabandiera statunitense ai Giochi Panamericani del 1987.

 

Il suo nascente palmares quindi andò ad arricchirsi  anche di una medaglia d’oro vinta durante i Giochi della XXIV Olimpiadi svoltasi a Seul (Corea del Sud) nel suo ruolo di lanciatore nella finale tra Stati Uniti e Giappone ed il riconoscimento di “Atleta dell’anno” istituito dalla “Big Ten Conference” durante il Campionato Mondiale di Baseball svoltosi sempre nel 1988 in Italia e molti appassionati di Parma, Rimini e Grosseto sono pronti ancora oggi a dare la loro giusta testimonianza per averlo visto lanciare. 

Fu quello l’anno della sua consacrazione poiché al termine fu ingaggiato dai California Angels con un contratto di 207.000 dollari e dal 1989, senza minimamente assuefarsi al ritmo della grande platea del professionismo attraverso gare nella Minor League, debutta nella Major League dove tra un’alternanza di risultati e cambi di casacca, resterà per dieci anni.

 

I diamanti degli Angels, degli Yankees, dei White Sox e dei Brewers videro le sue gesta ed il 4 settembre del 1993 presso il mitico Stadium con la casacca a pigiama degli Yankees inanellò una no hitter prestigiosa contro gli allora Indians di Cleveland. 

 

Stiamo parlando di un giocatore professionista, atipico secondo la mentalità comune, ma di certo esempio vivente di chi, nonostante una fondamentale anomalia, è riuscito ad osare più del dovuto dimostrando con grande determinazione e volontà come ci si possa imporre in giochi specifici. Lui, questo personaggio divenuto eccezionale leggenda è James Anthony Abbot, detto Jim, che a causa di un difetto genetico era nato senza lo sviluppo della mano destra.

Amante del gioco del baseball, fin da ragazzo, con l'aiuto del padre, aveva sviluppato una speciale tecnica per poter giocare che consisteva nell’indossare un guantone sotto l’ascella del braccio destro e lanciando la pallina con la mano sinistra contro un muro. Dopo aver effettuato il lancio infilava rapidamente la mano sinistra nel guanto per essere pronto a raccogliere la pallina di ritorno sempre con maggior destrezza e, se la pallina fosse ritornata a grande velocità, anche a mano nuda.

 

Questi furono i suoi movimenti che lo portarono a padroneggiare sul monte di lancio e ad affrontare al meglio le fasi difensive delle giocate o per ricevere la palla di ritorno da parte del catcher. E va anche da se che con il passare degli anni egli non abbandonò mai questi esercizi ma anzi li migliorò con matura professionalità.

 

Nel suo ultimo anno di gioco, il 1999, quando andò ad indossare la casacca dei Brewers, militando questi nella National League Central dove non era previsto il ruolo del battitore designato, Abbot entrò più volte nel box di battuta ed il 15 giugno si permise di realizzare una battuta valida…con la potenza di un solo braccio!

 

Tuttavia a fronte di non favorevoli prestazioni che da lui si attendevano, la dirigenza della franchigia lo “tagliò” come si usa nelle più ciniche organizzazioni e così Abbot decise di chiudere con il baseball professionistico giocato con un record in carriera di 87 partite vinte e 108 perse avendo confezionato 1674 inning con 888 strike out con una media PGL pari a 4.25. 

 

Nel 2007 è stato inserito, per i suoi trascorsi sportivi presso l’Università del Michigan nella National College Baseball Hall of Fame. Attualmente ricopre il ruolo di speaker motivatore degli spettatori e si presta periodicamente ad istruire i lanciatori per i Los Angeles Angels ed oggi, 19 settembre Abbot, ma per tutti Jim, compie 55 anni e va a ricevere gli auguri da parte di tutti gli appassionati del baseball, dei lettori e dalla redazione tutta di Baseball on the Road per aver reso facile una difficile contrarietà della vita attraverso i criteri e le aspettative di uno sport che desta sempre meraviglie.   

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Maria Luisa Vighi (lunedì, 19 settembre 2022 11:15)

    Piccola osservazione sulla disabilità come sviluppo intelligente,costante,instancabile delle altre doti che il corpo ti regala purché tu non perda la determinazione!

  • #2

    Claudio (martedì, 20 settembre 2022 07:06)

    Volli e volli , fortissimamente volli …. La frase di Alfieri, ora divenuta aforisma , ben descrive la qualità dell’uomo / atleta; determinazione e volontà per conseguire lo scopo sono le irrinunciabili Idee guida per avere successo, quale che sia il campo applicativo.