Il giudizio arbitrale

 

(Photo by Joshua Bessex/Getty Images) 

di Michele Dodde

Il posizionare una videata altamente tecnologica ma fredda nell'insieme per configurare un interessante studio sui giudizi inerenti le chiamate di Strike e Ball di ben 12 umpire durante le gare della post season in MLB, attuato in modo impeccabile da David G. Temple, capo redattore di TechGraphs, felicemente propenso a sollecitare meraviglia, conoscenza e riflessioni, invita a più considerazioni su quell'incredibile ectoplasma che è la Zona dello StrikeDunque con la incisiva tecnologia di oggi dove chip e raggi laser stanno incominciando a farla da padroni, ecco venir fuori il controllo dei lanci, con tanto di rigido rule alla mano, nell’ipotetica Zona dello Strike. Quasi come andare a giocare con il video gioco “9 innings”. 

Nella figura della stessa però, la Zona appare sempre quadrata quando invece in realtà non lo è in quanto essa cambia di volta in volta attagliandosi alla perfezione alla postura dei diversi battitori. Comunque va pur detto che ben si precisa come lo studio incontri sempre molte difficoltà nell'evidenziare la Zona in un ideale senso assoluto e ciò conforta poiché, anche per chi si posiziona per gioco dietro al ricevitore, il suo giudizio sarà pari a tutti quelli di coloro che vanno alla ricerca del sesso degli angeli. 

 

Andando ad esaminare tuttavia i responsi umpire per umpire, nell'esaminare i loro giudizi sulle chiamate di Strike sono propenso a considerarli tutti bravi, con Jeff Kellog e Paul Nauret più degli altri, in quanto la loro Zona, a mio parere, va giudiziosamente a fotocopiare quella immaginaria Zona delle “palle battibili” in modo naturale.

 

E’ invece sulle chiamate delle Ball che il discorso diventa enigmatico poiché la media delle Ball chiamate nella Zona è molto alta a partire da Brian Gorman e Rob Drake (9 a testa) sino a Bill Miller (18) e Jerry Meals (ben 21!!!).

Questo significa che i loro giudizi più volte hanno disarticolato la concentrazione ed il lavoro del lanciatore con le intuibili conseguenza psicologiche dello stesso.

Ora la valutazione della Zona, che noi tutti sappiamo essere il punto cardine dello sviluppo del gioco, dal tempo dei tempi ad oggi ha avuto continue metamorfosi ed evoluzioni tramandate anno dopo anno dagli umpire anziani a quelli più giovani, o meglio sotto forma di suggerimento, ma poi sempre negato come io stesso lo nego ora, che a casa base se si deve favorire qualcuno, questi è colui che in quel momento è maggiormente impegnato, ovvero il lanciatore cui non si possono “rubare” ben 21 strike.

 

Come nascono allora questi pseudo errori da parte degli umpire a casa base? Certamente dalla infelice scelta della loro set position che a volte non gli permette di seguire la palla sino al passaggio nella Zona dello strike delineando cosi l’amletica soluzione: nel dubbio meglio chiamare Ball. Non è corretto, ma è una soluzione. Anche questo è un suggerimento che ora nego poiché l’imperativo che deve sostenere sempre l’umpire è che egli non ha mai dubbi sui propri giudizi e dunque sulle chiamate di Strike e/o Ball.

 

Lo studio di Temple comunque resta valido sia per dare un senso logico all’intero insieme della Zona, e gli umpire sapranno da par loro trarre i giusti insegnamenti come auspica la MLB, sia per sviluppare tematiche relative a temi squisitamente culturali quali la valutazione dell’ampiezza o meno della Zona e quale influenza ne deriva dal punto di vista tecnico e di preparazione dei lanciatori.

Ancor più infine interessantissimi i molti commenti inviati a piè di pagina sullo studio dai vari Francis, Mike Webb, Mel, Steve ma soprattutto quello di Cat nel confermare che “in definitiva lo studio stesso ha confermato come gli umpire in realtà siano molto bravi e che degli stessi si avrà sempre bisogno sia per le chiamate di giudizio sia per le decisioni in tempo reale.

 

E questo perché, aggiungo, le prove tecniche con chip e laser pronti a dirigere una competizione hanno annoiato gli spettatori frastornati dalla fredda decisione dei giudizi e dall'applicazione nominalista degli atti leciti ed illeciti da parte di led e schermi giganti, ovvero è venuta a mancare proprio quell'imponderabile sfumatura del giudizio, della gestualità personale, del dialogo teatrale con i manager che poi diventeranno il tocco di classe o l’intima virtuale bellezza nei commenti parlati e scritti. Come ora.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Rosa Mariano (giovedì, 12 gennaio 2023 13:44)

    Il baseball senza ombra di dubbio, è lo sport che tu conosci come pochi al mondo.

  • #2

    Rosa Mariano (giovedì, 12 gennaio 2023 13:47)

    Il baseball è lo sport che, senza ombra di dubbio, conosci come pochi al mondo