________________________________ La motivazione intrinseca

Doug Williams, manager College of San Mateo (California)
Doug Williams, manager College of San Mateo (California)

di Paolo Castagnini

Nell'articolo del 13 Dicembre ho sottolineato quanto per me sia importante la Motivazione nei compiti di un allenatore. (L'insegnamento dei fondamentali è la cosa più importante per una squadra giovanile; ma è proprio così?) L'argomento ha destato molto interesse tanto da essere tra i più cliccati e commentati. Come promesso ecco un breve resoconto sull'interessante presentazione di Doug Williams, manager del College of San Mateo (California) Il suo argomento trattato durante il Corso di Pitching Coach organizzato dal CNT e svolto a Tirrenia era: Come creare la motivazione nei lanciatori - La motivazione intrinseca

Naturalmente se in questo caso lo specifico è il lanciatore, è evidente che nello stesso modo è possibile trattare qualsiasi giocatore.

 

Creare Motivazione (Doug Williams)

 

In un giocatore gli elementi più importanti sono la mente e il cuore. Quando il vostro lanciatore è in crisi pensate che sia un problema tecnico? Il passo troppo lungo o troppo corto? il piede di perno? il braccio troppo indietro? Niente di tutto questo. Il problema sta qui (mente) e qui (cuore)

 

Allenare l'aspetto mentale - Avere la capacità di insegnare: Capire il lavoro per obiettivi - Capire che risultato l'atleta vuole raggiungere - La focalizzazione. Tutto questo per ogni fascia d'età.

La motivazione è importantissima per crescere e per vincere.

 

Ad ogni giocatore è necessario chiedere: Dove sei ora? Dove vuoi andare? Come pensi di arrivarci?

La risposta è: Tutto questo dipende da te.

 

Il nostro compito di allenatori è capire il loro potenziale.

Ad inizio stagione noi dobbiamo incontrare i giocatori uno per uno per motivarli spiegando loro il foglio degli obiettivi da compilare.

(Alla fine dell'articolo c'è il foglio da scaricare e compilare in pdf)

 

Il foglio va compilato dai giocatori. Essi devono trovare un loro obiettivo che deve avere le tre caratteristiche principali: Specifico - Raggiungibile - Verificabile. Ecco che un obiettivo del tipo "voglio impegnarmi di più" non va bene. Ad esempio un buon obiettivo per un lanciatore che nell'anno precedente ha avuto un ERA 3.5 potrebbe essere quello di raggiungere a fine dell'anno un ERA di 3.0 (Media punti guadagnati sul lanciatore)

 

Quindi a destra tra le linee il lanciatore scriverà di suo pugno ERA = 3.0

 

Nel centro del foglio saranno scritti i sotto obiettivi: A-B-C

 

Ad esempio Sotto obiettivo A potrebbe essere: Il primo lancio ad ogni battitore deve essere strike al 75%.

In che modo possiamo ottenere questo sotto obiettivo: Compilando i punti 1-2-3

Ad esempio il punto 1 potrebbe essere: Durante il bullpen mi alleno per una serie di "primi lanci" concentrandomi sullo strike e usando il mio lancio migliore (più controllato) ad esempio fastball 4 cuciture.

 

Il sotto obiettivo B potrebbe essere: Lanciare il 50% del cambio in strike.

Nei vari punti scrivo come:

Ad esempio punto 1- Ogni volta che faccio i tiri di riscaldamento ne eseguo 10 con l'impugnatura del cambio.

 

Nel nostro colloquio che faremo con ogni singolo giocatore gli chiederemo: In una scala da 1 a 10 quanto sei sicuro di te stesso?

Se la risposta è 4 il sotto obiettivo C potrebbe essere che quella risposta passi da 4 a 8. Solo parlando con loro la loro autostima aumenta.

Uno dei punti può essere lavorare sulla visualizzazione: Ad occhi chiusi pensare a tutto il caricamento compreso il lancio in strike e poi eseguire veramente il lancio.

 

E così via fino a quando il modulo è completato.

 

Quando il modello è completato una copia va consegnata al manager e una copia si attacca in un posto ben visibile a casa del giocatore. Ad esempio vicino allo specchio del bagno, così quando ogni mattina e ogni sera il nostro giocatore andrà a lavarsi i denti egli guarderà il foglio e penserà: "Ho fatto ciò che io ho deciso di fare?". Se la risposta è sì, potrà guardarsi allo specchio, gonfiare il petto ed essere orgoglioso di se stesso. Se la risposta è no, dovrà guardare lo scarico del Water è pensare che i suoi obiettivi sono andati proprio giù per di la.

 

Quindi il tema è:

Ora siamo qui e vogliamo andare la. Come facciamo?

Le risposte devono essere specifiche.

Solo in questo modo loro si impegneranno non solo quando noi li guardiamo, ma sempre.

 

Negli Stati Uniti è stata fatta una ricerca e si è visto che solo scrivendoli, si aumenta del 40% la possibilità di raggiungere gli obiettivi.

Mano a mano che il giocatore vedrà l'avvicinarsi dei suoi obiettivi, l'autostima salirà. Se poi un giocatore non raggiunge l'obiettivo non dovrà venire da noi allenatori a chiedere il perché. Quello che noi possiamo fare è dare una pacca sulla spalla o una tirata di orecchio e dire. "Guarda cosa avevi scritto sul foglio. Pensi di aver fatto tutto ciò che di cui ti sei impegnato?"

In questo modo li renderemo responsabili.

 

Pertanto noi allenatori dobbiamo sempre essere attenti agli aspetti tecnici e atletici, ma se ci saremo impegnati nella motivazione, noi avremo grandi progressi da parte dei nostri atleti.

 

Nella foto Daniel Nava con i Bulldog del College of San Mateo allenati da Doug Williams
Nella foto Daniel Nava con i Bulldog del College of San Mateo allenati da Doug Williams

Conoscere se stessi - La capacità di autovalutarsi

 

Se tutto il tempo che passiamo con il nostro lanciatore lo usiamo per la meccanica, un giovane penserà che non sta lanciando strike perché ha un problema di meccanica. Ma questo non è vero! Dipende dal cuore!

Ogni volta che sbaglia penserà alla sua meccanica e perderà la sua concentrazione e la competizione. Se perde il suo controllo emotivo inizia a sbagliare la meccanica, ma questa è una conseguenza. In questo momento arriverà la frustrazione e la rabbia per come sta lanciando. Siamo in grado noi di allenarlo?

 

Dedicare del tempo per parlare con i giocatori è fondamentale. Chiedere al giocatore: "Conosci te stesso? Conosci le tue emozioni? Come reagisci quando le cose non vanno bene".

 

Come gestisci le avversità? In una scala da 1 a 10?

Alcune persone non si sono mai guardate dentro. Noi dobbiamo aiutarli a vedere se stessi. Noi allenatori dobbiamo essere in grado di leggere il linguaggio del corpo. Leggere i segni della frustrazione: Sbattere i piedi, calciare la terra, sbuffare. Sia questo in bullpen che in partita.

 

Il nostro giocatore è più cavallo o più cane? (nel pericolo il cavallo scappa e il cane attacca).

 

Focalizzazione

Per concludere: Il giocatore deve capire la sfida che ha davanti:

 

1. Farsi un piano e rispettarlo (come da scheda compilata)

2. Impegnarsi nel lavoro

3. Se un giorno il cambio non va, noi lavoreremo sul cambio (spesso si fa il contrario)

4. Negli allenamenti ogni gesto deve essere pensato come fosse fatto in partita

5. Curare la disciplina mentale ed emozionale

 

Daniel Nava era un atleta del College of San Mateo e fu allenato da Doug Williams. Doug l'ha portato come esempio di grande capacità di automotivazione. Daniel Nava dopo aver finito il College non fu una prima scelta del Draft e nemmeno una delle ultime. Ma con la sua perseveranza e credendo in se stesso e per merito della sua grande motivazione è diventato un campione con i Bosto Red Sox

 

Buon lavoro e Buona motivazione!

 

 

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Daniel Nava con i Boston Red Sox
Daniel Nava con i Boston Red Sox
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La scheda per l'Automotivazione da compilare da parte degli Atleti
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La presentazione di Doug Williams al Corso Pitching Coach del CNT
Pitching Mental Skills and Intrinsic Mot
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Commenti: 4
  • #1

    Maverick (martedì, 17 dicembre 2013 12:18)

    Quello che apprezzo della scuola americana è la capacità e la volontà di misurare tutto. Di dare un valore - se vuoi anche numerico come la scala da 1 a 10 - a qualsiasi cosa. Questa ricerca della misurazione ti porta necessariamente all'analisi del lavoro che fai e dei feedback che ti arrivano. Ritengo che questo tipo di approccio sia valido per ragazzi dai 13-14 anni in su. Per i più piccoli la fase ludica è da privilegiare rispetto alla motivazione. Per i teen agers non sono da sottovalutare inoltre le dinamiche di "appartenenza" al gruppo che spesso sono ancor più motivanti di quelle personali.

  • #2

    ludovisi franco (martedì, 17 dicembre 2013 13:50)

    Conosci te stesso (Nosce te ipsum) Lo devo aver già sentito dire.
    Nel lancio c'è l'aspetto FISICO e quello MENTALE.
    Per l'aspetto mentale non è difficile consigliare a concentrarsi prima del lancio, a visualizzare il lancio, a mirare ad una parte piccola del bersaglio per essere sicuro di colpire una zona vasta o ad essere istintivi nel rilascio perchè una volta dette queste cose non bisogna aggiungere quasi mai COME FARE PER REALIZZARLE.
    Prima istruiamo il lanciaatore sulle TENCICHE di lancio, poi sull'aspetto mentale ed infine se vogliamo che sia lui l'ALLENATORE DI SE STESSO ben venga anche questa fase.

  • #3

    liliana williams (martedì, 24 dicembre 2013 16:11)

    ciao paolo, thank you for letting us know about your article. i showed it to doug.
    buon natale, feliz navidad, merry christmas

  • #4

    Paolo (martedì, 24 dicembre 2013 17:49)

    Thanks Liliana! Merry Christmas!