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Allenare i propri figli?

Alec Bohm, Tyler Anderson and Yordan Alvarez ESPN

di Frankie Russo

Tratto da The Season

Quando un genitore prende la decisione di diventare un coach, il primo pensiero è rivolto verso le opportunità che tale scelta comporta, e cioè: spendere più tempo con i propri figli e condividere la passione per lo stesso sport.  Ma troppo spesso ci si rende conto delle celate insidie solo quando è troppo tardi. Critiche da parte degli altri genitori e coach, accuse di non distribuire equamente i tempi di gioco e il doversi alternare tra la posizione di coach e genitore sono solo alcune delle difficoltà che s’incontrano.

Quindi, la domanda da porci è se è possibile allenare il proprio figlio con successo.  Craig Haworth che ha allenato il proprio figlio in diversi sport e gestisce un sito e podcast che tratta gli aspetti positivi della cultura dello sport giovanile ne è fermamente convinto. Haworth ha sempre desiderato che il figlio potesse trarre il massimo vantaggio durante le sue esperienze nell’approccio dello sport giovanile, ma ha potuto anche costatare come il rapporto tra coach e giocatori spesso era estremamente inefficiente. Mentre il capo allenatore lavorava con un gruppo di giocatori, il resto della squadra rimaneva inoperoso. Ecco perché, per coloro che decidono di diventare un coach/genitore, è importante stabilire una esperienza positiva per se stessi, per il proprio figlio e per la squadra.

Interpellate prima vostro figlio. Chiedete se si sentirà a suo agio avendo il genitore come coach oltre che come genitore. Assicurarsi che la sua decisione non sia basata su ragioni puramente egoistiche.  Se notate che vostro figlio è esitante o mostra di non sentirsi a suo agio, rinunciate.

 

Mettete subito in chiaro le vostre idee. Convocate separatamente giocatori e genitori all’inizio della stagione e siate diretti. Comunicate loro che intendete trattare vostro figlio come tutti gli altri. Probabilmente non eliminerà tutti i dubbi, ma almeno avrete reso noto il vostro intendimento sin dall’inizio. Non sottovalutate questo aspetto, sia i giocatori che i genitori avranno sempre questo dubbio e non esiteranno a farvelo notare.

 

 

Lavorate per la squadra, non per vostro figlio. Resistete alla tentazione di consentire eventuali pregiudizi in qualità di genitore.  Fate uno sforzo di coscienza per seguire una semplice regola empirica: anteponete gli interessi della squadra a quelli di vostro figlio. Se un altro giocatore batte un fuoricampo, festeggiate con lui come se fosse vostro figlio. Correggete tutti allo stesso modo, rimproverate vostro figlio alla stessa maniera con cui rimproverate gli altri. 

Non esitate a far giocare vostro figlio con regolarità.  Se vostro figlio è il migliore interbase o il migliore lanciatore, allora merita di stare in campo. Se il bene della squadra è avere vostro figlio in squadra, allora fatelo giocare. Dovete avere le spalle grosse ed essere pronti ad affrontare qualsiasi sfida.

 

Siate voi stessi. Se avete la fortuna di avere un collaboratore, utilizzatelo come filtro, specialmente  per  le decisioni che potrebbero causare risentimento da parte dei giocatori o genitori. Un collaboratore può vedere situazioni che a voi possono sfuggire.

 

Tornate a casa come genitore, non come coach. Per evitare discussioni inerenti la gara mentre si torna a casa, iniziate proprio con il chiedere a vostro figlio se ha qualche domanda da fare al coach. Se la risposta è negativa, toglietevi il cappello e ditegli che siete tornati nelle vesti di padre e adesso si può discutere di altro.

 

Non incolpate gli altri coach o altri giocatori. Questo è particolarmente importante se siete un assistente coach o volontario. Evitate di criticare il capo allenatore in presenza di vostro figlio, riservate queste conversazioni per vostra moglie e per gli amici fidati.

 

Se siete preparati ad affrontare le difficoltà che sapete di  incontrare, allora allenare vostro figlio potrà diventare un’esperienza bellissima. Spendere più tempo con vostro figlio, avere modo di insegnare ai ragazzi lezioni di vita e condividere con loro questi ricordi sono solo alcuni dei benefici che se ne potranno trarre.

 

Frankie Russo

 

 

Articolo pubblicato il 05/12/2016

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Commenti: 1
  • #1

    Nino miceli (mercoledì, 28 dicembre 2016 21:46)

    Complimenti..leggere queste righe..e di grande aiuto al mio..lavoro e Riflette molti nuovi aspetti del mio nuovo Percorso di pitching coach...ĺvoglio scrivere....L'Umilta....mio principale...adgettivo...Ascoltare...grazie....ninomiceli