gio

28

gen

2016

Sempre più baseball/softball e sempre più presto?  -  2^ parte

di Frankie Russo

Tratto dall'articolo su 

Human Kinetics.com

2^ parte - (1^ parte)

 

Sintesi della continuazione della specializzazione

La superspecializzazione è una specializzazione frenetica poiché si ottiene con il sacrificio dell'elemento più importante: il benessere dell’atleta a causa dell’egoismo degli adulti. Dovrebbe essere assolutamente evitata a tutti i costi. La decisione di variare o specializzare è una scelta che deve essere lasciata all’atleta.

Ci sono atleti che hanno scelto la specializzazione per uno sport specifico per la loro passione, perché lo amavano e per la scelta di spendere il loro tempo focalizzandolo solo su di esso. La madre del campione di golf Rickie Fowler, racconta che il figlio a 7 anni disse che non voleva giocare a baseball o praticare la palestra. Voleva dedicarsi esclusivamente al golf e divenire un professionista. Ci si dedicò ogni giorno sacrificando la sua vita adolescenziale, niente feste, niente vacanze e non andava a vedere le partite. Oggi finalmente ha capito che deve dedicarsi ad altro, ma all’epoca era una situazione preoccupante. 

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mer

27

gen

2016

Sempre più baseball/softball e sempre più presto?

Presentazione di

Paolo Castagnini

A che età è meglio iniziare a fare sport? Quanto tempo è meglio dedicare allo sport nei primi anni della scuola? La domanda importante è: Da che età è meglio specializzare o super specializzare? La risposta noi tecnici che abbiamo partecipato ad ogni tipo di corso è: più tardi possibile. Eppure i fatti sono sempre diversi dalle parole. L'amico Fabio Borselli pochi giorni fa scriveva un articolo interessante sulla super specializzazione precoce "Fuss, Sietz, Platz" a cui seguiva un altro articolo "da cosa nasce cosa" prendendo spunto dall'intervento della Dott.ssa Laura Bortoli all'ultima coach convention.

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mar

26

gen

2016

Il Baseball Clipper di MLB Italia

Nella foto la copertina del numero di Gennaio 2016
Nella foto la copertina del numero di Gennaio 2016

di Paolo Castagnini

Oggi vi voglio segnalare Baseball Clipper, molti di voi già lo conosceranno, un magazine che esce ormai mensilmente per opera di un gruppo di ragazzi tutti giovani e giovanissimi che coordinati da Andrea Andrian raccolgono notizie dal mondo della MLB, ma non solo e le offrono in perfetto italiano a tutti gli amanti del baseball, ma io aggiungo anche del softball. Le notizie sono tutte aggiornatissime, ma il bello di questa pubblicazione è che approfondisce tutto ciò che succede nel mese e che solitamente vediamo passare di corsa in una notizia breve, un post su Facebook o su Twitter. Non mancano poi le storie di altri tempi raccontate con passione. E poi le risposte alle molte domande che il mondo d'oltre oceano ci pone: Il mercato dei giocatori, l'elezione alla Hall of Fame, ecc. Diventa difficile pensare che chi segue questo sport che sia un giocatore, un allenatore o un semplice appassionato, non si possa entusiasmare a questa pubblicazione.

 

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mer

20

gen

2016

Play Baseball The Ripken Way - 2^ parte

Nella foto Cal Ripken Jr durante un Camp
Nella foto Cal Ripken Jr durante un Camp

di Frankie Russo

Traduzione della prima parte del libroPlay Baseball The Ripken Way

 

Il nostro metodo d’insegnamento si basa su quattro punti basilari:

 

SEMPLIFICARE

E’ imperativo impartire lezioni semplici per permettere al giovane di costruire delle basi solide. L’utilizzo di tecniche ed esercizi troppo impegnativi possono scoraggiare e confondere il giovane giocatore. I fondamentali sono le basi per giocare a baseball a qualsiasi livello. 

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lun

18

gen

2016

Play Baseball The Ripken Way - 1^ parte

di Frankie Russo

Traduzione della prima parte del libro Play Baseball The Ripken Way

 

Introduzione

Con molta umiltà il nostro intento è quello di sintetizzare nel modo più semplice il concetto dei fratelli Bill e Cal Ripken Jr., i quali a loro volta ereditarono la conoscenza del baseball dal padre Cal Ripken Sr. Complessivamente la famiglia Ripken ha speso circa 90 anni nel baseball professionistico ed in particolare nell’organizzazione degli Orioles.  Spesso il metodo di Cal Sr veniva definito della “vecchia scuola”. Niente di più falso. Non era il suo metodo, o il metodo degli Orioles o il metodo di Ripken. Era il metodo corretto, ed è questo che ha fatto di lui un grande istruttore.  Tutti vogliono parlare di fuoricampo e di primati, ma ciò che bisogna ammirare di più della famiglia Ripken è la loro passione e il loro rispetto per il baseball. Il libro è intitolato “The Ripken Way” ma potrebbe benissimo essere intitolato  “The Right Way”: Il modo giusto di giocare, il modo giusto d’insegnare.

 

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ven

15

gen

2016

Italian catcher - 1^ parte

Nella foto il mitico "Yogi" Berra (ROGERS PHOTO ARCHIVE/GETTY IMAGES)
Nella foto il mitico "Yogi" Berra (ROGERS PHOTO ARCHIVE/GETTY IMAGES)

Di Allegra Giuffredi

Presentazione di

Paolo Castagnini

Allegra Giuffredi con questo articolo inizia la sua nuova collaborazione con Baseball On The Road.

Benvenuta tra noi Allegra!

Italian Catcher (prima parte)

Qualche tempo fa, leggendo, mi sono imbattuta in Lawrence Peter "Yogi" Berra (1925 –  2015), storico ricevitore dei NY Yankees e ciò che mi ha colpito di più è stato il fatto che i giocatori di baseball di origine italiana, fossero, per quanto bravi, confinati spesso nel ruolo, per quanto importante, di ricevitore. Molti italo americani e più che altro per via della loro scarsa altezza, venivano infatti impiegati come catcher.

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lun

11

gen

2016

Come sviluppare un programma di successo per il baseball/softball delle scuole superiori

Nella foto l'esultanza della Gaithersburg High School dopo aver vinto il titolo 4A dello stato del Maryland (Doug Kapustin / For The Washington Post)
Nella foto l'esultanza della Gaithersburg High School dopo aver vinto il titolo 4A dello stato del Maryland (Doug Kapustin / For The Washington Post)

Premessa di Paolo Castagnini

Proseguiamo con temi che sono al di fuori dell'insegnamento tecnico, ma che nello sport rivestono importanza fondamentale. In questo articolo tratto da "The Baseball Coaching Bible" (ABCA), che già il titolo ci dichiara i suoi intenti, Jerry Kindall e John Winkin ci raccontano come impostare un programma per una squadra. Sicuramente l'ambiente dove viene applicato è molto diverso da quello italiano, ma questo non toglie che anche con i nostri giovani sia necessario un approccio di questo genere. Leggete e prendete spunti che saranno utilissimi da applicare alle vostre squadre.

Come sempre la traduzione è di Frankie Russo.

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mar

05

gen

2016

L'anno che verrà

AP Photo/Morry Gash
AP Photo/Morry Gash

di Paolo Castagnini

Domani è Epifania "che tutte le feste si porta via" e si ricomincia.

E' stato un 2015 strano, non privo di difficoltà. Anche per me è stato un anno particolare metà del quale passato negli Stati Uniti. In quel periodo ho riflettuto molto nella capacità di reazione di quel popolo incapace di vittimismo. Nel mio piccolo vorrei poter comunicare agli amici del baseball e softball Italiani questa voglia di superare gli ostacoli che è insita nella cultura di quel paese. Ogni difficoltà è una sfida da superare, ogni ostacolo uno stimolo per saltare, ogni fosso una prova per andare dall'altra parte.

 

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lun

04

gen

2016

Il giocatore di MLB che dimenticò come si tira una palla da baseball

Nella foto Steve Sax (Stephen Dunn/Allsport)
Nella foto Steve Sax (Stephen Dunn/Allsport)

di Frankie Russo

Articolo tratto da Ozy.com

 

Votato per l’All Star Game. Eletto Rookie of the Year. Straordinariamente talentuoso. Anche di bell’aspetto. Di carattere gioioso. Questo era Steve Sax, astro nascente dei Los Angeles Dodgers nel 1983 quando si trovò proiettato nel firmamento del baseball  professionistico. Poi, improvvisamente, un giorno questa stella del baseball tornò con i piedi per terra. Inspiegabilmente, infatti, sembrò dimenticare come tirare una pallina da baseball, anche quando si trattava di eseguire il più facile dei tiri, tanto che il 23enne Sax veniva rimarcato con la famosa frase già riportata nel film Bull Durham, “incapace di toccare l’acqua anche se fosse caduto da una barca in pieno oceano”.  I giocatori di golf lo definiscono “yips”, i giocatori di dardi lo definiscono “dardinite”, e per un certo periodo nel baseball fu definito lo Steve Sax Syndrome.  

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ven

01

gen

2016

Roberto Gheduzzi

Roberto Gheduzzi in una foto tratta dal sito del Modena Baseball
Roberto Gheduzzi in una foto tratta dal sito del Modena Baseball

di Paolo Castagnini

E' difficile e doloroso in questo primo giorno dell'anno venire casualmente a conoscenza della perdita di un amico. Con colpevole ritardo leggo oggi che Roberto Gheduzzi ci ha lasciato.

Roberto era una di quelle persone che hanno trainato in giro per l'Italia decine e centinaia di ragazzini per giocare a baseball. Uno di quelli che si caricano sulle spalle un borsone di mazze e caschetti e con un nugolo di ragazzini che gli girano attorno te lo trovi per tornei, partite, manifestazioni. Sempre con il sorriso, sempre instancabile. Uno di quelli insomma che il baseball lo fa. Lui però non è da prima pagina così come non lo sono tutti quelli come lui.

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