Episodi significativi dell'estate

Foto da FIBS

di Allegra Giuffredi

In attesa del termine della fase finale del massimo Campionato di baseball italiano, mentre negli Stati Uniti si sta ancora ampiamente giocando, prima di fare qualche riflessione su questo nostro campionato, cui vi rimando tra qualche tempo, adesso vediamo alcuni episodi che sia negli Usa che in Italia hanno raccolto l’attenzione generale o avrebbero dovuto …

Nella Little League, di recente un giovane lanciatore ha colpito non intenzionalmente l’avversario in battuta e siccome quest’ultimo è stramazzato a terra, pensava di avergli fatto davvero male, cosa che, nove volte su dieci, per fortuna non accade.

Sappiamo bene che se il lanciatore vuole sa come colpire l’avversario, per tanti motivi: perché gli sta antipatico, perché l’avversario è un catcher che ha esagerato con gli sfottò quando qualche suo compagno era  in battuta, oppure per far allontanare il battitore dal piatto o ancora per vecchie ruggini tra squadre.

 

Insomma le ragioni possono essere le più disparate, ma talvolta capita che il lanciatore perda il controllo del braccio, perché ricordiamo, specie ai neofiti, che lanciare implica una preparazione che inizia dalle gambe, se non proprio dalla postura dei piedi e prosegue per le anche, il tronco fino alle spalle e alle braccia che indirizzano la mano che a sua volta impugna la palla, la quale, a seconda di come viene appunto impugnata prenderà un certo effetto voluto, oppure una traiettoria del tutto inaspettata e appunto fuori controllo.

Il controllo per un lanciatore, a prescindere dal caricamento, da come lo si fa, è tutto: è fondamentale. Quindi, tornando ai due protagonisti del primo episodio di cui parlerò, in questo caso il colpito è stato involontario, con tanto di mortificato rimorso da parte del lanciatore che ormai sull’onda di un crollo nervoso, si è visto abbracciare proprio dall’avversario che capito il suo sconforto lo ha rassicurato circa le sue condizioni fisiche, perché poi alla fine dietro ad ogni colpito c’è spesso anche un bel po’ di teatralità.

 

Abbandonando la Little League, nelle Majors, sempre qualche tempo fa è accaduto un altro episodio e sta volta davvero assurdo, perché ad un giocatore dei Pittsburgh Pirates, mentre scivolava verso il cuscino di terza, all’improvviso è uscito dalla tasca posteriore del pantalone, niente di meno che … un telefonino.

Capita spesso che, nella corsa, perché nel baseball bisogna correre! il cappello o il caschetto volino via, ma che un telefonino schizzi sul diamante, beh, questa non si era ancora vista e naturalmente non si sarebbe mai dovuta vedere, tanto che il giocatore autore di questa bella topica è stato squalificato per un turno e ci mancherebbe!

 

Ma figuratevi voi, già dopo lo “scandalo del bidone” degli Houston Astros di qualche tempo fa che leggevano i segnali del catcher avversario, comunicandoli all’uomo in battuta tramite dei colpi su un bidone e non avrebbero mai dovuto farlo, immaginate cosa vuol dire avere il telefonino, il cellulare, lo smartphone a disposizione … cose, quanto meno, di un’ingenuità, davvero disarmante.

Ma torniamo in Italia dove il baseball è una cosa seria e dove il pubblico guarda e analizza la partita con grande attenzione e competenza; in Italia di recente sono accadute delle belle cose, che ci relazionano agli USA, infatti è di tutta importanza evidenziare come una rappresentativa emiliano – romagnola per il gruppo Europa – Africa, abbia vinto una gara della Little League, contro l’Australia (non so se mi spiego: Emilia – Romagna vs Australia!!) cui ha partecipato, perdendo poi contro la finalista del Torneo, Curaçao: bravi ragazzi e brava anche ad Erika Piancastelli che oltre a giocare nella nostra ottima nazionale di softball, qualche tempo fa ha partecipato ad un torneo particolarissimo, niente di meno che con la maglia degli Yankees di New York e la supervisione di Nick Swisher ex esterno e prima base dei NY Yankees.

 

Il torneo si chiama FTX MLB Home Run Derby X e la nostra Erika, che se ho capito bene negli Stati Uniti sta anche studiando, è stata nominata MVP, perché ha eseguito  un gran numero di fuoricampo.

 

Erika è figlia d’arte, la mamma giocava anche lei e questo è interessante, perché ormai avere un’ereditarietà nel nostro sport sembra l’unico modo per perpetuarlo, dato che i bimbi mal si approcciano al baseball, ma a parte ciò, il fatto che Erika abbia partecipato a quel torneo è una notizia da prima pagina che andrebbe valorizzata, come sto provando modestamente a fare io.

 

E allora brava Erika e bravi ai giovani emiliano romagnoli che hanno affermato il nostro baseball, italiano, negli States!

 

Go italian baseball!

 

Allegra Giuffredi

 

 

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