Buster Posey, quando la famiglia conta più di tutto

Kirby Lee-USA TODAY Sports
Kirby Lee-USA TODAY Sports

di Frankie Russo

Arrivato all’aeroporto di San Francisco, il GM Farhan Zaidi si trattenne più del solito nei pressi del cancello di uscita rifiutando l’idea di dover vedere per l’ultima volta il più grande ricevitore della storia dei Giants terminare lì la sua carriera. Sarà difficile ora immaginare i Giants senza Buster Posey, uno che è stato votato sette volte per l’All Star Game e divenuto un elemento fondamentale per le tre volte vincitore delle World Series nello scorso decennio. La decisione di Posey ha preso molti di sorpresa ma la verità è che il campione 34enne già prima dell’inizio della regular season aveva fatto trapelare la notizia che sarebbe stato il suo ultimo anno. Posey che ha disputato 12 stagioni con l’organizzazione e nel 2021 è stato uno dei migliori terminando con una media battuta di 304 e 889 di OPS, oltre ai 18 fuoricampo che hanno guidato i Giants a 107 vittorie e il loro primo titolo divisionale dal 2012. Il suo contratto per il 2022 prevedeva un salario di 22 milioni di dollari, ma alla fine Posey ha deciso di lasciare quando ancora al top della carriera e per stare più vicino alla famiglia.  

Infatti il motivo principale del su ritiro, Posey lo attribuisce al fatto che crede sia arrivato il momento di spendere più tempo con la famiglia, cosa che aveva già mostrato nel 2020 rifiutando di giocare nell’anno pandemico del COVID, scegliendo anche di stare vicino alla moglie dopo che la coppia aveva adottato due gemelli nati prematuramente. Il desiderio ora è di ritornare nella sua natia Georgia dove ha ancora molti parenti anche se prevede di rientrare in un prossimo futuro nei ranghi della società con un qualsiasi altro incarico. 

Non sono nemmeno da sottovalutare i vari infortuni occorsi in carriera. Nel 2011 fu proprio un suo infortunio, frattura della caviglia in una collisione a casa base con Scott Cousins, che diede il via alla nuova regola di eliminare le collisioni a casa base e le scivolate killer sulle basi. 

 

Nel 2018 la sua stagione fu interrotta causa un intervento chirurgico all’anca senza contare le molte contusioni subite in carriera. 

 

Sul campo Posey non ha nulla più da dimostrare. E’ stato eletto Rookie dell’Anno nel 2010, MVP nel 2020, quattro volte migliore battitore ed è in corsa per un altro quest’anno; ha vinto un Gold Glove e titolo di miglior ricevitore/battitore nel 2012. Posey è l’unico giocatore nella storia oltre a Pete Rose a vincere Rookie Of the Year (2010), MVP (2012) e tre titoli delle World Series (2010,2012,2014). La carriera di Posey termina con 1.500 valide e 158 fuoricampo. Tra cinque anni sarà eleggibile per la Hall Of Fame.

 

Gli inizi non sono stati facili. Una prima delusione fu quando, ancora al liceo, perse la finale dello Stato della Georgia. A seguire, quando nel college in Florida, ancora una delusione quando perse il titolo nazionale.  Quando fu selezionato nel 2008 dai Giants, aveva un solo obiettivo in mente: Vincere le World Series.  E ne vinse tre nel periodo d’oro dei Giants facendo di lui il migliore ricevitore nella storia dei Giants. 

Il suo impatto con il proprietario dei Giants fu premonitore. Larry Baer comprese immediatamente che aveva trovato un Giant che sarebbe rimasto per lungo tempo nell’organizzazione e che sarebbe stato amato dai tifosi e rispettato dai compagni. Si vedeva in Posey quel giocatore che avrebbe riportato a San Francisco quel titolo che mancava dal 1958, quando la società stazionava ancora in  New York. 

 

Posey è divenuto l’anima dei Giants. E’ uno dei tre ricevitori ad aver vinto tre World Series raggiungendo nella categoria Yoghi Brera e Bill Garrigan.

 

Per quanto fosse bravo dietro al piatto, Posey aveva la capacità di radunare tutti intorno a sé, a cominciare dai compagni ai coach e perfino i dirigenti.

 

Zaidi racconta che quando giunse a San Francisco nel 2008, Posey fu uno dei primi a telefonare per dargli il benvenuto facendo sentire il nuovo GM come a casa.

 

Posey possiede una incredibile empatia, la capacità di elevare le persone e farle sentire a loro agio. 

Sono onorato per aver lasciato tanti ricordi nei tifosi” ha dichiarato Posey. “Ma anche io ho avuto l’opportunità di giocare in questo stadio molte volte davanti a più di 42.000 persone e realizzare il mio sogno”.

 

Per i Giants e la tifoseria è la fine di una favola, una favola che resterà nella memoria di San Francisco per molti anni ancora.

 

Frankie Russo

 

 

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