Superstizioni e dintorni

di Michele Dodde

Mai avrebbe pensato il giovane John Ewing quando ad appena venti anni compiuti debuttò nel baseball professionista il 18 giugno del 1883 come esterno centro con la casacca dei St. Louis Browns e che cinque anni dopo, prescelto come lanciatore, sarebbe divenuto oggetto di una scaramantica superstizione quale colorata tradizione nel grande affresco del baseball. Fratello minore di Buck Ewing, talentuoso ricevitore che verrà indotto nella Hall of Fame nel 1939, John dopo aver saggiato i Red Outlows di Cincinnati e i Citizens di Washington approdò alla corte dei Louisville Colonels durante la stagione del 1888 quando, al fine di migliorare la sua prestazione come lanciatore gli fu consigliato il successivo anno di incominciare a masticare tabacco quando era sul monte di lancio. In quella stagione agonistica i Colonels stavano dimostrando, con i soli lanciatori Red Ehret, Scott Stratton e John Ewing, di essere la peggiore squadra nell’ambito della National League e pertanto il manager, nella piena convinzione che Ewing, dato il suo temperamento nervoso che lo aveva mandato in crisi in diverse gare, potesse migliorare la sequenza dei suoi lanci, lo incoraggiò ad iniziare la “cura del tabacco”. 

Questa “cura” era vista nella tradizionale superstizione del mondo del baseball come un effetto placebo che poteva aiutare a superare le situazioni difficili rendendole favorevoli, o meglio si pensava che riempirsi la bocca con tabacco da masticare fosse l’unico modo per dare un senso figurato alle proprie scelte.

 

In realtà però Ewing, divenuto “Long John” per i tifosi, non era favorevole all’uso del tabacco e pertanto si racconta che dignitosamente si rivolse al suo manager dicendogli che " non ho mai assaggiato il tabacco se non una volta in vita mia, e mi vergognerò se comincerò a farlo adesso. Odio l'aspetto delle cose. E poi, perché dovrei spendere i miei soldi per qualcosa che disprezzo?".

Il pitching coach restò del tutto indifferente a questa dichiarazione di rifiuto poiché andò a sentenziare seraficamente: “Bene John, nulla da dirci allora se non che hai due alternative: la prima è che incominciare a masticare un po' di tabacco e un po' di collaborazione certamente ti potranno calmare i nervi durante la gara e quindi aiutarti a vincere la partita, la seconda è che se rifiuti puoi svuotare il tuo armadietto perché suppongo che dovrò rilasciarti. E sarà un peccato”

 

La precisa minaccia ebbe il desiderato effetto sul lanciatore che però a denti stretti comunicò: "Se si pensa che io possa vincere le partite masticando tabacco, ebbene lo masticherò, ma in linea di principio io non spenderò nemmeno un centesimo per acquistarlo".

 

Dinnanzi a questa affermazione il manager sorrise ma accettò di finanziare la brutta abitudine, spiegando: “Okay, non dovrai spendere i tuoi soldi. Tutto quello che voglio e che tu faccia è fornirti di uno spinello di tabacco ogni giorno in cui sei autorizzato a lanciare e alla fine di ogni mese il club di Louisville ti rimborserà”. 

 

La cronaca sportiva non ha mai evidenziato se masticare il tabacco abbia cambiato le prestazioni di Ewing o migliorato quelle dei Colonels visto che il 1889 segnò per la squadra di Louisville il segmento più basso di rendimento andando a vincere solo 27 gare sulle 140 in programma, tuttavia è certo che “Long John” ha continuato a trovare un maggiore successo nel baseball vincendo 18 partite con i New York Giants della Players League nel 1890, e poi vincendone 21 con i Giants nella National League nel 1891, che si è rivelata la sua ultima stagione nelle grandi leghe. 

 

Sfortunatamente il tabacco da masticare è rimasto un legame duraturo con il baseball anche molto tempo dopo che sono state conosciute le terribili conseguenze che causa sulla salute. Tuttavia, prima di questa conoscenza, era un aspetto molto grande ed a volte ancora più grande del gioco, ed in molti casi incoraggiato. 

 

Ewing morì di tubercolosi all'età di 31 anni nel 1895. La sua carriera, che lo vide tra l’altro come il primo base umpire in una partita dell'American Association il 15 agosto 1889, è ora solo una nota a piè di pagina, ma è stato oggetto di una delle cronache più insolite nella storia del baseball.

 

Michele Dodde

 

 

 

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