Era il migliore dei lanciatori, poi....

di Frankie Russo

Articolo tratto da Ozy.com

Nell’autunno del 1967, nel pieno della corsa per il titolo di divisione contro i Boston Red Sox, il 23enne della rotazione dei Detroit Tigers, Denny McLain che aveva già vinto 17 partite, giocò con due dita del piede sinistro fratturate. Voce ufficiale fu che McLain si era infortunato sbattendo il piede contro un mobile camminando scalzo per casa. Dovette saltare alcune gare prima di tornare a lanciare per poi perdere l’ultima partita di una stagione che vide i Tigers arrivare secondi, una partita dietro ai Red Sox. 

McLain tornò in piena forma l’anno successivo e divenne il primo lanciatore a vincere 30 gare sin dal 1934 (e molto probabilmente l’ultimo a vincere 30 partite), terminando la stagione con un record di 31-6 vincendo entrambi i titoli di MVP e Cy Young.  I Tigers vinsero le World Series e McLain, sull’onda del successo, sembrava ormai destinato ai libri di storia nei massimi livelli. Ma dietro questi massimi livelli si mascheravano anche immensi debiti, coinvolgimenti in scommesse e usura. Il mondo sembrò crollargli addosso quando nel febbraio 1970, Sports Illustrated pubblicò una storia in cui si raccontava che l’infortunio alle dita del piede fu conseguenza di una punizione da parte del gangster Tony Giacalone. McLain mai confermò la storia rifiutando qualsiasi commento in merito.

Nella foto Tony Giacalone
Nella foto Tony Giacalone

McLain ammise sempre di essere alla ricerca di soldi facili. Grazie alla velocità dei suoi lanci, nel 1962, all’età di 15 anni fu messo sotto contratto dai locali Chicago White Sox per la somma di 17.000$, e i primi soldi furono spesi per due Pontiac LeMans, una convertibile per sé e una per la mamma. Anche dopo essere stato acquistato dai Tigers e aver vinto le World Series nel 1968, nella offseason McLain arrotondava le sue entrate andando a suonare l’organo, un altro suo talento, in un albergo di Las Vegas.

 

Sul monte McLain, con la falda del cappello basso sugli occhi dimostrava sicurezza e per niente intimorito ad affrontare qualsiasi avversario con la sua palla veloce e con gli sliders. Nel 1966, al suo primo anno intero nelle majors vinse 20 gare. Si racconta che l’anno successivo facesse parte di una organizzazione di scommesse clandestine, e quando la compagnia rifiutò di pagare una grossa somma a uno degli scommettitori, il malcapitato incaricò Giacalone della riscossione della vincita presso McLain. A seguito della pubblicazione dell’articolo su Sports Illustrated, l’allora Commissario della MLB Bowie Kuhn incaricò l’FBI di indagare su colui che era definito il miglior lanciatore del momento. Il 1° aprile 1970, Kuhn decretò la sospensione per tre mesi per il solo fatto di far parte dell’organizzazione, pur non avendo tratto benefici dalla truffa e che il suo operato non aveva avuto influenza sul campionato.

Rimasto senza entrate, McLain dovette dichiarare fallimento per alcune sue decisioni sbagliate in altri suoi affari, e a 26 anni, da uno che guadagnava 150.000$ dollari all'anno, a seguito delle indagini dell’FBI, del Commissario della MLB e delle sollecitazioni di 86 creditori, si trovò indebitato per una somma di 446.000$!


In quella stagione McLain perse molto più del denaro. McLain perse la sua veloce, e vide la sua carriera andare in frantumi finendo con un record di 3-5 in 14 apparizioni. Dovette scontare altri due periodi di sospensione per aver rovesciato un contenitore di acqua ghiacciata su due giornalisti e aver viaggiato su un aereo armato di pistola.


A fine stagione fu ceduto ai Washinton Senators dove guidò la lega in sconfitte con 22 nel 1971. Nel 1973 era già fuori dal mondo del baseball. Ironia della sorte volle che l’ultimo battitore che affrontò in carriera fu Pete Rose, un altro campione sul campo che non seppe fare altrettanto fuori, essendo stato bandito dal mondo del baseball egli stesso per aver scommesso sulle partite.

Ma la vita avventurosa di McLain non sembrò trovare un freno nemmeno dopo il suo ritiro. Aprì una catena di piccoli day hospital, giocava a baccarat ad Atlantic City e fece delle pubblicità per alcuni commercianti locali di automobili.  Fu anche accusato di trasportare una valigia piena di banconote per il valore di 160mil$ per aiutare un contrabbandiere ad attraversare il confine per evitare la galera.

 

Egli stesso (McLain) non fu in grado di tenersi lontano dalle patrie galere. Nel 1984 fu accusato di racket, estorsione e traffico di cocaina e condannato a 23 anni di prigione, pena poi ridotta. Un decennio più tardi era di nuovo in gattabuia in quanto una sua società si era appropriata indebitamente del fondo pensioni di una ditta sua cliente. Scontò sei anni prima di uscire nel 2003.

 

McLain oggi ha 71 anni e si guadagna da vivere con sporadiche interviste e promuovendo i suoi due libri “Nobody’s Perfect” (Nessuno è Perfetto) e “I told you I wasn’t perfect” (Ve l’avevo detto che non ero perfetto). “Tutti hanno avuto una storia” commenta McLain, “e ognuno di noi, ad un certo punto della vita, ha attraversato le porte dell’inferno”.


Sarà anche vero, ma saranno ben pochi, sia dentro il mondo del baseball che fuori, che mai potranno sperimentare l’inferno che ha caratterizzato la vita di Denny McLain.


Frankie Russo


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