La chiave del successo? Il bullpen

Nella foto Wade Davis (sx) e Kelvin Herrera (dx) sportsonearth (AP)
Nella foto Wade Davis (sx) e Kelvin Herrera (dx) sportsonearth (AP)

di Frankie Russo

Articolo tratto da Sports on Earth

Squadre che possono avvalersi di rilievi che lanciano di potenza sono le più difficili da sconfiggere.

Quando vinsero le World Series nel 2004 ponendo fine alla “maledizione del Bambino”, i Boston Red Sox usarono una specifica strategia. L’obiettivo era di costringere il partente a più lanci possibili e pertanto farlo uscire dalla partita il più presto possibile. Questa strategia costringeva l’avversario a ricorrere al bullpen con rilievi di qualità sicuramente inferiore ai partenti. La strategia ebbe tanto successo che fu determinante anche quando vinsero le World Series nel 2007.

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Cooperstown Confidential

di Michele Dodde

E’ stato piacevole ed interessante leggere “COOPERSTOWN CONFIDENTIAL”: Heroes, Rogues, and the Inside Story of the Baseball Hall of Fame, libro scritto nel 2009 con inchiostro al vetriolo dall’opinionista Zev Chafets, fondatore e caporedattore del Jerusalem Report e collaboratore di altri periodici statunitensi tra cui The New York Times Magazine e The New York Daily News.

Negli Stati Uniti, ed ora nel Mondo, la parola Cooperstown vale quale metonimia per la National Baseball Hall of Fame and Museum, mitica e munifica Galleria degli Onori idealmente voluta nel 1930 da Frick Ford, decimo presidente della National League, e di fatto realizzata in forma privata dal capostipite della famiglia Clarks, Stephen Clark Carlton, nel 1939.

Stephen, proprietario di un hotel in quel di Cooperstown, al fine di richiamare i turisti in quella sua città così fortemente colpita dalla Grande Depressione, ebbe la felice intuizione di sfruttare la leggenda che voleva il giornalista Abner Doubleday avesse dato proprio lì nel 1839, ben cento anni prima, i natali allo spirito del cosiddetto “gioco antico”, ovvero “batti e corri” o meglio il “baseball”. 

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L'evoluzione del lancio

Nella foto Clayton Kershaw (Getty images)
Nella foto Clayton Kershaw (Getty images)

di Frankie Russo

Articolo tratto da Sports on Earth


La meccanica di lancio si è evoluta molto nel corso degli anni, ma l’arte del lanciare è ancora parte integrante del bagaglio tecnico di ogni lanciatore di successo.

Nel febbraio 2013, nella sala del Mount Olympus a Manhattan, circondato da una folla entusiasta, con pazienza e gentilezza Sandy Koufax firmava autografi e si faceva fotografare con i presenti. Per chi non aveva una penna o aveva dimenticato lo smartphone, era sufficiente una stretta di mano. Tra i presenti però, c’era qualcuno che non era lì per incontrare Koufax, era in città per ritirare il suo Cy Young Award  e approfittare per avere  dei consigli da uno dei più grandi di tutti i tempi. Incredibilmente, erano in pochi a notare Max Scherzer che prendeva nota mentre scambiava i suoi punti di vista con Koufax.

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Managers con le palle!

Nella foto John Gibbons (da ca.sports.yahoo.com/)
Nella foto John Gibbons (da ca.sports.yahoo.com/)

di Frankie Russo


Prefazione di Paolo Castagnini


Dico la verità, questa è una grande sorpresa per me e credo per tutti i lettori di Baseball On The Road. Il ritorno di Frankie Russo.

Dal 22 Aprile non pubblicavamo un suo articolo sul sito. L'unica cosa che mi sento di dire è: Ben Tornato Frankie!

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The Baseball Economist

di Michele Dodde


The Baseball Economist, the Real Game Exposed scritto da J. C. Bradbury è un libro di particolare interesse e sotto molti aspetti divulgativi anche fortemente appassionante. Non è una fantasiosa storia e/o vera inerente personaggi o episodi emergenti nel mondo del baseball statunitense bensì una incisiva indagine economica dello stesso sviluppata con rigorosi termini scientifici.

Bradbury è un docente di economia presso la Kennesaw State ed anche lui, appassionato del gioco antico, ha voluto, dopo la significativa ed eclatante visione tecnica portata avanti dall’estroso Bill James, analizzare il baseball con il bisturi dell’economia e le sue ricerche e personali opinioni hanno avuto ampio spazio ed interessante seguito sia sul The New York Times sia sul Los Angeles Times ma soprattutto su  quell’icona mondiale dell’economia che è il Wall Street Journal. 

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La nuova avventura di Nadia

A destra Nadia Ballarin con alcune compagne di squadra
A destra Nadia Ballarin con alcune compagne di squadra

di Paolo Castagnini

Nadia Ballarin è una delle ragazze partite in questi anni, con l'aiuto di Baseball On The Road, per l'esperienza di studio e softball negli Stati Uniti. L'avevamo lasciata dopo il secondo anno negli USA ed ora si appresta al terzo, ma questa volta sale di livello sia scolastico che di softball pronta ad affrontare il College.

Abbiamo contattato Nadia, che gentilissima come sempre ha risposto alle nostre domande.

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