Quando il Comiskey Park fu tradito

di Allegra Giuffredi 

Disco Demolition Nigth

Una delle cose che meno mi piacciono nello sport è quando un impianto fatto appunto per lo sport, viene utilizzato anche per altri eventi, come si usa dire adesso.

E anche se mi piacciono molto gli impianti utili a più sport, tanto che mi spiace ogniqualvolta viene sacrificata la pista da atletica per ampliare un campo da calcio, ciò che davvero mi fa arrabbiare è scoprire l’utilizzo improprio dei campi da baseball e non mi riferisco all’esproprio che in Italia se ne fa, a pro del cricket assai giocato dai tanti pachistani ed indiani presenti nel paese, bensì a quando vi accadono delle folcloristiche cialtronate, come quella che vi sto per raccontare.

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Domani inizia la Coach Convention

La locandina della 32^ Coach Convention
La locandina della 32^ Coach Convention

di Paolo Castagnini 

Come ogni anno ecco l'appuntamento più atteso da parte dei tecnici italiani.

Inizia domani venerdì 27 Gennaio e termina domenica 29 Gennaio la 32^ Coach Convention. Come sempre molti i relatori di qualità e soprattutto la voglia di trovarsi tutti assieme.

Anch'io sarò presente sia come tecnico che come responsabile della COG Giovanile FIBS in un momento di grande cambiamento. Sabato infatti nella stessa sede il Consiglio Federale avrà sul tavolo moltissime delibere proprio sull'attività 2017 compreso quella giovanile. Baseball On The Road quindi interrompe le pubblicazioni per riprendere Lunedì 30 Gennaio. Spero di vedervi numerosi in questo appuntamento diventato ormai una tradizione. La Convention si svolgerà presso il Best Western Premier BHR in Via Postumia Castellana, 2, 31055 Quinto di Treviso. Qui sotto vi allego per comodità il Programma pubblicato dal CNT e scaricabile in pdf

Buona Convention!

Paolo Castagnini

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I perché del baseball e la cabala del n° 9

di Frankie Russo

libera traduzione da MLB.com

I perché del baseball e la Cabala del # 9

3^ parte

Leggi la 2^ parte 1^ parte

Perché nove riprese e nove giocatori nel lineup?

Sin dall’inizio il baseball non è stato mai un gioco a tempo e non era nemmeno previsto il numero d’inning.  La gara aveva termine quando una squadra segnava 21 punti (all’epoca chiamati aces). La regola aveva senso fintanto che le squadre segnavano punti con regolarità, ma l’introduzione del lancio da sopra, rendeva sempre più difficile colpire la palla e quindi segnare punti. Quando una gara fu sospesa per oscurità con il punteggio sul 12 pari, s’intuì che era necessario apportare un’altra modifica. Il dilemma era stabilire il numero d’inning. 

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I perché del baseball e la cabala del n° 9

di Frankie Russo

libera traduzione da MLB.com

I perché del baseball e la Cabala del # 9

2^ parte - Leggi la 1^ parte

Perché 162 gare?

Al principio la programmazione del calendario era piuttosto facile. Nel 1920 erano otto le squadre in entrambe le Leghe, sia la National sia l‘American e il calendario prevedeva che tutte le squadre s’incontrassero tra di loro 22 volte nel corso del campionato. Da qui 154 gare che durò fino agli anni 60. Nel 1961, nell’AL si aggiunsero i Los Angeles Angels e i Washington Senators. L’anno successivo nella NL s’iscrissero i New York Mets e gli Houston Colts.  All’improvviso il calcolo divenne più complicato, dover disputare 22 gare per un totale di 198 partite comportava un campionato eccessivamente lungo. La MLB allora decise di ridurre a 18 il numero di gare da disputare contro le squadre della stessa lega e si arrivò così a un campionato di 162 gare. 

 

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I perché del baseball e la cabala del n° 9

di Frankie Russo

libera traduzione da MLB.com

I perché del baseball e la Cabala del # 9 - 1^ parte

“E così delineò il campo di gioco secondo la purezza del diamante e le fasi degli inning coinvolgendo la perfezione del numero 3 e la proprietà simbolica del numero 9 dando infine anche linfa e vitalità a quel numero perfetto che è il 7, unità rappresentata dalla somma del divino 3 al terraneo 4, ovvero cielo e terra”. 

Con queste parole, seguite da una disquisizione di come i numeri delle posizioni in campo siano in relazione con l’astrologia, la magica penna di Michele Dodde nel suo articolo “Il Gioco Perfetto”, ci descrive come l’Inventore del Baseball Moderno Alexander Cartwright “scrisse il primo canovaccio delle regole del baseball nella piena convinzione di perfezionare i temi di un gioco sano e costruttivo”. 

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La meglio gioventù

Nella foto Alex Sambucci della Fortitudo (Foto FIBS)
Nella foto Alex Sambucci della Fortitudo (Foto FIBS)

 di Paolo Castagnini 

"La meglio gioventù" è una raccolta di poesie in Friulano pubblicata nel 1954 del poeta Pier Paolo Pasolini e oggi mi permetto di prendere in prestito il titolo per un articolo un po' provocatorio, ma nel senso positivo. Il tema è: I nostri migliori giovani dove vanno? Riescono ad entrare nell'élite del baseball italiano oppure no? E nel momento che ci riescono hanno possibilità di svilupparsi e crescere nella loro grande passione? In sostanza vale la pena entrare in un mondo così competitivo? Quanti ce la fanno e quanti no? Sono tutte domande che il mondo del baseball italiano si dovrebbe porre a partire dai ragazzi stessi, ma soprattutto i dirigenti di società, i dirigenti federali e i tecnici. Tutti noi facciamo tutto il possibile perché ciò avvenga?

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Una sera di ottobre al Wrigley Field

Nella foto Randy Hundley
Nella foto Randy Hundley

di Allegra Giuffredi 

Randy Hundley (1942) ha giocato diversi anni per i Cubs, di cui è stato uno dei migliori catcher e leader riconosciuti di tutti i tempi e la sera che finalmente, dopo 71 anni, i Cubs sono riusciti ad ottenere la possibilità di disputare le WS, che poi hanno vinto contro gli Indians di Cleveland, lui era lì, lui c’era. La sera di ottobre in cui i Cubs ce l’hanno fatta a svalicare la Post Season, Randy Hundley c’era, come si suol dire e a parte la contentezza, ha cominciato a pensare a che cosa sarebbe stato per lui se quest’opportunità gli fosse capitata quando ancora giocava.

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La storia del conteggio dei lanci - 1^ parte

Il disegno è di Marco Cibola per il New York Times
Il disegno è di Marco Cibola per il New York Times

di Frankie Russo

libera traduzione dal New York Times

con la presentazione di Paolo Castagnini 

Contare i lanci di un lanciatore è un'attività piuttosto recente sia in Italia che nelle nazioni più evolute, Stati Uniti in testa. Mi riferisco in particolare al mondo giovanile particolarmente esposto alla problematica dei danni provocati da sovra-sforzo in legamenti e cartilagini non ancora formate. Ogni anno il problema riaffiora sia in Italia che in ogni parte del mondo. Ogni pitching coach ha un'opinione su quanti e quali siano i lanci che preservino l'integrità dei ragazzi, ma spesso queste opinioni non coincidono. Se aggiungiamo poi il riposo, il problema si complica ancor di più. Come sempre chi ci viene incontro è la scienza anche se in questo caso non potrà mai essere esatta, ma ci può aiutare molto. L'articolo, che ho deciso di suddividere in tre parti, con libera traduzione del nostro Frankie Russo, è del 2009 ed è apparso sul New York Times. Anche se sette anni sembrano molti in realtà è attualissimo. Ho scelto questo disegno di Marco Cibola, noto illustratore dal nome italianissimo, ma nato e cresciuto in Canada, perché mi piace interpretare l'immagine del grande e sicuro allenatore vicino ad un desolato giovane e piccolo lanciatore. Mi sembra che il disegno sia perfetto per l'articolo in oggetto. Buona lettura!

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10 ragioni per cui il softball può cambiarti la vita - 2^ parte

Nella foto Amanda Scarborough
Nella foto Amanda Scarborough

di Niccolò Loardi

Libera traduzione dall'articolo:

10 Reasons Softball Can Change Your Life - di Amanda Scarborough

Leggi la 1^ parte

5.    Comunicazione

Per me, non c’è concetto più importante nella nostra vita di quello della comunicazione. La capacità di comunicazione è un privilegio in ogni tipo di rapporto. Se non sai comunicare, la tua vita sarà una strada lunga e tortuosa. Attraverso lo sport, quando sei una bambina, intraprendi un percorso in cui comunicherai in molte diverse situazioni, per acquisire esperienza e confidenza per quando sarai una persona adulta. Tu sai che vuoi qualcosa o hai bisogno di qualcosa. È nella tua mente. Sarai capace di farti capire in modo che  qualcuno capisca effettivamente cosa stai dicendo?

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Gli uomini invisibili - 2^ parte

Nella foto John Gaffney
Nella foto John Gaffney

di Michele Dodde 

Leggi la 1^ parte

Bisogna arrivare comunque al 1883 per scuotere nuovamente l’ambiente. Fino ad allora infatti a questi insostituibili giudici di gara veniva corrisposta la somma di circa 5 dollari a partita, pagati dalla squadra ospite, mentre quella di casa provvedeva a coprire tutte la altre spese relative al viaggio e soggiorno. La necessità però di avere migliori umpire per un gioco in continua evoluzione tecnica e di interesse indusse l’American League a varare un programma di ampliamento degli organici e di meritocrazia stabilendo che ai propri umpire fosse assegnato un rimborso globale mensile di circa 140 dollari più 3 dollari al giorno per le spese di viaggio. Ma nel mondo delle possibilità ed alla luce della più schietta legge di mercato fu “honest” John Gaffney, così chiamato per bravura e tecnica (fu il primo ad incominciare a dirigere le gare a ridosso del ricevitore), a strappare nel 1888 un ingaggio di ben 2500 dollari, più le spese, per l’intera stagione. Il classico tuono a ciel sereno, ma se com’era vero il “business” stava richiamando “better then twenty thousand people” a partita, allora era necessaria un’autentica professionalità e non doveva meravigliare se il compenso dovuto fosse superiore a quanto percepivano i migliori giocatori. Di fatto è certo che la storia ora lo indica come il primo arbitro professionista in senso assoluto.

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Il divertimento nel baseball

In primo piano Bryce Harper (Foto tratta da ESPN.com John Ueland)
In primo piano Bryce Harper (Foto tratta da ESPN.com John Ueland)

di Frankie Russo

Bryce Harper, una delle stelle nascenti nel firmamento del baseball, sostiene che il gioco è divenuto ormai troppo lungo, troppo lento e troppo noioso rivendicando a sé il motto del MBFA (Make Baseball Fun Again).  Harper vorrebbe che si tornasse alle collisioni a casa base, che si potesse tornare a scivolare con aggressività sulle basi e che si potesse festeggiare con più entusiasmo mentre si circolano le basi dopo un fuoricampo.  Ma oltre al fatto che il baseball è sempre stato uno sport che riserva il massimo rispetto verso l’avversario, è proprio vero che il baseball non diverte più? Di seguito riportiamo un elenco di alcuni esempi che hanno portato lustro alla stagione 2016.

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10 ragioni per cui il softball può cambiarti la vita - 1^ parte

Nella foto Amanda Scarborough
Nella foto Amanda Scarborough

di Niccolò Loardi

Libera traduzione dall'articolo:

10 Reasons Softball Can Change Your Life - di Amanda Scarborough

Quando cominciai a giocare a softball, al’età di 5 anni, mai avrei pensato di poter arrivare dove sono adesso: a commentare le partite su ESPN e ad insegnare il softball ai giovani prospetti in giro per tutta l’ America. Il softball insegna alle ragazzine molto più che mandare strike-out un avversario o battere un fuoricampo (sì, lo so che queste sono due  tra le migliori sensazione in assoluto). Ma lo SPORT ha questa abilità: insegnarci molto più di ciò che vedono i nostri occhi.

 

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Gli uomini invisibili - 1^ parte

Nella foto l'umpire All of Fame Albert Joseph Barlick(1915-1995)
Nella foto l'umpire All of Fame Albert Joseph Barlick(1915-1995)

di Michele Dodde 

Nel suo celebre best sellers “Il Giorno dell’Indipendenza” l’estroso Richard Ford, ex giornalista dell’autorevole rivista tematica “Inside Sport”, ha affrontato in modo etico l’importanza di una cultura inerente la conoscenza della storia degli sport, ed in particolare si è soffermato a quella del baseball quale pura filosofia del vivere ed intrinseca anima del popolo americano. Ma soprattutto quale concreto punto di riferimento e riflessione per lenire le mortificanti pene della più insignificante quotidianità.

Sono pagine di eccezionale bellezza, piene di ricordi, aneddoti e suggestioni ormai patrimonio dell’immaginario collettivo che ben configurano come il baseball non sia solo storia di aggregazione sociale ma anche estro e fantasia, fascino e spettacolo. Ed ecco allora che con il suo amico alieno l’autore si rifugia proprio nel week end del 4 luglio, giorno dell’Indipendenza, nella celebre Hall of Fame del baseball, voluta nel 1930 da Frick Ford, decimo presidente della National League, e realizzata dalla Works Progress Administration nella cittadina di Cooperstown dove si dice il giornalista Abner Doubleday abbia dato nel 1839 i natali allo spirito del cosiddetto “gioco antico”, ovvero il “batti e corri”, o meglio il baseball. 

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Nel giorno della Befana i saluti da Ferrara

di Beatrice Nicoli

Come ogni anno l’ASD Ferrara Baseball sfila alla tradizionale kermesse sportiva. In città il movimento cresce sempre di più. Simpatia dalle istituzioni.

Tra le tante realtà che hanno partecipato alla Befana dello Sport, tradizionale kermesse tenutasi come ogni inizio anno al Pala Hilton Pharma, anche l’ASD Ferrara Baseball ha nuovamente risposto presente; in rappresentanza della Società biancorossa hanno sfilato gli atleti delle tre categorie giovanili, reduci dal loro primo campionato agonistico e alle prese con la preparazione della seconda stagione. Ad accompagnare i giovani lo staff tecnico al completo, guidato dall’immancabile Presidente Bibi Squarzanti. Applausi e rinnovato apprezzamento da parte dell’assessore cittadino allo sport Merli, del Presidente del CSI Dionisi, dai rappresentanti locali del Coni.

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Perché Gara 7 è stata vinta dai Cubs

di Frankie Russo

Ormai siamo nel 2017, tra poco il mondo del baseball si sveglierà dal suo letargo invernale. Tra poco più di un mese le squadre si riuniranno per lo Spring Training per poi dare vita a un altro entusiasmante campionato. Prima di dare l’addio alla stagione 2016 però, analizziamo assieme alcuni aspetti di quella che può essere definita una delle più belle partite dell’ultimo decennio. La Gara 7 delle World Series tra i Chicago Cubs e Cleveland Indians.

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The grand tour

Nella raffigurazione le squadre presso Villa Borghese Roma (1889)
Nella raffigurazione le squadre presso Villa Borghese Roma (1889)

di Allegra Giuffredi

Oggi, come allora, le squadre statunitensi di baseball viaggiano qua e là per il mondo e giocano delle partite promozionali, al fine di reclamizzare il baseball dovunque si possa arrivare.

Anni fa, questo gran viaggiare era, per la verità, più valorizzato, perché oggi è alquanto raro vedere squadre americane venire a svernare in Europa e tanto meno nel Bel Paese, ma volendo auspicare un ritorno del Grand Tour europeo, vediamo un po’ cosa facevano i Cubs, insieme all’All-American All Star durante la offseason, tra il 1888 e il 1889.

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Baseball: il gioco perfetto

Nell'immagine l'Apoteosi di George Washington di Costantino Brumidi (Mike Theiler - Reuters)
Nell'immagine l'Apoteosi di George Washington di Costantino Brumidi (Mike Theiler - Reuters)

di Michele Dodde 

Articolo dedicato a Roberto Buganè, indimenticabile storico del baseball italiano.

Se Dan Brown, il noto autore di best sellers quali Angeli e Demoni e Il Codice Da Vinci, dopo aver ammirato la visione dell’apoteosi di George Washington, dipinta dal michelangiolesco italo-americano Costantino Brumidi, ed individuato da par suo, nel terzo libro in cui appare Robert Langdon, il ricercato “Simbolo Perduto” unitamente alla parola smarrita che è Laus Deo, ovvero Lode a Dio, avesse poi avuto l’ardire di scivolare più in là da Washington Square sino all’incrocio tra la 47th e la 27th strada di Manhattan, avrebbe permesso al suo geniale professore di simbologia di delineare e concretizzare, sicuramente all’ombra di uno strike, anche il senso compiuto della parola ritrovata: e pluribus unum (da molti, uno), oltre agli indizi e le linee di un campo dove si era giocato a baseball già a partire dal 1845.

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Il meglio dei manager

Nella foto Joe Maddon (tratta da m.mlb.com )
Nella foto Joe Maddon (tratta da m.mlb.com )

di Frankie Russo

Prima di ogni cosa un manager deve essere un leader cercando di ottenere il meglio dai suoi giocatori per tutta la durata del campionato. E con questo intendiamo dover gestire correttamente il bullpen, quando sostituire un battitore, o fare la chiamata per la giusta strategia. Ma a volte il loro impegno chiede qualcos’altro come per esempio introdurre usanze strane e inusuali di cui Joe Maddon è un maestro, oppure dimostrare al giudice di gara la sua disapprovazione per come sta giudicando ball e strike. In questi casi occorrono reazioni così impreviste che nemmeno il sacchetto della resina è al sicuro. Guardare per credere.

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