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Una Leggenda in ombra

di Michele Dodde

E’ una storia sportiva più unica che rara quella di Edward Charles Ford detto “Whitey” per i suoi capelli biondi e poi “The Chairman of the Board” per via del suo aplomb nelle situazioni più critiche durante le gare. Talentuoso lanciatore mancino, Ford entrò nell’ambito degli Yankees di New York come free agent amatoriale all’età di 19 anni debuttando poi nella Major League il primo luglio del 1950. Da allora nel suo DNA si instaurò la molecola inerente la squadra newyorkese poiché egli trascorse tutta la sua carriera durata ben 16 anni solo ed esclusivamente indossando l’amata casacca biancoblu contrassegnata dal numero 16. Dopo aver servito l’incombenza della guerra in Corea negli anni 1952-1953, rientrato sul monte di lancio degli Yankees ebbe modo, sotto la sapiente guida di Casey Stengel, di stabilire numerosi record tra cui l’essere stato per dieci volte scelto nella rappresentativa dell’American League nell’ambita manifestazione delle “All Stars”, aver vinto per sei volte le World Series ed essere stato giudicato meritevole nel 1961 sia del prestigioso Cy Young Award e sia del World Series Most Valuable Player Award.  Il suo curriculum si impreziosisce poi con le 236 gare vinte, su un totale di 342, con una media PGL pari a 2,75, di fatto la seconda migliore prestazione nella storia della cosiddetta “Live Ball Era”, ovvero dietro alla media di 2,49 stabilita da Clyton Kershaw, e con una significativa postilla su un interessante record: nel 1961, lanciando 243 inning consecutivi, non ha mai consentito ad alcun corridore di poter realizzare una base rubata. 

Ford non aveva una travolgente pallina veloce ma era in grado di lanciare con oculato controllo ottimi strike tanto da essere considerato dall’alter ego Sal Maglie, eclettico lanciatore dei Giants di New York, come un suo omonimo nello stile precisando che Whitey aveva un buon controllo, una ispirata curva, un improvviso cambio e soprattutto una “subdola” pallina fastball. E Sal Maglie, che è passato alla storia come il “Baseball’s Demon Barber” la disse lunga poiché solo al termine della sua carriera, ad un incallito giornalista, Ford confessò di aver “solo” occasionalmente manipolato le palline da baseball. 

Un esempio, ebbe a dire, era stata la "mudball" (pallina di fango), usata in casa allo Yankee Stadium. I giardinieri yankee avevano il compito di bagnare un po' di terra rossa vicino al box del ricevitore. Quando opportuno, era allora il ricevitore yankee Elston Howard, fingendo di perdere l'equilibrio, che abbassava la mano con la pallina su quella terra bagnata e poi gliela tirava senza farla vedere all’umpire. E lui poi sapeva come lanciarla.

 

Un altro era il modo di graffiare la pallina usando il diamante della sua fede nuziale fin quando un umpire se ne accorse e divenne noto a tutti i controlli ma mai però fu scoperto che aveva ben affilato la fibbia del suo parastinchi che sopperiva alla bisogna.

 

Comunque - andò a concludere – questo mio illecito comportamento era dovuto solo a causa dell’età. Infatti mi sono aiutato con questi sotterfugi unicamente alla fine della mia carriera, ovvero quando avevo bisogno di un espediente che mi aiutasse a lanciare bene. I miei lanci sono stati sempre puliti quando ho vinto le mie venticinque partite nel 1961, che mi fecero vincere il mio Cy Young Award, ed anche durante la serie vincente delle ventiquattro nel 1963…” e poi ironicamente infine sentenziò “Beh, forse un pò…

 

Tuttavia, nonostante sia stato indotto nella Hall of Fame nel 1972, ovvero appena cinque anni dopo la sua ultima gara del 21 maggio 1967, Whitey Ford avendo come compagni di squadra talenti come Yogi Berra, Joe DiMaggio e Mickey Mantle non sempre ha avuto dai mass media la stessa attenzione ed anzi più volte la sua personalità è stata trascurata. 

Yogi Berra e Whitey Ford prima della partita delle World Series 1999 tra Braves e Yankees (Getty Images)
Yogi Berra e Whitey Ford prima della partita delle World Series 1999 tra Braves e Yankees (Getty Images)

Solo Yogi Berra, estroso e versatile inventore di un linguaggio criptato e suo catcher in moltissime gare, ebbe modo e voglia di evidenziarlo durante una intervista al “Daily News” del 3 giugno del 1967.

 

Egli precisò quanto Ford fosse stato un interessante personaggio nella storia degli Yankees in particolare e del baseball in generale. “La cosa che ricordo di lui quando lo vidi per la prima volta – disse - è che aveva una reputazione come lanciatore di palline a traiettoria curva e che pertanto mi sarebbe stato facile collaborare con lui. Certo non aveva un lancio dominante ma era un maestro nel saper reggere mentalmente il gioco nelle situazioni più difficili. Sui quotidiani non ha mai avuto molto risalto ma non se ne era mai lamentato, anzi era contento che nessuno conoscesse il suo volto perché lui non era Topolino o uno che avesse la faccia come la mia. Era un ragazzo divertente e spiritoso nella club house ma fuori era tranquillo e serio. Io, lo confesso, avevo un po' di soggezione verso il suo modo di porgersi ed il suo coraggio profuso lì sul monte di lancio...”

 

Un riconoscimento dovuto quello di Yogi Berra nei confronti di Whitey Ford, entrambi talentuosi giocatori che hanno contribuito a rendere una fiaba la storia degli Yankees ed il loro cameratismo è andato persino oltre se il giornalista George Vecsey nel commentare la scomparsa di Berra nel 2015 andò a puntualizzare sul “New York Times” che ora rimaneva solo Ford “The Greatest Living Yankee”.

 

The Chairman of the Board” Edward Charles Ford detto “Whitey” per i suoi capelli biondi, una leggenda tutta da ricordare, è morto l'8 ottobre 2020, all'età di 91 anni.

 

Michele Dodde

 

 

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