Preparate i ragazzi per il loro percorso e non il percorso per i vostri ragazzi

di Paolo Castagnini

Scartabellando nel mio archivio ho trovato un documento molto bello edito dalla Little League sulla filosofia dell'insegnamento in generale e in particolare sullo sport. Scritto dal Dr. Thomas P. Johnson, psichiatra infantile, mi ha colpito molto l'enunciazione riportata nel titolo: "Preparate i ragazzi per il loro percorso  e non il percorso per i vostri ragazzi". Un insegnamento purtroppo disatteso da tanti genitori e spesso anche da noi allenatori che diventiamo (parole del Dr Johnson) secondi genitori. Con la solita competente traduzione di Frankie Russo, ecco il documento completo che ho preferito pubblicare per intero data la sua importanza. Buona lettura.

Il Giuramento della Little League

HO FIDUCIA IN DIO

AMO IL MIO PAESE

E RISPETTERÒ LE SUE LEGGI

GIOCHERÒ CON LEALTÀ

E M’IMPEGNERÒ PER VINCERE

MA VINCERE O PERDERE

FARÒ SEMPRE

DEL MIO MEGLIO

 

Genitori e coach si chiedono spesso come fare per creare interesse nei loro ragazzi. I ragazzi si mostrano interessati quando sanno che hanno la possibilità di prendersi qualche soddisfazione nelle loro attività. Il modo migliore per raggiungere questo obiettivo è aiutarli ad avere fiducia in se stessi. E tutto inizia elogiando i loro piccoli successi e il loro impegno. 

Mantenete la prospettiva

Un aspetto di cui spesso non si presta sufficiente attenzione e che può essere un potenziale problema, è il "bulletto della squadra".

 

Non ci riferiamo al bravo giocatore che sa di essere bravo, ma al ragazzo che vuole mettersi in mostra facendo lo stravagante o facendo il bulletto. Il coach dovrebbe intervenire e spiegare il modo in cui gli altri ragazzi si devono comportare nei suoi confronti perché un tale ragazzo ha dei problemi altrimenti non si metterebbe a fare il pagliaccio per attirare l’attenzione. Non cadete subito nella trappola di ridere del suo comportamento o dei suoi scherzi. E’ un soggetto che va affrontato seriamente.

 

È facile scivolare nel giochetto dei soprannomi che si usano per il bambino sovrappeso, goffo o lento. Se un ragazzo viene apostrofato “ciccione”, è facile che anche il coach si presti al gioco, mentre sarebbe bene non farsi coinvolgere. Anche se così fosse e gli altri ci scherzano mentre l’interessato sembra non offendersi, questo non è vero. Il ragazzo ha un nome e cognome e non deve essere umiliato. Siate i primi a chiamarlo per nome e siate da esempio in modo da evitare che venga chiamato ciccione dai compagni. 

 

Coach, genitori e tutti gli adulti che seguono il proprio ragazzo e la squadra devono mantenere la disciplina.

 

Il baseball giovanile ha come obiettivo il divertimento dei ragazzi. Il pericolo di troppa pressione psicologica sui ragazzi subentra quando gli adulti lasciano che il loro desiderio di successo si intrecci con quello della squadra o di un ragazzo in particolare. Un adulto che rimane deluso o è arrabbiato dopo un errore commesso o dopo una sconfitta dovrebbe pensare seriamente a non seguire più la squadra. Il pericolo è che egli possa trasmettere ai giocatori un senso di colpa, fallimento e vergogna. Chi non riesce a gestire le sconfitte è meglio che cambi mestiere, magari si metta a vendere popcorn e birra sulle tribune e guadagnare soldi per la squadra. Queste ostentazioni per il successo che molti hanno nello sport giovanile, è meglio che siano riservate per la nostra squadra professionista preferita. Se non siamo soddisfatti delle prestazioni di Mookie Betts o Clayton Kershaw, a loro non può fregare di meno, ma se non siamo soddisfatti di un giocatore della nostra squadra o di nostro figlio, stiamo creando una pericolosa pressione.

 

L'impatto psicologico dell'esperienza del Baseball Giovanile è dettato dal manager. Enfatizzate sull’impegno e non sul risultato. Dovete complimentarvi con un giocatore per la sua costante presenza agli allenamenti e per il suo atteggiamento, non solo per la sua media battuta. Questo approccio aiuta a costruire confidenza nei ragazzi che continueranno a provare, non cederanno quando sono in vantaggio e non si arrenderanno quando in svantaggio o quando sconfitti. I ragazzi non sentiranno la pressione di andare oltre ogni limite delle regole pur di conseguire una vittoria. 

Fate che il gioco diventi un'esperienza di vita

Insegnate ai ragazzi ad entrare in campo e dare il massimo, poi, indipendentemente dal risultato sia in caso di vittoria o di sconfitta, ad uscire sempre a testa alta. I ragazzi devono sentirsi soddisfatti per ciò che hanno reso in campo. Anche il vostro comportamento come coach deve essere sempre lo stesso a prescindere dal risultato in modo che possa essere da esempio per i ragazzi nel corso della loro carriera. Il vecchio detto è sempre attuale: “Non conta se hai vinto o se hai perso, l'importante è come ti sei comportato in campo”. E ancora dalla poesia di Rudyard Kipling: "Qualora, sia in caso di successo che di sconfitta, si riesca a gestire questi due impostori allo stesso modo… ecc”. Ecco, questi due fattori sono considerati impostori, e se il coach comprende questo concetto, allora offrirà ai ragazzi le migliori possibilità di esperienza nella Little League.

 

Ognuno di noi deve essere fiero di far parte del mondo del Baseball Giovanile e offrire il proprio contributo sia agli individui che alle comunità. Se il mondo dovrà cambiare, probabilmente dipenderà da come abbiamo cresciuto i nostri figli e dai nostri insegnamenti, non da ciò che dicono i potenti in conferenza seduti intorno a un tavolo. A questo proposito è chiaro che in passato il Baseball Giovanile ha avuto sempre un'enorme responsabilità e lo ha tuttora. Lo sport in generale sta facendo passi da gigante nel miglioramento delle relazioni internazionali, e probabilmente molto di più rispetto a qualsiasi altro campo.

Negli anni è stato possibile notare come è stato facile criticare la Little League. Le critiche sono state sostanzialmente indirizzate verso la competitività che alcuni sostengono sia dannosa per la psiche dei ragazzi. Qualsiasi sia il proprio ruolo, è necessario raccogliere le esperienze e utilizzarle per migliorare il futuro. Come giocatore bisogna imparare a gestire le frustrazioni che fanno parte dell’insuccesso. Come manager si dovrà affrontare i genitori che pongono sempre la stessa domanda: "Perché mio figlio gioca meno degli altri?" E come Giudice di Gara ti sarà sempre rivolta la solita frase: "Togli il prosciutto dagli occhi!"

 

Preparate i ragazzi

Da un punto di vista dello sviluppo individuale possiamo dividere la vita in varie fasi a cominciare dall’attitudine: “Voglio tutto e lo voglio subito” e finire all’adulto maturo che diventa il genitore modello.

 

Alcuni obiettivi principali per un ragazzo nel baseball giovanile sono:

  • acquisire un maggiore autocontrollo sui sentimenti e incanalarli in azioni appropriate;
  • aumentare la sua capacità di mettere in secondo piano i suoi interessi per il bene altrui;
  • incrementare la capacità di essere paziente nell’attesa di ricevere eventuali meritati riconoscimenti;
  • apprendere nuove abilità e ottenere la soddisfazione per la sua bravura.

Infine, e forse la cosa più importante di tutte:

  • sentire di essere accettato come uomo da parte del proprio genitore o di un padre sostituto come potrebbe essere il suo coach.

Questa è la chiave per costruire l’autostima e confidenza in se stessi.

L'esperienza del baseball giovanile può senza dubbio aiutare ad accrescere il rispetto delle regole del gioco, lo sforzo di squadra ad allenarsi e di non smettere e non mollare durante una partita o durante la stagione.

 

Questi sono tutti fattori estremamente preziosi. Questi sono fattori importanti per un giocatore che potrebbe non ottenere mai una valida o effettuare una presa in un'intera stagione. Se un ragazzo può raggiungere questi obiettivi, i genitori e il coach dovrebbero essere orgogliosi di loro e elogiarli per la loro partecipazione.

 

Esiste un detto: "Preparate i ragazzi per il loro percorso…e non il percorso per i vostri ragazzi".

 

Ci sono molti genitori che sentono il bisogno di intercedere per conto del figlio con l'insegnante di scuola o con il loro coach per far giocare di più proprio il figlio. Questo significa spianare la strada per il figlio e non preparare il figlio ad affrontare il proprio percorso. Ogni volta che ciò si verifica, priviamo i ragazzi della possibilità di risolvere il problema da soli o di risolverlo solo con il nostro supporto, senza che lo facciamo effettivamente notare.

 

In ogni ragazzo è nascosta una qualità nel provare frustrazione, tensione ed ansia, e se dosata correttamente, favorisce la crescita psicologica. Nello sviluppo della prima infanzia, scopriamo che una certa frustrazione promuove la volontà del ragazzo a muoversi, a comunicare e ad apprendere altre doti necessarie per affrontare la vita reale.

 

La chiave per sentirsi utile è che la frustrazione non deve travolgere il ragazzo tanto da farlo smettere o fargli credere che non ci siano più speranze per migliorare. Egli ha bisogno di supporto e di linee guida per spostare la sua attenzione e dargli un nuovo senso dell'orientamento in modo che possa finalmente ottenere un certo successo. Un ragazzo normale in età del baseball giovanile può gestire psicologicamente la delusione di una sconfitta, di errori personali e di squadra, ma deve sentire un basilare senso di autostima, deve sentire il sostegno dei suoi genitori e del suo coach, e deve avere la certezza che la sua relazione con loro non è cambiata a seguito dei suoi errori, della mancata realizzazione di una valida o da una presa mancata.

L’encomio crea fiducia

Gli allenatori dello sport giovanile devono conoscere quanto potere hanno nell’aiutare i giovani. Anche a livello professionale vediamo che molti atleti portano nel loro rapporto con l'allenatore atteggiamenti e aspettative ereditati dal loro rapporto con il padre. L'allenatore che se ne rende conto può fornire un rafforzamento degli aspetti positivi dell'atteggiamento, e laddove esiste, un'esperienza correttiva per gli atteggiamenti negativi. L'allenatore diventa un secondo padre anche per l'atleta professionista. Più giovane è l'atleta, maggiore è l'influenza che l'allenatore può avere sul ragazzo.

 

A seguire sono alcuni suggerimenti da tenere in considerazione.

 

Siate generosi nell’elogiare i vostri ragazzi.

Nessuno si è mai perso per essere stato elogiato. L’encomio dato sinceramente non deve far rilassare le persone sugli allori, ma offrire loro la sicurezza di lottare quando il gioco si fa duro.

 

Evitate le critiche e sostituitele con commenti positivi.

C’è da rabbrividire quando si sente un adulto parlare solo di qualcosa di negativo al riguardo di un ragazzo, questo non fa altro che attirare l’attenzione su ciò che ha fatto di sbagliato. Invece, se un ragazzo manca la presa su una rotolante, e cerca di recuperare ma non riesce a fare l’eliminazione, l’approccio del coach dovrebbe iniziare con un commento positivo, per esempio: "Peccato, ce l’avevi quasi fatta". Il primo approccio deve essere sempre positivo, poi si può anche commentare l’errore tipo: "Se iniziavi con il piede giusto forse ci saresti arrivato meglio sulla palla". Ora, non è detto che poi la prossima volta riuscirà ad eseguire la giocata correttamente, ma almeno comincerà a prestare maggiore attenzione, si impegnerà di più e in seguito imparerà a fare tutto bene. 

 

Si insegna meglio quando lo si fa con esempi.

In caso di vittoria non è il caso che il coach esageri troppo con gli elogi nei confronti di se stesso, della squadra o del singolo individuo. In caso di sconfitta il coach deve imparare ad ascoltare i giocatori. E l’arte di ascoltare non significa semplicemente annuire mentre si sta magari pensando ad altro. Il vero modo di ascoltare è guardare direttamente colui che parla prestando il 100% di attenzione. Rispondete al ragazzo dicendogli con parole vostre quello che pensate abbia voluto dire in modo da dimostrare che veramente lo avete ascoltato. 

 

Aiutate i ragazzi a tirare fuori ciò che hanno dentro.

Mantenete sempre la calma. Se pensate e vi comportate come uno che ha appena perso l’ultima delle sue battaglie calciando e gridando, allora sarà molto difficile che possiate trasmettere il giusto esempio. Evitate le frasi banali come “È solo un gioco", “Supereremo questo momento”, “Faremo meglio la prossima volta”. Sono frasi di circostanza che non esprimono il vostro vero sentimento in quel momento. 

 

Ecco alcuni segnali a cui un coach o un genitore deve prestare attenzione se vede che un ragazzo sta vivendo un esagerato momento di stress emotivo dovuto allo sport, alla scuola o in qualsiasi altro ramo.

Nei bambini la depressione raramente si presenta come semplice tristezza. I bambini della fascia di età 8-12 mostrano più spesso la depressione nei disturbi fisici. Se si riceve un numero insolito di disturbi fisici, uno dei fattori da considerare è che il ragazzo potrebbe essere depresso per qualcosa.

 

L’atteggiamento del “Non m’importa”, Non ci voglio provare”, potrebbe nascondere la paura del ragazzo di sbagliare. Nella favola di Esopo “La volpe e l’uva”, quando la volpe non riuscì a raggiungere l’uva, si allontanò dicendo che comunque l’uva era troppa aspra. Ed è questo il tipo di meccanismo di difesa che ci deve mettere in guardia quando vediamo che un ragazzo si maschera dietro il "Non mi interessa".

 

Dr. Thomas P. Johnson 

 

Il dottor Johnson è stato consulente della Public School, Department of  Probation, United States Navy Hospital a San Diego, California. E’ largamente riconosciuto per il suo lavoro nel campo della psichiatria infantile e ha vinto una borsa di studio in psichiatria alla Meninger School in Kansas. Il dottor Johnson ha ampie credenziali personali per le sue osservazioni, oltre al suo background professionale, avendo giocato da ragazzino, in seguito divenendo allenatore nelle giovanili e poi arbitro.

 

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