________________________________ Una nuova immagine del baseball - 3^ parte

di Paolo Castagnini

Da alcuni giorni sono entrato nell'argomento "crisi del baseball italiano" Nel primo articolo scrivevo che dovremmo cambiare l'immagine del nostro sport nei confronti non tanto degli appassionati, ma per conquistare le persone comuni, quelli che di baseball e softball ne sanno veramente poco. Avere solamente il pubblico di intenditori non aiuta nessuno. Sostenevo che occuparsi ora di sport e attirare pubblico è sempre più difficile e che il problema non si limita al baseball, ma a qualsiasi intrattenimento che non sia il grande spettacolo che può contare sulla grancassa dei media. Nel secondo articolo ho affrontato l'argomento del perché il baseball è visto come sport noioso.

Ho anche scritto che le pause sono tra le prime responsabili di questo luogo comune. Le nostra partite sono lente. Dalle serie C alle IBL passando dalle giovanili il nostro sport è pieno di pause lente e noiose. Si salva il softball che ha mantenuto negli anni un buon ritmo di gioco.

 

Concludevo poi l'articolo rinviando alla prossima puntata per parlare di "qualità dei tempi morti". Ecco quindi l'argomento di oggi che vorrebbe aiutare a migliorare il baseball dal punto di vista dello spettacolo per conquistare un nuovo pubblico.

 

I principali tempi morti del baseball in sostanza sono:

 

  • Tempo tra un lancio ed un altro di cui ho parlato lungamente nel secondo articolo
  • Tempi tra il cambio inning

 

E' proprio di quest'ultimo oggi vi dico la mia opinione.

La qualità del cambio inning è estremamente importante nel nostro sport. Se un cambio inning dura 2 o 3 minuti questo cambia poco, quindi affrettare il povero lanciatore a dover fare solamente tre lanci per iniziare il primo battitore quasi da freddo non ha alcun senso. Allora vediamo cosa si potrebbe migliorare.

 

L'entrata e l'uscita dal campo di corsa o camminando fa già la differenza, ma non tanto perché di corsa ci si mette meno, ma perché il pubblico vuole vedere degli atleti. E' incredibilmente noioso vedere l'esterno che corricchia fino alla terra rossa e poi lentamente se non camminando si avvia alla panchina. Forse chi gioca non se ne rende conto ma lo spettacolo è deprimente! Il catcher che esce camminando quando il lanciatore lo sta aspettando è uno spettacolo desolante.

 

Ma l'uscita e l'entrata di corsa non serve solo per il pubblico. Serve anche per i compagni perché ricevono energia positiva e serve per gli avversari che al contrario sentono l'aggressività dell'altra squadra. Inoltre il difensore sarà più pronto a scattare sulle palline battute proprio per questi 30/40/50 metri che ha fatto di corsa. Chi non crede sulla positività di questo aspetto farebbe meglio a cambiare sport.

 

C'è sempre l'esempio della MLB? Quelli sono atleti che giocano 164 partite all'anno in grado di passare da tensione 0 a 100 in pochi centesimi di secondo; chi gioca una o due partite alla settimana non lo è.

 

La mascotte BirdZerk (clicca sulla foto per andare al filmato)
La mascotte BirdZerk (clicca sulla foto per andare al filmato)

Ed ecco la parte più interessante per il pubblico. Questi 2/3 minuti di tempo, ma potrebbero essere anche di più, devono essere dedicati proprio a loro. Ai nostri fans, al nostro pubblico, alle "persone comuni" quelle che non sanno cos'è l'infild fly e non capiscono perché si cambia il lanciatore destro per affrontare un battitore mancino. Quel pubblico che può affollare le tribune per il semplice motivo che ci stanno bene e che si divertono.

 

E allora via con i giochi soprattutto per i bambini. Qui i puristi torceranno il naso. Si perché da noi non si fanno i giochini stupidi. Strano! Al mare i giochi dell'aperitivo sono affollatissimi. Perché di questo si tratta.

 

La Minor League, questo dovrebbe essere il modello da copiare, non la MLB. Perché? Perché non abbiamo i mezzi per replicare la MLB. Ed invece abbiamo tutto per essere come la Minor League. Ed il problema del pubblico la Minor League se lo pone in ogni partita. Ed i giochini "stupidi" sono al contrario una grande attrazione che copre perfettamente quei 2/3 minuti di tristezza assoluta.

 

Le famiglie saranno felici di avere i propri figli impegnati nel tiro alla fune o nel gioco degli occhi bendati, la corsa mascherata. Ma persino gli sponsor saranno felici dello spot visivo che sapremo semplicemente rappresentare. Come? Ad esempio tre spazzolini da denti giganti manovrati dai bambini sulle tre basi è un ottimo messaggio da veicolare per il Centro Dentistico del quartiere. Ci sono mille iniziative da poter fare e smettiamola di pensare che gli Americani sono dei sempliciotti per poi ammirarli per ogni cosa che fanno e che dicono.

 

Cari amici "business" è la parola magica. Niente si fa senza questa parola. Negli Stati Uniti se si ha poco pubblico si corre ai ripari; niente pubblico si chiude.

 

Per concludere. Iniziamo con il migliorare il nostro prodotto indipendentemente dal livello di gioco e facciamolo nell'ottica della gente comune. Può essere IBL, Serie A o Serie C così come giovanili. Usiamo le pause per divertire il nostro pubblico. Togliamoci un po' di puzza sotto il naso e cerchiamo di essere più umili. Iniziamo a fare in modo che il pubblico stesso sia lo spettacolo della serata.

 

Quindi come si organizza una partita al di fuori del gioco stesso? Presentazione delle squadre, inno Nazionale, speaker, musica, statistiche, giocatori che non perdono tempo e che corrono in campo, iniziative e giochi durante le pause, comodità dei posti a sedere, buon servizio di fast foods.

 

Un capitolo a parte meriterebbe la Mascotte. Non c'è stadio di baseball senza la mascotte, ma di questo abbiamo già ampiamente scritto tempo fa in questo articolo che vi invito a rileggere.

 

Prossimo articolo: a quale target di persone possiamo puntare per i nostri stadi?

 

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Ecco qui sotto un filmato di cosa si organizza in tutti gli stadi di Minor League

 

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Commenti: 6
  • #1

    Maverick (lunedì, 04 agosto 2014 16:45)

    Ciao Paolo,
    in merito alle riflessioni che stai portando avanti cerco di dare il mio punto di vista, già espresso per altro in altri Forum e anche in sedi "ufficiali".
    In merito ai tempi morti (rientro nel box di battuta e tempi tra un lancio e l'altro), basterebbe applicare le regole - cosa disattesa puntualmente da ogni arbitro (soprattutto in IBL) - e le partite durerebbero almeno 20 minuti in meno rispetto all'odierno. La velocità può certo aiutare la "godibilità" dello spettacolo baseball, ma non è di certo il fattore chiave. Ossia, non credo che gli stadi tornerebbero pieni se le partite durassero 1h,30m. Aiuterebbe certo, ma non più di tanto.
    Nella terza parte invece, affronti il nocciolo del problema. Ossia far si che i tempi morti - che bene o male nel baseball esistono - non siano un problema da superare ma una opportunità da sfruttare (come hai fatto vedere tu nel filmato).
    Occupandomi di Marketing so che uno dei problemi che ci si pone più frequentemente è come cercare di intrattenere il pubblico (o anche target di comunicazione) con il proprio brand per più di qualche secondo. Nei grossi Mall o nei grandi Cinema, spesso si trovano delle situazioni in cui il "brand" (qualsiasi esso sia) cerca di comunicare in maniera profonda qualche iniziativa promozionale (attivazioni abbonamenti internet per citarne uno - oppure lancio di nuove automobili per dirne un altro). Il problema da risolvere in quei casi è "trattenere" il pubblico per più di un minuto sul prodotto da commercializzare. Se pensiamo che nel baseball di queste opportunità ne abbiamo almeno 18 in meno di tre ore, capiamo quali potenzialità dal punto di vista del mktg e della comunicazione questo sport possa avere. Negli USA lo hanno capito da un pezzo, qui nemmeno ci abbiamo provato. Ma non abbiamo i numeri minimi necessari di presenze per fare questo, mi si potrebbe dire. Sono d'accordo. Ma ci abbiamo mai provato ? Quali società di IBL oggi hanno un responsabile Marketing ? Quali sono le iniziative di promozione e marketing che le Società IBL oggi hanno portato avanti sul territorio per promuovere il loro prodotto ? Dato che le grandi squadre della IBL sono molto vicine tra loro (emilia) hanno mai pensato di fare attività in comune per promuovere il loro prodotto ? Si sono mai attivate assieme come network per chiedere sponsor comuni ? Possiamo delegare questa materia marketing sempre e comunque ai volontari ? Io non credo.
    Ma come fanno le Società IBL ad attivarsi nel marketing se non hanno nemmeno i soldi per affrontare dignitosamente un campionato e pagare i giocatori ? (vedi il triste caso di Nettuno e Grosseto giusto per citarne due, ma le altre stanno per arrivare..). Possono permettersi di rivolgersi a dei professionisti del settore mettendoli a busta paga ?
    La risposta è si. Basterebbe rinunciare ad un giocatore straniero per mettere a servizio un uomo di marketing capace e volenteroso.
    Perché dal mio punto di vista è del tutto inutile prendere un grande SS a fine carriera (perché di quello stiamo parlando) se poi non va nessuno a vederlo giocare.
    E' qui che dovrebbe entrare a mio giudizio la FIBS che oltre al lodevole discorso Accademia, poco ha fatto - per non dire nulla - per promuovere questo gioco. Non voglio accanirmi sulle telecronache e dirette RAI, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa, ma è evidente che laddove le Società non riescono per cultura, per mancanza di fondi o mancanza di capacità, la FIBS dovrebbe intervenire.
    Ma su questo mi dilungherei fin troppo. Ringrazio per lo spazio e lascio ad altri -spero numerosi - ulteriori commenti.

  • #2

    frludovisianco (lunedì, 04 agosto 2014 21:33)

    Non sono un esperto.
    Ho tutta l'esperienza invece, nei fatti, del baseball italiano.
    Non ho soluzioni in tasca.
    Molte esperienze - descritte come rimedi alla crisi - sono state tentate anche da noi in passato anche se in forma larvata.
    Ricordo un'iniziativa romana di buffet all'aperto stroncata dal presidente federale perché lesiva della reputazione del baseball:
    la Beca Carni a Bologna aveva lo stand gastronomico più affollato delle tribune stesse e a Ronchi l'accoglienza al campo era molto buona, anche se lì sono andato solo da giocatore e non da spettatore.
    Ma quello che non mi sono mai spiegato è come mai, nonostante la carenza di tante forme di propaganda, noi del baseball il pubblico, e molto numeroso (lasciate perdere chi dice il contrario, perché mente) lo abbiamo avuto; poi, mentre il livello tecnico del gioco è aumentato e di molto anche sotto l'aspetto dello spettacolo puro, il livello degli spettatori è diminuito vertiginosamente.
    Costruivamo stadi da 3/4 mila posti a sedere:
    saremmo stati dei matti se gli spettatori effettivi fossero stati gli attuali 200!
    No, non so darmi spiegazione alcuna.
    Forse bisognerebbe individuare che cosa fece crescere il pubblico nel baseball del passato.

  • #3

    Gianluca #29 (martedì, 05 agosto 2014 00:40)

    Concordo praticamente su tutto quanto scritto da Paolo e da Maverick e ribadisco quel che ho detto nel mio commento alla prima puntata di questa disamina: la massima serie di uno sport deve puntare allo spettacolo, durante il gioco e anche al di fuori di esso. Essendo anch'io un uomo di comunicazione, non posso che sposare il concetto di Maverick secondo cui non ha senso prendere uno straniero, magari anche forte, se poi nessuno va a vederlo giocare. Anzi, al di fuori del cortile, nessuno viene proprio a conoscenza che il campione Tizio gioca nella squadra X! Il provincialismo è un virus mortale per lo sport, perché disperde in mille rivoli pseudo-clientelari quelle spinte economiche che invece, anche in tempi difficilissimi come quelli odierni, potrebbero fare la differenza. Concordo con Paolo nella lotta senza tregua alle pause inutili e dannose del nostro sport: è insopportabile vedere questo continuo strazio di entrate/uscite dal box, guantini, segnali-fiume, tempi e via così. E' un passo che ha ragione di esistere solo per i campioni, ma ridicolo per tutti gli altri. La velocità delle gare è un elemento chiave, secondo me, per portare allo stadio tutte quelle persone che di baseball sanno poco o nulla. In una società dove tutto è sempre più improntato alla rapidità, in cui siamo abituati a dare e ricevere contemporaneamente una quantità notevole di stimoli multitasking... ecco, in questa società noi chiediamo alle persone comuni di star sedute 3 ore a cercar di capire un gioco complicato intramezzato da tempi morti clamorosi?! Le partite devono essere velocizzate a ogni costo, e le pause tra gli inning, non potendo essere ridotte troppo per motivi tecnici, facciamole diventare delle straordinarie occasioni di comunicazione, non dei minuti da buttare via. Il video delle Minor è davvero esemplificativo, in questo senso. Giochi e concorsi di ogni tipo non possono che attirare sponsor, investitori e pubblico. Sfruttare per 3 minuti un arbitro e qualche riserva della squadra di casa per mostrare e spiegare al pubblico una situazione regolamentare non potrà che invogliare le persone comuni a tornare allo stadio, senza sentirsi un branco di imbecilli perché sarebbero dovuti venire "già imparati" (come si dice a Roma) su sac bunt, sac fly, hit&run e chi più ne ha più ne metta. La gente ha sempre voglia di qualcosa di nuovo e noi dobbiamo essere bravi a darglielo, senza accoglierli sugli spalti con la puzza sotto il naso solo perché non conoscono cent'anni di storie e leggende del nostro sport. Magari scopriranno che anche una cosa antica può, d'improvviso, essere una novità.

  • #4

    Franco Ludovisi (martedì, 05 agosto 2014 08:59)

    Con tempi morti più corti,
    con iniziative varie nei tempi morti,
    certamente il baseball sarebbe più piacevole da vedersi.
    Ma se non sei mai andato a una partita
    che cosa ne sai dei tempi morti e della noia nei minuti dei cambi?
    Allora prima bisogna avere il pubblico e poi tenerselo stretto.
    I Grandi Eventi patrocinati dall'attuale dirigenza federale potevano,
    in teoria,
    essere una buona mossa per far conoscere il batti e corri ai profani. Peccato che se invitiamo gli Yankees in Italia non sappiamo nemmeno dove farli giocare,
    se attirassero la curiosità degli ottantamila del Sei Nazioni di Rugby: forse a San Marino!
    Sono andato in una scuola elementare a dimostrare il gioco.
    Tanto entusiasmo e la richiesta di giocarlo anche fuori dalla scuola e dagli orari ufficiali, nei giardinetti adiacenti:
    una media di sedici bambini, accompagnati da mamme. babbi, nonni ed altro a giocare ed a chiedere informazioni per quel nuovo gioco così avvincente per i piccoli.
    Mi è tornato in mente quando giocavamo per strada e la gente si fermava a vedere cosa stavamo facendo.
    Ma questa non può essere la soluzione. Forse una componente della soluzione, una possibile forma di diffusione.
    Ripeto:
    che cosa ha portato in passato il pubblico nei nostri stadi?
    Chiediamoci innanzitutto questo per ricopiarlo semmai, se possibile.

  • #5

    chiofregno (mercoledì, 06 agosto 2014 00:56)

    nei primi anni '70 quando il movimento era molto più seguito i campionati erano molto più larghi: più squadre e più incontri
    il territorio va presidiato! e molti molti meno stranieri/oriundi/naturalizzati ecc..questo era il segreto ed inoltre molto più clamore mediatico (la DS per esempio dava i risultati del weekend...)
    ora abbiamo l'Emilia Romagna League.

  • #6

    Franco Ludovisi (mercoledì, 06 agosto 2014 16:08)

    Il campionato di vertice del 1970 era formato da 12 squadre
    che disputarono 44 incontri nella stagione.
    Tre compagini Fortitudo Bologna, Parma e Pirelli Milano giocarono con soli giocatori di scuola italiana.
    I giocatori di scuola NON italiana erano 13 per una media di 1,08 giocatori a squadra.

    Il campionato di vertice del 1980 era formato da 10 squadre
    che disputarono 36 incontri nella stagione.
    Nessuna squadra era composta di soli giocatori italiani.
    Fortitudo Bologna e Parma avevano rispettivamente 5 e 6 (o 7) giocatori di scuola NON italiana.
    I giocatori di scuola NON italiana erano complessivamente 43.
    Questi dati mi sono serviti in passato per una mia documentazione.
    Non vogliono dimostrare nulla in questo momento.

    Nato e vissuto a Bologna sono Emiliano/Romagnolo Doc.
    Non mi piace l’EMILIA ROMAGNA LEAGUE, ma almeno lasciateci il riconoscimento che resistiamo più di altri alla “decadenza”.
    A