________________________________ Pitching coach, questo mestiere sconosciuto

di Paolo Castagnini

Basta fare una domanda a caso tra tutti i tecnici del mondo che si occupano di baseball e softball, chiedendo dove si sentono meno preparati e la percentuale maggiore risponderà "il lanciatore". Il Pitching Coach è l'allenatore più raro per vari motivi:

  • la meccanica del lancio è tra le più complesse o forse la più complessa tra i gesti tecnici di tutti gli sport;
  • la strategia del lancio è complicatissima, quasi una partita a scacchi dove sono coinvolti sicuramente lanciatore, ricevitore, battitore, ma spesso anche pitching coach e persino i manager;
  • preparare atleticamente un lanciatore, cercando di ottenere il massimo preservando la sua incolumità, è la più grande sfida che un allenatore si possa trovare;
  • poche società ancora investono su personale qualificato per la gestione dei lanciatori

 

 

Su questi aspetti è iniziato il Corso di specializzazione per Pitching Coach che ha avuto il primo step in questo fine settimana a Tirrenia dove per tre giorni, oltre settanta pitching coach o futuri pitching coach si sono radunati per affrontare i temi descritti.

 

La seconda parte a fine mese sempre a Tirrenia, non per terminare il corso, ma per iniziare un percorso che avrà un anno intero di tempo per essere pienamente sviluppato. Forse nemmeno tra un anno, quando arriveranno i lavori dei tecnici, quali video e relazione sui ragazzi in cui si è operato, sarà in realtà compiuto il lavoro se è vero, come hanno spiegato i bravi Mimmo Micheli, Presidente del CNT e Ennio Paganelli, responsabile del corso, che tutto questo dovrà portare un cambio di marcia da parte del mondo tecnico del baseball e softball italiano. La formazione continua e l'interazione istruttore, allievo sarà il vero modello futuro.

Ovviamente non si può che parlare di qualità della formazione, fondamentale per lo sviluppo dei giovani atleti.

 

Alcuni argomenti trattati:

  1. Fino ad ora è sempre stato affrontato il problema del miglioramento delle prestazioni dei lanciatori considerando che per preservare il loro braccio era necessario evitare l'usura (troppi lanci) e gli effetti. Oggi oltre a questi aspetti si sottolinea che è proprio la ricerca della massima prestazione che può causare i danni maggiori. In che modo si cerca la prestazione? con quale fondamentale questi lanciatori sono chiamati ad imprimere la loro forza sulla palla?
  2. Quali sono le basi atletiche di un lanciatore di cui andremo poi a contare i lanci o gli inning? Per un giovane atleta 65 lanci potrebbero essere pochi, mentre per un altro troppi.
  3. Come sviluppare la forza esplosiva in un atleta?
  4. Come motivare un lanciatore? cosa possiamo fare per convincerlo che attraverso il suo lavoro raggiungerà risultati e troverà le sue soddisfazioni?
  5. Qual'é la sequenza di lanci da chiamare in una partita di alto livello? e quale con giovani di 12/14/16 anni?

 

Tutto questo e molto altro ancora è stato trattato da relatori straordinari, stimolati da una platea di tecnici che non si sono persi una sillaba di quanto pronunciato, anzi interagendo con domande sempre pertinenti e stimolanti.

 

Così un interessantissimo tema della motivazione è stato trattato benissimo da Doug Williams Manager del San Mateo College California; un professionale Gianni Natale a raccontare i metodi di preparazione dei lanciatori coadiuvato da Daniele Santolupo e Massimo Baldi; un istrionico Prof. Domenico Di Molfetta che ha tenuto incollata la platea sui segreti del corpo umano; Lo staff medico della Nazionale e della FIBS che ha presentato in maniera semplice ed esaustiva i meccanismi della spalla e del gomito dei lanciatori; un Bill Holmberg stimolato al massimo sugli argomenti a lui particolarmente cari, che con il lavoro dell'Accademia ha costituito un vero e proprio centro di ricerca sul lancio e soprattutto sulla meccanica per evitare gli infortuni. Bill non si è nemmeno risparmiato sulla strategia di lanci raccontando aneddoti e segreti dell'esperienza del World Baseball Classic, ma anche raccomandando l'importanza di insegnare ai giovani a lanciare strike.

 

Insomma una tre giorni che difficilmente si potrà dimenticare questa di Tirrenia e un successo personale del nuovo Gruppo del CNT

Anche questa è innovazione.

 

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Commenti: 1
  • #1

    Flavia Ciliberto (domenica, 03 novembre 2013 19:23)

    Bravi ...mi sarebbe piaciuto partecipare.....ma non si può fare tutto....buon lavoro e continuate così ....
    Flavia