Dal Jujitsu al futuro del baseball

di Allegra Giuffredi

Di recente mi sono informata sul Jujitsu che è un’arte marziale giapponese non so se difensiva o offensiva e che nel significato ricorda la cedevolezza, ossia la capacità di essere cedevoli in quanto flessibili e quindi, in realtà assai resistenti o come va di moda dire adesso, resilienti, sia nel fisico che nel carattere e che credo abbia quindi un legame anche col nostro baseball. Eh sì, perché vogliamo mettere quanta concentrazione ci voglia in un incontro di almeno tre ore, dove devi essere reattivo da 0 a 100 come un bolide da Formula uno, in ogni ripresa e devi decidere a chi passare o non passare la palla, quale scelta fare in una frazione di secondo e poi chi gioca lo sa bene, quanto si debba essere flessibili nel correre e nel lanciarsi in base, lasciandosi cadere verso il piatto di casa base o anche su uno dei cuscini. Non praticherò mai e poi mai il Jujitsu, e devo ammettere nemmeno il baseball, perché mi spaccherei in due (fisicamente) al primo tentativo di praticarli, ma ho sempre creduto di avere da imparare parecchio in quanto a mentalità che appunto deve essere flessibile e progettuale e allora vediamo un po’ di allargare la mente e di guardare in avanti anche sul fronte sportivo.

Intanto è interessante considerare come il Jujitsu sia una disciplina nipponica e come proprio in Giappone il baseball venga praticato con grande successo e non è proprio possibile che non ci siano dei legami, non dico proprio con il Jujitsu, ma con le arti marziali e appunto la disciplina che comportano e il gioco del baseball giapponese.

 

La tenacia ferrea, il rigore, la cura di sé e la forza che ne derivano, sono sicuramente collegati a qualsiasi ulteriore pratica sportiva che però deve essere anche divulgata, condivisa e promossa in ogni modo possibile e allora facciamoci una pensata sopra.

 

Nella prima settimana di aprile è partito il Campionato di baseball italiano, un rendez-vous per pochi intimi ormai che necessita di miglioramenti radicali. Sono anni che scrivo circa la necessità di rendere più popolare il nostro sport e una strada, una fra le tante, potrebbe essere quella di renderci appetibili a livello internazionale sfruttando il fatto che, nonostante tutto, siamo tra i primi in Europa e nel Mondo a praticarlo.

Illustrazione di Bertrand Hauger

 

Come forse saprete, dopo Londra, nel 2025, si pensa di portare una serie delle MLB a Parigi, quindi mi chiedo perché non sia proprio possibile portarle anche a Roma da qui a cinque anni: è così impossibile?

 

Bisogna ammettere, ad onor del vero, che il movimento del baseball britannico non è particolarmente decollato dopo che le World Series sono sbarcate a Londra, ma in mezzo c’è stato anche il CoVID19 e questo non ha particolarmente giovato a nessuno e tanto meno ad uno sport che in GB è giocato nei parchi ed a livello davvero amatoriale, ma un dato resta: le London Series si sono giocate ed entro il 2025 si trasferiranno a Parigi, in Francia, altra nazione dove il baseball c’è, ma non è ai nostri livelli che comunque si mantengono alti.

 

Se non stiamo attenti i tedeschi ci sorpasseranno: stanno già messi benissimo a livello di impianti sportivi (meglio che da noi …) e a livello europeo sono messi molto bene, quindi bisogna che ci diamo una mossa e cominciamo ad essere meno orgogliosi della nostra nicchia: bisogna aprirsi, bisogna cedere sulla nostra autodeterminazione sportiva e magari pensare anche di aderire ad una Lega europea come già succede per l’Hockey su ghiaccio ed il Rugby e fare pubblicità al nostro baseball in ogni modo possibile, magari portando le World Series a Roma e non (solo) a Parigi e tanto meno a Francoforte! Meditiamo … gente meditiamoci su.

 

Allegra Giuffredi

 

 

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