Una notte brava con Rube da dimenticare…

di Michele Dodde

Mai avrebbe immaginato il buon Tully Frederick Hartsel, “Topsy” per i tifosi,  funambolico esterno che il 10 settembre del 1901 (esattamente 120 anni fa) con la casacca dei Chicago Orphans contro i Brooklyn Superbas ebbe modo di stabilire il record di 11 eliminazioni in una partita di nove inning, di poter raccontare, lui coinvolto testimone, gli avvenimenti di una notte brava passata con l’estroso, incredibilmente talentuoso ed incontrollabile lanciatore mancino George Edward Waddell “Rube” confermando le ombre e le luci, a seconda dei punti di vista, del suo comportamento fuori dai diamanti divenuto scrigno di leggende che ancora oggi danno un legittimo taglio alla sua celebrità. Rube, nato a Bradford in Pennsylvania, era cresciuto poi nel Texas di cui si era appropriato del romantico DNA guasconesco tipico dei nativi e pertanto, a latere dei suoi personali record inerente il miglior lanciatore per sei anni consecutivi grazie a ottimi lanci fast, alla padronanza di una eccellente curva e ad una ricercata screwball, viene ricordato enfaticamente molto di più per il suo comportamento fortemente eccentrico.

Fu così che Topsy, suo compagno di squadra per molti anni e dunque credibile testimone, si trovò a narrare ad un giornalista dell’Eco di Elizabethville quella che per lui fu una notte allucinante e per Rube invece una perfetta e continua normalità. Raccontò per l’edizione del 29 giugno del 1911 che dopo una gara il buon Waddell  lo invitò a cenare insieme. 

Tully Frederick Hartsel, “Topsy”
Tully Frederick Hartsel, “Topsy”

Rube, si era nel 1905, era all’apice della carriera e quindi riconosciuto ed  amato a meno di certe intemperanze che subito ebbero inizio quando nel ristorante, dove la cucina era rinomata per il menù a base di pesce, entrò per caso nella sala da pranzo un uomo a Rube antipatico e così, senza pensarci più del dovuto e al di fuori dei dettami del menù, non trovò di meglio che  prendere dal suo piatto lo squisito pesce Coregone che stava mangiando e scagliarlo con veemenza sul viso del malcapitato.

 

Topsy incredulo e frastornato aiutò i camerieri a smorzare l’onda del trambusto ed a terminare la cena e di conseguenza la serata invece per Rube quell’episodio era solo l’inizio della sua movimentazione notturna perché poi lo convinse a recarsi presso un teatro per dare  inizio a quella che considerava attività culturale.

 

“In quel teatro – andò a precisare Hartsel - veniva rappresentato un intenso melodramma  ed io ero incuriosito e felice perché non ero mai stato dietro al sipario e vedere il tutto dalle quinte. A maggior ragione poi quando i macchinisti, riconoscendo tutti Rube, ci trattarono con grande onore e cortesia. Lo spettacolo era un western selvaggio, pieno zeppo di sparatorie. Quando siamo entrati negli oscuri recessi dietro i tendoni, si stava svolgendo uno dei pochi minuti tranquilli dello spettacolo: l'eroe stava solo guardando negli occhi l'eroina e le diceva quanto l'amava. Non un suono stava rompendo quella dolce atmosfera quando proprio in quel momento Rube, raccogliendo una pistola pronta per il cattivo, premette il grilletto. Un assordante sparo ruppe l’idillio della scena d’amore e seguirono urla, fischi e battimani mentre i macchinisti inviperiti ci buttavano fuori nel vicolo. Il commento di Edward fu disarmante: 'Non ci sono gentiluomini là dentro”, disse.

Ed allora non ancora stanco mi condusse ad un secondo teatro dove stava recitando il suo amico Howard Hall nella commedia l’”Uomo che osava”. Anche qui fummo accolti con affetto e posti dietro le quinte dove malauguratamente c’era una gabbia con dei leoni che avrebbero rappresentato il clou dello spettacolo. Ed allora Rube, che non riusciva a superare la sua esperienza di teatrante senza fare uno spettacolo istrionesco tutto per lui, incominciò a stuzzicare un leone ed a tirargli la coda, cosa non apprezzata dalla belva che con una zampata gli squarciò la manica ed il braccio. Inutile evidenziare che anche da questo secondo teatro fummo buttati fuori con violenza ed irripetibili insulti”.

 

Topsy a questo punto fece una lunga pausa. Spiegò infatti al giornalista come in una sola serata era stato coinvolto in baruffe con contorni di pesci, spari e ruggiti di leoni che lo avevano portato inaspettatamente a quota mille in adrenalina per poi andare a chiudere la nottata con una soluzione di rara inventiva.

 

Infatti Waddell con fare sornione era solito capovolgere la sequenza dei fatti secondo il proprio intendimento. 

 

E continuò a raccontare: “Ora Topsy, mi disse Rube, non dimenticare di dire che  abbiamo litigato con un paio di ragazzi che hanno detto che il nostro manager Connie Mack è un pessimo figlio di una iena, e uno di loro mi ha tagliato con un coltello quando ho difeso la sua reputazione. Tu poi hai un occhio nero: questo renderà il racconto molto più veritiero. 

Dopo questa personale ricostruzione dei fatti, pur ammettendo dentro di me  che i  giocatori di baseball professionisti sono abituati a provare emozioni, restai così confuso e disorientato da farmi giurare in segreto che mai più sarei uscito con Waddell: le sue idee di svago erano troppo faticose per un uomo come me".

 

Dunque personaggio insolito a tutto tondo il George Edward Waddell nella vita privata colpito da problemi di alcol ed esacerbato dalle molte donne che si dice avesse sposato ma giustificato infine postumo da alcuni studiosi che hanno affermato come egli potesse soffrire di disabilità dello sviluppo, ritardo mentale, autismo o disturbo da deficit di attenzione ma certamente fu un grande ed indiscutibile talento come lanciatore che non potrà mai essere facilmente dimenticato quale indelebile icona del mondo del baseball. E’ stato inserito nella Hall of Fame nel 1946.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Maria Luisa Vighi (giovedì, 09 settembre 2021 09:51)

    Ottima descrizione di una notte brava e di un personaggio a dir poco 'non convenzionale'!Particolare lo scontro con il leone....