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Io e Bruce

Nella foto da sinistra: Frankie Russo, Bruce Bochy e Giorgio il gestore dell'Agriturismo Terre di Nano
Nella foto da sinistra: Frankie Russo, Bruce Bochy e Giorgio il gestore dell'Agriturismo Terre di Nano

di Frankie Russo

Un'esperienza indimenticabile

 

ENGLISH VERSION

 

Novembre 2007, ponte di Ognissanti, decisi di trascorrere qualche giorno nella quiete e nel verde che circonda l’agriturismo Terre di nano gestito da mio nipote Giorgio a Montepulciano, in Toscana. Arrivai nel pomeriggio con mia moglie e, seduti davanti all'immenso camino aspettando la gustosissima cena, accuratamente preparata da Giorgio, il mio sguardo si soffermò sul planning delle camere. Lessi “Bochy”. Quel nome non mi era nuovo, sicuramente l’avevo letto da qualche parte e chiesi a Giorgio chi fosse.

“E’ un americano” rispose. “ Un omaccione, veramente grosso. Se fosse un giocatore di baseball, batterebbe un sacco di fuori campo.”  Anche Giorgio da giovane aveva giocato a baseball, vittima di suo zio coach!

 

Nonostante cercassi di saperne di più, dopo qualche ora passata giocando a carte e bevendo del buon vino prodotto dall'agriturismo, arrivò l’ora di battere il sacco. Ma anche nel sonno quel nome continuava a ronzare nella mia mente.

La mattina, ancora prima di fare colazione, insistetti con Giorgio per saperne di più e chiesi se era possibile controllare i documenti. Forse quel signore veniva dalla California. Forse quel signore si chiamava Bruce.

 

“Zio!” disse Giorgio. “Non esagerare!  Vengono tanti americani dalla California, ma adesso pensi di conoscere anche il nome. Sei proprio fissato!” Però alla fine acconsentì a controllare i documenti. Non riuscirò mai a descrivere la sua espressione quando lesse:“Bruce Bochy, San Diego, California”. “Come c..zo fai a sapere chi è?” esclamò.

 

Lo invitai a fare una ricerca su google e ancora una volta la sua espressione ebbe dell’indescrivibile quando apparve il faccione di Bochy col cappellino e la scritta “Manager San Francisco Giants”.

 

“Che facciamo ?” esclamò eccitato. “E’ un’occasione da non perdere!”

Mi ero trovato nel posto giusto al momento giusto. Continuammo a leggere per raccogliere più informazioni relative alla sua carriera e poi ci recammo ad Arezzo, dove avevo delle conoscenze e ci procurammo delle palline per far firmare gli autografi.


La sera, vestiti di tutto punto con giacche e cappellini dei Detroit Tigers, aspettammo il ritorno dalla gita giornaliera di Bruce e consorte. 


Alle diciotto arrivarono al parcheggio e Giorgio si avvicinò e, dopo le solite frasi convenevoli disse:

“E’ un piacere per me conoscere Bruce Bochy, manager dei San Francisco Giants, ex giocatore dei San Diego Padres e il loro manager nelle World Series del 1998”.

 

Bochy e signora rimasero in silenzio, a bocca aperta. Era chiara la loro sorpresa per essere stato riconosciuto.

“Come hai saputo queste cose?” disse dopo qualche secondo con la sua voce baritonale.

“Non io,” disse Giorgio “Ne sa di più mio zio.”

Mi feci avanti con la giacca dei Tigers e lo scioccai ancora di più.

 

“Piacere di conoscerti, come vedi sono un tifoso dei Tigers. Mi dispiace che hai perso le World Series contro Detroit nel 1984 come giocatore, e ancora di più che hai perso le World Series come manager nel 1998 contro i New York Yankees. Ti auguro di fare meglio a San Francisco. Mio nipote era convinto che con il fisico che hai,  avresti battuto più di 26 fuori campo in carriera.”

L’incredulità dei coniugi Bochy era al culmine e la loro unica espressione era: “Oh my God! Oh my God!”

 

Rimanemmo qualche minuto nel parcheggio e poi li invitammo ad entrare in una grande sala privata.


Giorgio mise a tavola delle bottiglie di buon vino. Non si parlava altro che di baseball. Mia moglie in seguito affermò che sprizzavo tanta gioia da sembrare un albero di natale pieno di luci scintillanti. 


Mentre eravamo intorno al tavolo arrivò l’amico di Bruce con in mano una bottiglia della concorrenza. Scherzosamente lo invitai a degustare solo il vino della casa e non se lo fece ripetere due volte. Venni a sapere in seguito che era il fratello di Dick Williams, manager e coach per i Boston Red Sox, Montreal Expos, Oakland A’s e California Angels. Gli ospiti furono invitati a cena, e fu indimenticabile.

 

Io mi sedetti di fronte a Bruce. Mi fu permesso di fare ogni tipo di domanda ma si raccomandò di astenermi dal dare consigli.


Spendemmo quasi tutto il tempo a parlare di baseball, lui rispondeva gentilmente a tutte le domande e mi raccontò tanti episodi che si verificavano nel dugout e negli spogliatoi di cui non ne verremo mai a conoscenza.


Williams suggerì a Bochy di assumermi come coach di prima base, Bruce rispose che ci avrebbe pensato, e credo che stia ancora pensando.


Qualcuno girò anche un filmato con un cellulare, purtroppo di pessima qualità, mentre, su richiesta di Bochy, ero impegnato a mostrare come insegnavo la battuta ai miei giocatori.


La Signora Bochy, di una gentilezza e semplicità estrema, era stanca dal viaggio e gentilmente si licenziò, non prima però di avermi chiesto quali erano i principali monumenti da visitare a Roma. Ovviamente menzionai anche la Fontana di Trevi e relativa legenda di gettare una moneta ed esprimere un desiderio. In quel momento vidi gli occhi di Bruce spalancarsi con un’espressione di gioia e dissi subito:

 

“So  qual è il tuo desiderio, partecipare e vincere le World Series!”

 

Seguì una fragorosa risata. “Hai ragione” disse, “ma, se gli avversari  saranno i tuoi Tigers ti prometto di non fargli troppo male e li tratterò bene!”

Aggiunse anche che credeva fermamente che da lì a qualche anno avrebbe portato i Giants alle World Series, lo staff dei lanciatori c’era, mancava solo qualche rinforzo in attacco.

Alle 23:00 la seduta fu tolta e prima di recarci ognuno nel proprio appartamento, Bochy prese due palline da baseball per gli autografi.  Giorgio prese il suo guantone da prima base e chiese una dedica. Bruce fu molto gentile: “Giorgio, I need you on my team!”. Poi prese una pallina e scrisse: To Frank, a pleasure getting to know you! Bruce Bochy  4/11/2007.


Le seguenti due mattine facemmo colazione insieme, Bruce mi invitava al suo tavolo sapendo che volevo parlare di baseball. Quando non era fuori ad ammirare le meraviglie locali, lo vedevo che fumava il sigaro sul balcone che affacciava sul cortiletto osservando il  magnifico panorama della val d'Orcia.


Salutava: “Sto aspettando la telefonata di Brian (il General Manager), siamo alla ricerca di un buon battitore, ne conosci qualcuno?”

 

Arrivò il giorno della partenza, lo andai a salutare e lo ringraziai per il tempo che ci aveva dedicato. Appoggiò sulla spalla quella sua mano grossa che pesava come un macigno e disse:

“Grazie a te Frank, è stato un vero piacere incontrare qualcuno che conosce tanto della mia carriera e parlare di baseball con te. Continua così perché hai un’ottima conoscenza del gioco!”

Il magnifico Agriturismo Torri di Nano dove Bruce Bochy e su moglie hanno alloggiato nel 2007
Il magnifico Agriturismo Torri di Nano dove Bruce Bochy e su moglie hanno alloggiato nel 2007

Pochi giorni dopo mio nipote e Marco, il titolare dell’azienda, si recarono in California per promuovere i prodotti dell’azienda. Uno dei meeting di affari si svolse a San Diego durante il quale un uomo piuttosto conosciuto nell'ambiente si presentò con il nome di Bruce.

 

“Io ho avuto il piacere di conoscere un altro Bruce di San Diego, proprio la scorsa settimana” disse Giorgio “ Bruce Bochy”. Immediatamente si formò una folla curiosa, tutti ansiosi di conoscere le circostanze in cui Giorgio aveva conosciuto Bochy, il ben più famoso Bruce della città e di tutta la California, come lo definirono. Marco rimase attonito nel vedere tanta attenzione attorno al suo collaboratore e non ne capiva la ragione.


Come successe per il 2011 e per il 2013, anche nel 2012 volai a Detroit per assistere i miei Tigers giocare nei playoff nella speranza di partecipare alle festose celebrazioni per una tanto desiderata vittoria finale nelle World Series che manca ormai dal 1984.


I Tigers arrivarono alle finali dovendo incontrare i San Francisco Giants guidati da Bruce Bochy. Gli scrissi una email dicendogli che ero in città e che sarei stato allo stadio per la partita, ma come temevo non ebbi modo di rincontrarlo.

Non mi resta che rimproverare l’amico Bruce per non aver mantenuto la promessa fatta di trattare bene i miei tigrotti. I Giants vinsero le World Series in quattro gare secche.

 

Ciononostante, i tre giorni trascorsi con Bruce Bochy resteranno sempre un ricordo ed

un’ esperienza indimenticabili.


N.d.r. Questo articolo mi è stato inviato da Frankie il 19 Ottobre di quest'anno quando San Francisco vinse la National League. Ho scommesso sulla vittoria finale alle World Series da parte dei Giants e ho avuto ragione. Valeva la pena aspettare la fine per inserire questa splendida esperienza del nostro fantastico collaboratore Frankie Russo

Paolo Castagnini


Nella foto qui sotto Frankie mostra la sua palla firmata da Bruce Bochy



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