_________________________________ Il processo di valorizzazione

Nella foto Todd Linklater attualmente pitching coach alla Ball State University 1^ Division (by Mike Janes Photography)
Nella foto Todd Linklater attualmente pitching coach alla Ball State University 1^ Division (by Mike Janes Photography)

di Frankie Russo

Traduzione dall'articolo su  Insidepitching dal titolo: The Process of Development

N.d.r. Ho trovato questo articolo estremamente interessante e ho chiesto a Frankie Russo la cortesia di tradurlo.

Spesso si pensa agli Stati Uniti come "possibilità di prendere e gestire i migliori giocatori" In realtà come racconta Todd Linklater, che al tempo dell'articolo era pitching coach alla University of Dayton, il compito loro è di valorizzare ciò che si ha. Sembra un concetto scontato, ma in realtà lo è meno di quello che si pensa. Leggete l'articolo e troverete spunti molto interessanti.


Valorizzazione è la chiave del successo per il baseball all’University of Dayton che è tra le migliori della Atlantic 10 Conference.  Ci troviamo sempre in una lotta impari nel reclutamento di giocatori poiché schiacciati tra altre due importanti Conference, la Big Ten e Mid-American. 

In questo scenario abbiamo compreso quale fosse l’importanza del “processo di valorizzazione” dei nostri giocatori ai fini del nostro  successo.

Negli ultimi sette anni ci siamo guadagni la reputazione di essere una scuola per lanciatori con “possibili probabilità”, trasformandoli in vincitori di 30 gare all’anno e meritevoli di selezioni da parte di società professioniste.


Vari sono gli elementi che portano al successo a qualsiasi livello, sia esso del liceo, college o major league. Ogni lanciatore deve essere dotato di qualità fisiche e mentali per diventare un vincitore. Io credo che la priorità dello sviluppo debba essere il metodo con cui, e come, un coach insegna queste qualità, a differenza di altri che ritengono sia la corretta meccanica a cui dare la precedenza.


Questa ristrettezza nell’insegnamento tende a ignorare le vere potenzialità dell’atleta e come potrebbe migliorare con un approccio alternativo. La mia opinione è che ci sono varie e valide filosofie che si riferiscono alla meccanica che vanno da quelle di Tom House fino a quelle di Todd Linklater, quindi, è consigliabile avere una mentalità aperta. Il punto centrale non deve essere la discussione sulla corretta meccanica, ma l’importanza di far capire all’atleta qual è l’impostazione corporale ottimale per essere  efficace. Il metodo migliore per creare e stabilizzare la meccanica, è di imprimerlo bene nella sua mente, lavorando in un ambiente naturale per ottenere una doppia retroazione, entrambe delle quali, credo, siano state fondamentali per lo sviluppo dei miei giocatori.

Scott Baker. lanciatore della Ball State University (by Mike Janes Photography)
Scott Baker. lanciatore della Ball State University (by Mike Janes Photography)

Il primo passo è stabilire una filosofia, che per me significa individuare ciò che il lanciatore sa fare meglio, e poi insegnargli come diventare più efficace ponendo il corpo nella giusta postura. Credo che quest’approccio lo aiuti a rilassarsi e lo metta immediatamente in una situazione di comodo, facendogli capire che il nuovo pitching coach non vuole stravolgere le sue vecchie abitudini. Ogni volta che si cerca di migliorare le prestazioni di un atleta, c’è sempre il fattore rischio che le due parti non si trovino in sintonia. 


Il primo  rischio riguarda l’istruttore. Nell’osservare l’atleta nel periodo di reclutamento, l’istruttore deve rendersi conto se l’atleta è all’altezza della situazione. Se il rischio è superiore al potenziale, allora bisogna ricercare un processo alternativo, altrimenti è valido il vecchio detto “se non è rotto, non aggiustarlo”. 


Il secondo rischio riguarda l’atleta. Egli deve avere fiducia in se stesso ed essere convinto che il nuovo processo non comporti rischi per la sua salute e per il suo sviluppo.


Sono orgoglioso di ammettere che negli ultimi sette anni solo tre lanciatori hanno subito un intervento chirurgico, e non ai legamenti. A questo punto, per ogni lanciatore, farò l’analisi attuale del suo stato, sia sotto l’aspetto fisico che mentale, per poi iniziare il ”processo di valorizzazione”. Se l’atleta è convinto e crede nel processo, il tutto finirà in una carriera coronata da successi.

Nella foto Todd Linklater
Nella foto Todd Linklater

Il secondo aspetto del processo è sincerarsi che il lanciatore abbia bene impresso in mente la ripetitività e il modo di entrarci a pieno titolo. In poche parole, la mente sta memorizzando ciò che vede, pensa e attua, ripetendo interrottamente fino a quando la mente sa, e ricorda cosa fare.

 

Ciò che i lanciatori stanno imparando è la velocità, come assolvere il compito con attenzione e in fretta. E’ un processo che impiega un po’ di pazienza fino a quando il guardare, pensare e fare diventano semplicemente vedere e attuare.  L’impegno dell’atleta deve essere a un punto massimo di concentrazione per muoversi nel modo corretto, basato su come si sente e cosa vede.

In sostanza, il lanciatore sta perfezionandosi assumendo padronanza dei suoi movimenti. 

 

In questo periodo dovrebbe spendere molto tempo in piano praticando davanti allo specchio con vari esercizi, seguito da un progressivo programma di tiro senza monte e poi dal monte. L’utilizzo degli specchi consente al lanciatore di guardare, pensare e fare tutto allo stesso momento.  Tenere sempre presente che gli esercizi a disposizione sono tanti. Alcuni atleti imparano prima degli altri a competere ad alti livelli per il semplice fatto che sono dotati di più atletismo e abilità preaquisiti. E’ importante far sapere all’atleta meno talentuoso che deve spendere più tempo per acquisire la padronanza dell’obiettivo prefissato. Per eseguire nuovi esercizi e fissare bene in mente ciò che si sta facendo, bisogna praticare nel modo corretto, e con questo intendo avere la retroattività sin dall’inizio.

Zach Plesac, lanciatore della Ball State University (by Mike Janes Photography)
Zach Plesac, lanciatore della Ball State University (by Mike Janes Photography)

Come conseguenza della mia filosofia del lancio e relativa memoria visiva, è necessario per i miei lanciatori avere una doppia retroattività. 


L’elemento primario per ottenere questo risultato è l’ambiente in cui si sta lavorando, quindi, è necessario che la mente dell’atleta sia in uno stato di rilassamento mentre si sforza fisicamente per raggiungere un più alto livello di prestazioni.


Poiché è quasi impossibile per me individuare il suo stato sia atletico sia dei suoi movimenti, ho bisogno della sua opinione.  In poche parole, voglio che i miei lanciatori siano alunni attivi e non semplicemente dei robots che acconsentono sempre.  L’unico modo per ottenere la retroattività è: in parte visiva (specchi e video), oltre a verbale (domande e dialogo). La retroattività è fondamentale per i nuovi lanciatori che non hanno sufficiente esperienza per sapere se fanno bene o per correggersi da soli.

 

In definitiva il compito più importante di un pitching coach è salvaguardare la salute dei propri lanciatori. La mancata preparazione di un adeguato piano da applicare in gara è come preparare il fallimento dell’atleta stesso. I pitching coach sono alla base di una sottile linea di continuo miglioramento, quindi dobbiamo prepararci allo stesso modo in cui prepariamo i nostri lanciatori. Sono molti i siti dove si possono scoprire altri modi di insegnare, ma bisogna tenere in mente che stiamo lavorando in un periodo dove il Tommy John surgery (ndr, infortuni ai legamenti) è nella norma, il che rende ancora più vitale l’applicazione di un metodo adeguato alle necessità dell’atleta.


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Commenti: 1
  • #1

    flavia (venerdì, 30 gennaio 2015 14:37)

    favoloso ... questo è il mio pensiero che sto cercando di applicare alle mie giovani atlete...bello leggerlo