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Chi ha detto che il manager non conta?

di Frankie Russo

tratto da totallytigers.com

Premessa: Molti ormai dovrebbero sapere della mia passione per i Detroit Tigers ed è spesso dai relativi siti e quotidiani locali dove trovo gli articoli che volentieri condivido con i nostri lettori. Ciò detto, anche se queste storie riguardano in specifico i Tigers, non escludo che ognuno può riflettere sul contenuto e trarre qualche esempio, frase o concetto che possa essere utilizzato nel suo ambito.  Adesso andiamo all’argomento di oggi. 

Per comprendere a fondo questo articolo, dobbiamo fare un passo indietro negli anni e tornare al 2013, l’anno in cui i Tigers fallirono l’obiettivo di raggiungere le World Series nonostante avessero la migliore rotazione dei lanciatori, considerata tra le 5 migliori di tutti i tempi, e nel roster ci fossero molti giocatori destinati nella Hall Of Fame. E’ un argomento di cui molti se ne chiedono la ragione e di cui se ne parla anche oggi a distanza di 8 anni. C’è chi addossa la responsabilità al manager, chi al bullpen ed altri ancora a quella strategia dell’HR o SO oppure anche alla mancanza di aggressività sulle basi, in gergo “avanzare da stazione a stazione”. 

Noi oggi torniamo a trattare l’argomento poiché si legge un nome tornato in auge, tale Brad Ausmus che sta per divenire il bench coach per gli Oakland As. In parole povere sarà l’assistente di un manager alla sua prima esperienza che gli As ritengono più qualificato rispetto a Ausmus che a sua volta è stato manager per 5 anni nelle majors. Questo ci dimostra ciò che tutti sembrano aver capito e che i Tigers non compresero, o forse tardarono a comprendere, cioè che Ausmus non ha la stoffa e la personalità per fare il manager nelle majors. Eppure egli è l’unico manager ad essere stato assunto con nessuna esperienza né come coach né come manager, né nelle minors, né nelle majors. Assumere uno senza esperienza per guidare una squadra che stava per concludere un ciclo vincente e che era in una situazione di vincere ora o mai più, fu uno dei più gravi errori dell’organizzazione. Vari furono i motivi che guidarono a questa scelta scellerata.

Jim Leyland aveva già annunciato il suo ritiro sin dal mese di settembre e l’allora GM Dave Dombrowski gli offrì l’opportunità di individuare il suo successore.

 

Si venne a sapere in seguito che il bench coach e grande amico di Leyland, Gene Lamont, spinse molto per Brad Ausmus avendoci lavorato assieme per gli Astros. Tra i due c’era anche un patto d’onore nel senso che, chiunque dei due avesse mai avuto l’incarico di manager, l’altro sarebbe divenuto il suo bench coach. 

 

I Tigers convocarono solo tre candidati per il ruolo di manager, Ausmus, Rick Renteria e Tim Wallach tralasciando altri candidati che invece erano disponibili sul mercato e con maggiore esperienza quali Dusty Baker, Ozzie Gullien, Davey Johnson, Charlie Manuel, Dale Sveum e Eric Wedge. Nessuno, dico nessuno di essi fu convocato per un colloquio.

 

Scaturisce naturale la domanda del perché ci fu tanta fretta nell’assumere Ausmus in meno di due settimane quando invece generalmente una società ci impiega anche mesi per prendere una decisione. Troppa fretta e troppa convenienza, come per dire "Manus manum lavat", una mano lava l’altra. L’assunzione di Ausmus fu anche la conferma di Lamont nel ruolo di bench coach.  

Ausmus rimase 4 anni con i Tigers finendo solo due volte con un record vincente e due volte finì ultimo in classifica nonostante avesse a disposizione un roster di prim’ordine. A fine contratto i Tigers commisero un altro errore accettando l’opzione per un altro anno invece di licenziarlo. Si è anche saputo che Ausmus aveva perso la fiducia dei giocatori sin dal primo anno, eppure rimase al suo posto. 

 

Nel 2018 Ausmus rimase disoccupato, ma nel 2019 fu assunto come manager per gli Angels. Si narra pure che ancora prima della pausa dell’All Star Game, cioè dopo solo tre mesi, il proprietario Arte Moreno voleva licenziarlo, atto che divenne realtà subito dopo l’ultima sconfitta in campionato.

 

Negli anni 2020 e 2021 Ausmus è stato convocato da alcune società ma non ha mai superato il primo colloquio. A questo punto sembra chiaro che i suoi giorni come manager sono solo un ricordo e spiega perché oggi farà il bench coach. Probabilmente in cuor suo spera di rigenerarsi e tornare a fare il manager, ma qualsiasi sarà il suo futuro, resta il fatto che la decisione dei Tigers fu una delle peggiori mai prese e il prezzo pagato in ragione di denaro e di tempo è stato molto salato. 

 

Ed è anche uno dei motivi per cui Dave Dombrowski, al quale Mr. Ilitch aveva consegnato il suo portafoglio per potenziare la squadra, fu licenziato l’anno dopo. E l’unico che contrastò apertamente l’assunzione di Ausmus fu proprio il proprietario Mike Ilitch che finalmente la ebbe vinta dopo tante animate discussioni. 

 

Osservare cosa hanno fatto i Detroit Tigers nel 2021 dimostra quanto importante sia la scelta del manager. Basti vedere quanti progressi hanno fatto gli stessi giocatori da un anno all’altro sotto la guida di AJ Hinch. Non sarebbe stato interessante vedere Hinch avere nel suo roster Max Scherzer, Justin Verlander, David Price, Miguel Cabrera, Nick Castellanos, ed altri? A dire il vero, ironicamente Hinch ha avuto Justin Verlander come giocatore, solo che è stato con gli Astros. 

 

E’ più che legittimo chiedersi se i Tigers nel 2013 avessero assunto Dusty Baker o Davey Johnson o uno degli altri quattro disponibili con maggiore esperienza, le cose sarebbero andate meglio? Forse sarebbero arrivati alle World Series più frequentemente e magari anche vinta una. Ci puoi scommettere.

 

E se osservando i Tigers nel 2021 abbiamo potuto capire una sola cosa da questa stagione, è che il manager conta. Eccome!

 

Frankie Russo

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Erminio Mosca (martedì, 18 gennaio 2022 16:40)

    Se volete vi indico io un presidente che dice che non servono gli allenatori in campo, "basta seguire in ragazzi in allenamento e mandarli in campo con un genitore". Che genio eh!