Ricevitori e rubate: forza o rapidità?

Nella foto Francisco Cervelli (foto da piratesprospects.com)
Nella foto Francisco Cervelli (foto da piratesprospects.com)

di Frankie Russo

libera traduzione da MLB.com

Nell’eliminare un corridore in fase di rubata, la forza del braccio del ricevitore è solo una piccola parte del gesto tecnico. 

Lo scorso 9 maggio si è potuto assistere a uno dei colti rubando più esaltanti della stagione. Nell’ottavo inning di una gara persa per 3-2 dai Pirates,  il ricevitore di Pittsburgh Francisco Cervelli ha realizzato ciò che sembrava impossibile: Eliminare Billy Hamilton nel tentativo di rubare la seconda.

L’azione è particolarmente straordinaria poiché Hamilton è considerato il miglior rubatore di basi e perché in tempi recenti e nello stesso lasso di tempo,  nessun altro ricevitore ha consentito più basi rubate di Cervelli. Sin dal 2015 Hamilton ha rubato 115 basi su 131 tentativi (87,8%), la più alta percentuale tra i 77 giocatori  con  almeno 30 tentativi nello stesso periodo.  Allo stesso tempo, sono state 168 le basi rubate con Cervelli dietro al piatto pur considerando la sua limitata presenza in campo dovuta a infortuni vari.

 

 

Sulla carta, quindi, sembrava un’impresa impossibile. Sul conteggio di 1-1, Hamilton è partito per la seconda su un lancio leggermente interno cronometrato a 87,1mph, ma il tiro di Cervelli è stato perfetto.  La velocità del tiro è stata stimata a 79,2mph. La domanda ci viene naturale:  Qual è stato l’elemento determinante che ha permesso a Cervelli di eliminare Hamilton? 

 

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Per trovare una risposta bisogna prendere in esame un gran numero di tiri dei ricevitori nelle majors, antecedenti al 2015 poiché Statcast prima di tale data non forniva ancora queste informazioni.  Il primo elemento preso in esame è stata la percentuale dei colti rubando pur sapendo che la differenza tra “out” o “safe” dipende anche da altri fattori quali il lanciatore, il ricevitore, il corridore e anche l’interno che riceve la palla. Noi ci soffermeremo su uno solo dei fattori: la forza del braccio del ricevitore.

 

 

Nel 2016 Statcast ci segnala 1.701 tiri in seconda da parte dei ricevitori nel tentativo di rubate, di cui 1.151 sono arrivi salvi contro 550 eliminazioni. Il numero di tiri (1.701) non rispecchia il numero complessivo di tentativi poiché non sempre sono stati effettuati tiri nell’azione. Basti considerare quante volte un lancio non è preso in modo "pulito" dal ricevitore il quale preferisce non tirare, oppure il tiro è indirizzato in terza su una doppia rubata, ecc. Ritenendo sufficienti i dati a disposizione, cominceremo ponendoci una semplice domanda: Esiste una correlazione tra la  media di un braccio forte e la percentuale dei colti rubando? 

La seguente tabella riferita al 2016, pur con diverse varianti, in un certo senso ci indicherebbe di si.

La tabella ci indica chiaramente che, dei 59 ricevitori presi in esame, una correlazione esiste. A conferma vediamo che la percentuale più bassa di eliminazioni è detenuta da Tyler Flowers il quale ha un braccio debole, mentre la percentuale più alta è detenuta da Gary Sanchez che ha il braccio più forte. 

 

Ma a contraddire questa tesi si rileva anche che Russell Martin e Salvador Perez, seppure con una forza di braccio simile (80,9 Martin, 81,2 Perez), il divario tra il successo dei due è piuttosto ampio (15% Martin, 48% Perez). Conseguentemente, si può affermare  che è difficile essere bravo con un braccio debole, ed è difficile essere scarso con braccio forte. Ma come vedremo, non è una verità in assoluto. Nella tabella si rileva, inoltre, che nel raggio di successi intorno al 20-30%, c’è una differenza di potenza di circa 10mph. Quindi, questo ci fa capire che vi è altro oltre che avere solo  un braccio forte. Certamente esiste una correlazione, ma non è tutto. Allora, invece della percentuale, questa volta proviamo a prendere in esame il risultato dei tiri in seconda sui tentativi di rubata.

Qui notiamo che la distribuzione è più normale. Circa  i due terzi (65,6%) delle basi rubate ricade nella fascia di tiro tra le 76/81mph (linea blu verso l’alto), mentre circa la metà (48,5%) dei colti rubando ricade in una area più ristretta tra le 77-80mph (linea rossa).

 

Quindi, in base a questi dati Statcast, possiamo affermare che la maggior parte dei tiri raggiungono mediamente una velocità tra le 76-81mph. Fin qui abbiamo rilevato che avere un braccio forte aiuta, ma non garantisce un risultato certo, e la disparità tra braccio debole e forte neanche sembra fare una grossa differenza. 

 

Infatti, nelle majors nemmeno la velocità media del tiro tra i colti rubando e non, mostra una grande differenza:

  • Velocità media di tiro in rapporto alle basi rubate (in seconda) per ricevitori con braccio forte: 78,8mph
  • Velocità media di tiro in rapporto ai colti rubando (in seconda) per ricevitori con braccio forte: 80,1mph

 

 

La differenza è di poco superiore a un mph. Convertendo le miglia in secondi, il tempo medio di tiro relazionato al tentativo di basi rubate è di 1,26 secondi (calcolato dall’istante in cui il ricevitore rilascia la palla, all’istante in cui viene raccolta dal difensore).  La media di velocità di tiro per i colti rubando è di 1,24 secondi, che corrisponde a una differenza di 2 centesimi di secondo, elemento che ancora non rappresenta un grosso margine.

 

Di conseguenza, dobbiamo ritenere che la media di distribuzione nemmeno ci offre una risposta esatta tenendo conto dei vari fattori che ne influiscono il risultato.

 

Allora, invece della distribuzione, vediamo cosa succede se prendiamo in considerazione la velocità

Questa tabella comincia a rilevare una certa differenza e sembra che il punto focale si verifichi intorno alle 82mph ed è qui che dobbiamo considerare la forza del braccio del ricevitore. Prima abbiamo visto che due-terzi dei tiri sono tra le 76-81mph, e l’ultima tabella ci ha indicato che 82mph è il punto cruciale. La tabella successiva ci offre un quadro ancora più esplicativo

In precedenza si è potuto constatare come esista una certa relazione tra forza del braccio e il numero di colti rubando, ma non ha stabilito un divario significativo. Qui invece, abbiamo una visione più particolareggiata tra forza e velocità, specie quando si superano le 82 mph.

 

Ad ogni modo, Cervelli non ha tirato a 82, bensì a 79.2, appena nella media. Quindi, ritornando alla domanda iniziale, se non è dipeso dalla forza del braccio o dalla velocità del tiro, qual è stato l’elemento  che ha  determinato  l’eliminazione? 

 

Sicuramente non è dipeso dalla velocità di Hamilton che è risultata nel suo standard (3,68), né tanto meno è dipesa dal vantaggio dalla prima anch’esso secondo il suo standard (6,43mt). Non è dipeso nemmeno dalla velocità di lancio di Vogelsong (87,1mph) o da una sua particolare rapidità nella meccanica. Sono subentrati altri fattori che hanno determinato il successo di Cervelli. Il tiro è stato preciso, quasi perfetto, l’interbase Mercier non ha dovuto nemmeno muovere il guanto e Hamilton gli è scivolato dentro.

 

Seconda e più importante, è stata la rapidità di movimento di Cervelli. La sua media personale di 0,75 secondi è di poco superiore alla media delle majors (0,73), ma in queste situazioni  ogni frazione di secondo conta.

 

In questa particolare occasione, Cervelli ha registrato un sorprendente 0,57, terzo migliore tempo personale. Ed è interessante rilevare come le altre due volte sia successo contro Keon Broxton, uno dei più veloci della lega, il quale ha rubato con successo 23 volte su 27 tentativi. Questo ci fa intendere che Cervelli era ben consapevole della velocità del corridore e ha enfatizzato talmente tanto sulla rapidità da eliminare il re delle basi rubate.

 

Dunque, come si è potuto notare, in relazione a una chiamata tra “salvo o eliminato”,  si nascondono molti più elementi oltre al vantaggio del corridore al momento del lancio. Da oggi in poi presteremo più attenzione dove si trovava il corridore al momento in cui la palla è entrata nel guanto del ricevitore e anche quanto tempo quest’ultimo  ha impiegato per effettuare il tiro.  

 

Resta il fatto che per un ricevitore avere un braccio forte è importante e che esso è solo uno dei fattori empirici che possono determinare il risultato positivo, ma è bene anche sapere che esistono altri elementi  che implicano il gesto tecnico. Fino ad ora si sapeva che un ricevitore non può essere giudicato solo dalla media dei colti rubando, adesso sappiamo anche quanto sia fondamentale la rapidità dei movimenti.

 

Frankie Russo

 

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Commenti: 1
  • #1

    raffaele Zappia (mercoledì, 25 gennaio 2017 20:44)

    Mi chiamo Raffaele Zappia, seguo con molto interesse i vostri articoli e non potevo rinunciare di esprimere la personale opinione sui dati riportati inerenti le qualità e capacità tecniche del ricevitore " CERVELLI ". Nel baseball avere un braccio forte è molto importante e se poi si associa ad una buona rapidità di esecuzione del gesto tecnico di tiro sulle basi, dal momento in cui la palla entra nel guanto e fino al rilascio, si ha la conferma che siamo di fronte ad un ricevitore di alto livello. Molto probabilmente si i suoi lanciatori utilizzano una meccanica di lancio molto lenta, dalla posizione fissa, gli insuccessi sono più frequenti per prendere i corridori in fase di rubata dalla prima alla seconda base. Naturalmente, un tecnico preferisce fare tenere il ritmo del gesto tecnico di lancio ai lanciatori di successo e lavorare per migliorare la rapidità di tiro ai propri ricevitori; oppure, se ciò non avviene, sostituisce il ricevitore con un altro dal braccio più forte - miglia 85 e oltre anziché 80. Nel caso specifico non mi sembra che sia necessaria la sostituzione. Il nostro ricevitore Cervelli ha un braccio che esprime una velocità pari a miglia 80 circa. Dal punto di rilascio della palla fino a raggiungere il cuscino di seconda base ( mt. 38.80 ) impiega un tempo di m/s 1130. Il tempo complessivo che riesce a sviluppare per coprire la distanza di mt. 38.80 casa base - seconda base, come si evince dal video, è pari a m/s 1880. La rapidità di esecuzione del gesto tecnico dal momento della presa della palla e fino al punto di rilascio della stessa è m/s 750. Il punto di rilascio della palla avviene più avanti rispetto alla presa per mt. 1.50 / 1.70 circa. Il lanciatore a sua volta se sviluppa una velocità alla palla pari a miglia 85 per coprire la distanza di mt. 18 ( guanto del ricevitore e con battitore posizionato in fondo al box di battuta ) dal punto del rilascio della stessa impiega un tempo pari a m/s 475. invece se la velocità del lanciatore è miglia 90 il tempo è di m/s 450 circa. Il gesto tecnico della meccanica del lancio, dalla posizione fissa, fino al rilascio della palla se lento è effettuato in m/s 1000 mentre se è più rapido in m/s 800 / 900. Sommando i due dati del lanciatore otteniamo i seguenti tempi:
    Meccanica lento m/s 1000 rapido m/s 900
    Tempo velocità della palla ( 1 ) m/s 475 miglia 85 ( 1 ) m/s 475 miglia 85
    ( 2 ) m/s 450 miglia 90 ( 2 ) m/s 450 miglia 90

    totale ( 1 ) m/s 1475 ( 1 ) m/s 1375
    " ( 2 ) m/s 1450 ( 2 ) m/s 1350
    Adesso che possediamo i due dati lanciatore e ricevitore possiamo stabilire con certezza il tempo complessivo che impiegherà la batteria per evitare una rubata del corridore dalla prima alla seconda base:
    lanciatore meccanica lenta rapida
    miglia 90 m/s 1450 m/s 1350
    Ricevitore m/s 1880 m/s 1880
    totale m/s 3330 m/s 3230
    Il corridore Hamilton ritengo abbia impiegato il tempo di m/s 3400 perché dal dato espresso in video correre dalla prima alla seconda in m/s 3700 non è certo il tempo ideale per un corridore veloce e in particolare per Lui che risulta tra i migliori della MLB.
    altro dato dell'articolo che probabilmente pone dei grossi dubbi è il vantaggio che Hamilton utilizza in prima base metri 6. 43. Ritengo tale misura sicuramente un errore di traduzione perché è più reale per un vantaggio dalla seconda alla terza ma direi improponibile dalla prima. Dalle immagini del video il corridore sembra avere un vantaggio di piedi 11 o 12 = metri 3.65.
    Mi scuso per questa mia intromissione su alcuni punti dell'articolo che mi trovano in disaccordo, ma trattandosi di argomenti ai quali ho dedicato anni di studio e che sono
    riportati in un mio libro tecnico, il quale è prossimo a essere divulgato, non potevo tralasciarli.
    Vi seguo sempre con molta attenzione e passione e vi auguro di continuare ad informare tutti noi Tecnici e appassionati del meraviglioso gioco del baseball.
    Raffaele Zappia