Hey pitcher, watch out!

Andy Petitte
Andy Petitte

Trea Turner (Mark J. Terrill / Associated Press)

di Frankie Russo

Gli americani lo chiamano "tipping pitches" e con questo termine vogliono intendere che il lanciatore effettua dei movimenti che "suggeriscono" agli avversari il tipo di lancio che sta per arrivare o se tirerà sulle basi. La prima volta che ne sentii parlare fu a conclusione delle World Series del 2001 New York Yankees vs. Arizona Diamondbacks. Era il periodo d’oro degli Yankees di Derek Jeter, Jorge Posada, Bernie Williams guidati da Joe Torre che vinsero 4 delle ultime 5 serie dal 1966 al 2000, quindi la loro partecipazione non destò alcuna sorpresa. La destarono invece i Diamondbacks che arrivarono alla fase finale per la prima volta potendo contare si su ottimi giocatori, ma la differenza sul monte la fecero Randy Johnson e Curt Schilling. Ciò che destò particolare curiosità, e che fece pendere l’ago della bilancia a favore dei DBacks in alcune gare determinanti, fu con quanta facilità essi riuscivano a rubare le basi con Andy Petitte sul monte, lanciatore mancino e soprattutto noto per avere uno dei migliori movimenti di pickoff. Si venne poi a sapere che i Dbacks avevano notato che quando Petitte partiva dalla posizione fissa, se le mani iniziavano dal basso all’altezza della cintura il tiro sarebbe stato indirizzato a casa. Se invece iniziava il caricamento con le mani più in alto all’altezza del petto allora il tiro sarebbe stato sulle basi. Questo piccolo accorgimento concesse ai rubatori di basi un grande vantaggio.

Durante la fase finale del Baseball World Cup 2009 svoltasi in Italia, ebbi l’incarico di accompagnatore nonché interprete del Team USA per due settimane. Inutile sottolineare che fu un'esperienza interessantissima.

 

Il 20 settembre a Torino si disputava la gara USA-Italia e in quell’occasione l’auxiliary coach Jim Bowie mi chiese di fargli compagnia in tribuna dove ci posizionammo dietro casa base per studiare i lanci dell’avversario. A un certo punto Jim si recò nel dugout per tornare solo un minuto dopo. Ne chiesi il motivo e mi suggerì di guardare il guanto del lanciatore italiano prima di iniziare il movimento di caricamento. Notai che a volte apriva e chiudeva il guanto, altre volte impugnava la palla e la lanciava senza alcun movimento del guanto. Allora Jim mi riferì che quel movimento di chiudere e aprire il guanto indicava un lancio off-speed, altrimenti una fast ball. Se la memoria non mi inganna, furono i 2/3 HR consecutivi nell’inning successivo a decretare il cambio sul monte. Il giorno dopo lo segnalai a chi di dovere. 

 

Ora, questi due racconti di per sé restano difficili da comprendere a fondo mancando della condizione principale, la visione per rendere comprensibile ciò di cui stiamo parlando. Ed ecco che mi viene incontro Evan Petzold del Detroit Free Press che pubblica un articolo con relativo video. Trattasi della gara del 3 giugno scorso disputata allo Yankee Stadium tra i Detroit Tigers e New York Yankees. 

Sul monte per i Tigers c’è il giovane prospetto Elvin Rodriguez, arrivato a Detroit nel 2017 in uno scambio con i LA Angels per Justin Upton.

 

I Tigers sono convinti che Rodriguez abbia davanti a sé una brillante carriera ma la sua prima prestazione in NY non è delle migliori, anche se i primi due inning non fecero presagire nulla di così frustrante. Nelle prime due riprese Rodriguez se la cavò ottimamente affrontando 7 battitori con 23 lanci, 1 valida e 1 BB. Poi l’apocalisse. Nel 3°, 4° e inizio 5° i battitori affrontati furono 17, il numero dei lanci aumentò a dismisura e le valide arrivano a pioggia. Saranno ben 10 di cui 4 HR, un doppio e un triplo. Ma cosa successe?  

 

Rodriguez semplicemente compiva dei movimenti che facevano intendere quale sarebbe stato il lancio e di conseguenza una squadra forte in attacco come gli Yankees ne trasse un grande vantaggio.

 

Quando questi lanciava dalla posizione di caricamento frontale, il movimento  non offriva alcun segnale, ma una volta in posizione fissa con corridori in base il 24enne fissava lo sguardo verso la 3B prima di lanciare una fastball. Quando invece effettuava lanci off-speed - o lo sguardo verso la 3B era molto breve o lo eliminava del tutto. Per gli Yankees il gioco era fatto; per loro era importante mettere un corridore in base, costringere Rodriguez a lanciare dal fisso, lasciar passare le off speed e aspettare la fastball.

 

La strategia era sembrata così evidente anche quando Matt Carpenter, pur avendo battuto un HR nell’inning successivo, ha preferito arrivare in base con un bunt sorpresa seppure con due eliminati pur di favorire i compagni di squadra.

 

A dire il vero, il ricevitore di Detroit Barnhart aveva il sospetto che qualcosa non andasse e si chiedeva come mai gli Yankees non sventolavano i lanci off speed consigliando pertanto a Rodriguez di far finta di non gradire le chiamate dei lanci scuotendo la testa per il no. Era anche ovvio che erano finte poiché il Tigers utilizzavano il sistema del Pitch.com, quindi i segnali avvenivano tramite tecnologia. Nel video si vede Barnhart fare tutto il possibile per ingannare i battitori; ma non era quello il problema e la sagra continuò con il risultato finale di 13-0.

 

Sotto il video descritto

Alla fine i Tigers ne sono venuti a conoscenza, anche se troppo tardi. Come hanno fatto?

 

E’ stato nell’8° inning quando Anthony Rizzo ha informato il ricevitore Barnhart della situazione dopo che quest’ultimo è arrivato in base a seguito di una valida. E perché lo ha fatto? Perché gli Yankees non incontreranno più i Tigers quest’anno e Rizzo vuole che Rodriguez sia al meglio quando dovrà incontrare il resto dei rivali dell’AL East: Blue Jays (7), Tampa Bay (4), Red Sox (3) e Orioles (7). 

 

Rodriguez ha imparato la lezione e se non altro può avere la consolazione che la brutta prestazione non è dipesa tanto dalla scarsa esecuzione dei suoi lanci, bensì dalla sua ancora acerba esperienza. E’ una lezione che i giovani devono imparare. A Rodriguez non resta che rivedere il video e apportare le necessarie correzioni. 

 

E quale lezione per i coach di prima base? Oltre che ricordare sempre ai corridori di prendere i segnali dal coach di terza, oltre a ricordare sempre la situazione di gioco, oltre a ricordare di guardare sempre il posizionamento degli esterni, il compito più arduo è quello di studiare i difetti dei lanciatori. 

 

Frankie Russo

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Lele Crippa (lunedì, 13 giugno 2022 08:32)

    Articolo interessante, molto tecnico. Complimenti.
    State sempre On the Road, grazie.