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Cosa rende un giocatore d'elite

da MLB.com 

Presentazione di Paolo Castagnini

E' credenza comune che per diventare campioni in uno sport bisogna passare molte ore ad allenarsi in quello sport. Ma non è sempre vero. Costruire un atleta partendo dallo sviluppo di schemi motori attraverso multi sport porta a risultati migliori che far trascorrere ai ragazzi e ragazze ore e ore di ogni giorno nel medesimo sport. Questo mi hanno insegnato i Maestri dello Sport ai corsi tecnici che ho frequentato a Roma fin dagli anni '80. Nel 2023 dopo 40anni vale ancora la stessa teoria. Peccato che in Italia questo non si applichi prima di tutto perché proprio dal Coni, che organizza questi corsi, non si  è mai vista una proposta alle federazioni per creare quelle condizioni affinché questo si avveri. (campionati stagionali dove i ragazzi possano frequentare più sport durante l'anno) e poi per il morboso accaparramento di atleti da parte delle singole società sportive. Nel manuale per i tecnici giovanili dei Kansas City Royals al primo capitolo c'è scritto: "incentivare i giocatori, finita la stagione del baseball, a fare altri sport". Certo che parliamo di Stati Uniti dove lo sport è proprio organizzato a stagioni. Nel sito internet di riferimento dei coach delle giovanili dei  Kansas City Royals è stato pubblicato in questi giorni un articolo che descrive una ricerca scientifica su questo argomento. Peccato non poter applicare pienamente questi concetti in Italia. Ecco per voi la traduzione dell'articolo ad opera del nostro bravo Frankie Russo.

Cosa rende un giocatore d'elite

di Frankie Russo

 

Il termine elite si riferisce al meglio del meglio in un determinato settore. Quando parliamo di baseball, i giocatori d’elite ai quali si fa riferimento sono Mike Trout, Shohei Othani, Fernando Tatis per nominarne alcuni. Per il softball, Jennie Finch, Cat Osterman e Natasha Watley sono gli esempi di giocatrici d’elite. Poiché lo sport giovanile è cresciuto fino a diventare un’industria da quasi 20 miliardi di dollari in tutto il mondo, queste aziende, alcune in modo giusto altre meno, sono in competizione per convincere le famiglie dei giocatori giovani del perché il loro programma, la loro squadra o il loro prodotto aiuterà i giovani a raggiungere lo status di elite. Uno dei punti di forza della loro propaganda è che se i ragazzi non si allenano nel corso di tutto l’anno, essi saranno sempre indietro rispetto ai loro coetanei e non diventeranno mai d’elite.

Se è corretto il concetto che uno più si allena più progredisce, allora perché non allenarsi tutto l’anno? L’idea di allenarsi di più per diventare migliori fu molto propagandata nel 2008 dal libro di Malcom Gladwell “Outliers” (Valori anomali) e fu sulla lista dei libri dei più venduti del New York Times.

 

L’argomento centrale era basato sulla regola delle 10.000 ore che a sua volta si rifaceva alle ricerche di Anders Ericsson.

 

La regola delle 10.000 ore sostiene che se si considera qualsiasi tipo di campo cognitivamente complesso, a cominciare dal gioco degli scacchi fino all’essere un neurochirurgo, rileviamo uno schema costante secondo cui non puoi essere bravo a meno che non ti eserciti per 10.000 ore, che corrispondono a circa dieci anni per quattro ore al giorno” – Malcom Gladwell

 

In accordo con questo concetto, si comprende il motivo per cui dovremmo allenarci per tutto l’anno per diventare un’elite o raggiungere il livello di master. Tuttavia, nonostante tutta l’attenzione che attirò il libro, più tardi fu lo stesso Andres Ericsson a sostenere che la regola delle 10.000 ore non ha nessun fondamento, è invece la pratica specifica che rende una persona "elite". Nel 2016 Ericsson pubblicò un nuovo libro “Peak: Secrets from the New Science of Expertise" (Segreti dalla nuova scienza della competenza). In altre parole, l’autore sosteneva che è meno importante la quantità di tempo che si dedica alla pratica rispetto alla qualità di lavoro che si dedica all’allenamento. 

 

Ritornando all’argomento sport, questa teoria dell’allenamento specifico ha molto più senso. Se si prende un ragazzino e lo si allena in un solo qualsiasi sport giorno dopo giorno, mese dopo mese e anno dopo anno, a un certo punto si potrà notare una inversione tra la qualità e la quantità dell’allenamento. Più il ragazzino pratica sempre più la qualità dell’allenamento diminuisce perché si annoia, perché va in crisi, non rende al 100% e perde man mano la concentrazione. Diciamo quindi, che 5.000 ore di allenamento intenzionale e specifico valgono molto di più di 10.000 ore di allenamento mediocre.

Tenendo conto nello specifico della specializzazione e le abilità sportive, possiamo esaminare una nuova meta-analisi pubblicata nel 2021 intitolata: "Come si Costruisce un Campione?"

 

La pratica multidisciplinare, non la specializzazione precoce, prepara per le prestazioni di livello mondiale. La meta analisi ha effettuato 51 differenti studi che comprendevano 6.096 atleti tra cui 772 dei migliori al mondo. 

 

I 3 risultati chiave dello studio sono stati:

  • Gli atleti adulti di livello mondiale impegnati in una maggiore pratica multisport nell’infanzia/adolescenza, hanno iniziato il loro sport principale più tardi, hanno accumulato meno pratica dello sport principale e inizialmente hanno progredito più lentamente rispetto agli atleti di livello nazionale;
  • Gli atleti giovani con prestazioni più elevate hanno iniziato a praticare il loro sport principale prima, si sono impegnati maggiormente nella pratica dello sport principale ma meno in quella di altri sport, e hanno avuto progressi iniziali più rapidi rispetto agli atleti giovani con prestazioni inferiori; 
  • Essere stato leader da ragazzo/ragazza in qualsiasi singolo sport ha avuto effetti trascurabili sulle prestazioni  sia nella fase successiva giovanile che adulta. 

Esaminando i risultati di queste ricerche, ci porta alla determinazione che la specializzazione precoce può anche portare a risultati più rapidamente e alla migliore acquisizione delle capacità in giovane età, ma non ci garantisce il successo e inoltre, le prestazioni da giovane non sono una indicazione delle prestazioni da adulto. Questa è una teoria che ritroviamo anche in altri studi: per esempio, il fatto di essere migliore dei tuoi coetanei all’età di 11 anni, non garantisce che sarai migliore dei tuoi coetanei all’età di 20 anni.  

 

Un risultato significativo di questa meta-analisi è stato che gli atleti di livello mondiale hanno partecipato in gioventù a più pratiche guidate da allenatori di sport diversi dal loro sport principale. Senza entrare nei dettagli del merito, ma esaminando lo sviluppo motorio degli adolescenti e le tappe fondamentali del loro sviluppo, si può comprendere come questo non sia lontano dalla realtà. Molto semplicemente, praticare più sport fortifica l’atletismo che è fondamentale per essere bravi in qualsiasi sport. 

Un’ultima scoperta importante riguarda ciò che gli autori chiamano Talent-Development Programs (TDP) con specifico riferimento alle accademie sportive giovanili, scuole sportive d’élite e programmi di squadra delle federazioni sia a livello regionale che a livello nazionale.

 

Per semplificazione, considereremo i TDP come le nostre squadre più competitive e interpretando il loro pensiero sui TDP, “… gli atleti senior di livello mondiale nella nostra meta-analisi sono stati selezionati per i TDP in età più avanzata rispetto alle loro controparti di livello nazionale. Cioè, il coinvolgimento precoce dei TDP era correlato negativamente con le prestazioni dei senior di livello mondiale, indicando che la selezione precoce e il coinvolgimento nei TDP non sono né necessari né vantaggiosi per il successo senior a lungo termine”.

 

Considerando nello specifico il baseball, un interessante studio del 2019 ha esaminato tutte le prime e seconde scelte della MLB che vanno dal 2008 al 2016 per un totale di 746 giocatori, cioè i migliori dei migliori in base alle loro statistiche amatoriali.  I risultati di questo studio rispecchiavano quelli della meta-analisi e di innumerevoli altre ricerche sull’acquisizione di competenze.

 

Dei 746 atleti esaminati, 240 (32%) avevano praticato diversi sport nel periodo del liceo e 506 (68%) erano specializzati in baseball. A prima vista questi numeri sembrano in contrasto con quanto finora riportato. Infatti più giocatori specializzati in baseball sono stati identificati dagli scout come i migliori giocatori del gruppo e meritevoli di essere i primi o secondi selezionati. E ricordiamoci che questa tesi conferma quanto sostenuto dalla meta analisi che coloro che si specializzano presto sono migliori dei loro coetanei in età giovanile.

 

Lo studio però prosegue nel tracciare gli stessi giocatori nella loro carriera professionale e il risultato è stato che 326 atleti (43,7%) hanno giocato nelle majors per almeno un anno nel periodo di riferimento dal 2008 al 2016. La percentuale degli atleti che avevano praticato diversi sport e che avevano raggiunto le majors è stata del 46% rispetto al 43% di coloro che avevano praticolo solo il baseball.

 

Inoltre, il "multi sport giocatore" ha partecipato a molte più gare rispetto al "singolo sport giocatore" (363 contro 72). Pertanto, seppure il "singolo sport atleta" è stato preferito nelle prime due selezioni, è stato il "multi sport atleta" che ha avuto una più lunga e brillante carriera.

 

A conferma della meta-analisi, le prestazioni giovanili non sono un indicatore delle prestazioni da adulto ma è la pratica di diversi sport l’indicatore migliore per raggiungere lo stato di elite. Lo studio ha anche dimostrato come il singolo sport atleta ha avuto una maggiore percentuale di infortuni, altro motivo per cui hanno partecipato a meno gare, ma questo è argomento per un altro giorno.

In conclusione, raggiungere lo stato di elite in qualsiasi sport è estremamente difficile. Infatti, meno dell’1% di tutti i giocatori di baseball arriverà alle majors. Vi sono molti fattori che compongono lo stato dell’elite che non sono stati nemmeno nominati in questo articolo.

 

Tuttavia, con il progredire della specializzazione nello sport giovanile, speriamo che questo articolo sia di supporto. Il rischio di infortuni a seguito di specializzazione precoce è stato ben documentato ed assistiamo sempre più frequentemente a ricerche relativamente alla specializzazione giovanile.

 

A essere sinceri fino in fondo, il grande numero di risultati nel merito hanno dimostrato che la specializzazione precoce non garantisce il successo nel lungo periodo o per raggiungere lo stato di elite. Lo è invece, il divertimento e la pratica di più sport. 

 

Specializzazione sportiva

Agli atleti in età sempre più giovane si chiede di scegliere uno sport e dedicarsi alla specializzazione. Le squadre delle leghe superiori e i loro tecnici beneficiano di compensi per portare a termine un determinato programma con il risultato che si spinge per la scelta di un solo sport. 

 

Sono ormai un ricordo quando i liceali aspiravano di partecipare al trittico football, basket e baseball. Sono i genitori stessi che incoraggiano i propri figli a dedicarsi ad un solo sport e magari poter beneficiare di borse di studio per il College o un riconoscimento scolastico. Anche se questo consiglio viene spesso disatteso, comunque causa stress psicologico.

 

Con sempre più sport che offrono programmi di specializzazione annuali, il baseball ne esce ancora una volta sconfitto. Le generazioni precedenti vedevano il baseball come il passatempo degli americani con una grande quantità di persone che giocavano durante l’estate. La partecipazione di queste persone è ormai in forte declino.

 

Traduzione di Frankie Russo dall'articolo in originale qui. 

 

References

  • Confino J, Irvine JN, O'Connor M, Ahmad CS, Lynch TS. Early Sports Specialization Is Associated With Upper Extremity Injuries in Throwers and Fewer Games Played in Major League Baseball. Orthop J Sports Med. 2019;7(7):2325967119861101. Published 2019 Jul 26. doi:10.1177/2325967119861101
  • Ericsson, K. A. (2016). Peak: Secrets from the new science of expertise. Houghton Mifflin.
  • Gladwell, M. (2009). Outliers. Back Bay Books.
  • Güllich A, Macnamara BN, Hambrick DZ. What Makes a Champion? Early Multidisciplinary Practice, Not Early Specialization, Predicts World-Class Performance. Perspect Psychol Sci. 2022;17(1):6-29. doi:10.1177/1745691620974772

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