Ragazzi Vincenti

di Paolo Castagnini

L'eco della vittoria della nostra Nazionale Under 12 ai Campionati Europei è ancora presente in ogni social. Una fila di quattro vittorie Europee della gestione Stefano Burato significa 8 anni di dominio Continentale incontrastato. Ma qual'è il segreto di questo Progetto? L'ho voluto chiedere direttamente a Stefano che ho il piacere di conoscere da quando era ragazzino sul Campo di San Martino Buon Albergo. Allora vi propongo questa lunga intervista a questo tecnico che sempre più si sta conquistando la fiducia di tutti coloro si occupino del nostro sport.

Stefano innanzitutto tantissimi complimenti per il risultato raggiunto da te il tuo staff e tutti i ragazzi. Hai fatto poker! Te lo aspettavi?

Grazie Paolo. Diciamo che vincere è sempre difficile , ancora di più negli ultimi anni. Ci sono nazioni emergenti come Repubblica Ceca e Germania che stanno facendo passi da gigante verso di noi. Detto questo sapevamo di avere una buona squadra e l’obbiettivo minimo era quello di arrivare in finale e qualificarci al mondiale. 

Un po’ di storia: Tu sei entrato nel primo Progetto Verde/Azzurro della FIBS di Riccardo Fraccari. Lo ricordo bene perché a quel tempo mi occupavo del Progetto. Sei entrato in punta dei piedi come ultimo dei coach e piano, piano hai scalato tutte le posizioni ottenendo la fiducia dei politici della FIBS. Poi è cambiata la gestione ed è arrivato Andrea Marcon, ma tu sei rimasto saldamente a capo del progetto U12. Ma come hai fatto? Oltre al valore tecnico possiamo dire che sai essere anche un buon politico?

Non credo di essere un buon politico anche perché sono abituato a dire sempre quello che penso. I buoni rapporti con le persone basati su stima reciproca non credo che vadano confusi con la politica . Le nomine “politiche” per tradizione non hanno mai ottenuto grandi risultati. Preferisco pensare che mi si apprezzi per la competenza e la conoscenza dei settori giovanili italiani 

 

Ma parliamo del tuo lavoro. Partiamo dall’inizio: Tu elogi ogni volta il tuo staff e soprattutto parli di un Programma. Cosa significa?

Significa che lavoro con un gruppo di allenatori competenti e preparati che seguono un programma di lavoro rodato nel tempo. Un programma che prevede vari step. Il successo di quest’anno è iniziato un anno fa ad agosto quando abbiamo iniziato a vedere i ragazzi del 2009 in tre distinti raduni nord centro e sud. Ne è uscito un gruppo di 24 ragazzi che sono stati visionati poi tutti insieme ad ottobre. Ad ognuno di loro è stata fornita una scheda tecnica sulle criticità emerse sulle quali lavorare in inverno . Parallelamente sono stati organizzati una serie di incontri sulla piattaforma Zoom con i loro allenatori per spiegare loro quello che avremmo voluto vedere nei ragazzi nei successivi raduni. A Gennaio li abbiamo rivisti per verificare se i suggerimenti forniti fossero stati messi in pratica. Poi la pandemia ci ha imposto uno stop fino a Maggio quando finalmente siamo riusciti a ripartire con l’attività. In due raduni abbiamo riconvocato i ragazzi visti ad agosto dell’anno precedente (quelli che non erano nei 24) per vedere se qualcuno di loro era nel frattempo cresciuto . Abbiamo quindi fatto sintesi e creato un gruppo di 40 atleti dai quali poi sono usciti i 18 che hanno vinto il titolo europeo. A loro è stato fornito anche un programma di preparazione atletica da seguire per arrivare preparati alla competizione . Capisci ora cosa significa avere un programma ? 

 

So che siete sempre in contatto tra di voi e che vi trovate anche al di là delle convocazioni, anche semplicemente per uno spritz in compagnia.

Diciamo che ci conosciamo da tanto tempo. Il rapporto con i coach è sempre stato onesto e leale. Questo facilita molto nelle relazioni Stiamo bene insieme sia in campo che fuori. Abbiamo degli appuntamenti fissi in cui ci ritroviamo come la manifestazione Hostaria di Verona dove per un giorno ci ritroviamo a degustare dei buoni vini nel centro storico della città scaligera. Poi ogni occasione è buona per ritrovarci 

 

Nell’intervista che hai rilasciato sul sito FIBS affermi che ora inizierai da capo per il prossimo impegno, ma io che ti conosco so che questo lavoro lo hai già iniziato da tempo, dico bene?

Vorrei fosse come dici ma purtroppo non è così. Abbiamo visto qualche 2010 nei raduni di Maggio ma il grosso del lavoro è da fare. La pandemia ha comportato una riduzione delle partite in molti campionati regionali. E questo complica molto lo scouting attraverso la rete di “osservatori” che abbiamo sul territorio nazionale. 

 

Leggendo la lista dei convocati ci sono alcune curiosità che balzano agli occhi. La prima è che i ragazzi provengono da molteplici società, forse la sola Cervignano è la città che ha portato più di un giocatore. La seconda è che sotto Roma non c’è nessuno ed infine la terza, la più insolita, che manca un grande nome del panorama del baseball italico, quel Nettuno che è, o forse era “la patria del baseball”? Che sta succedendo a Nettuno?

Personalmente non guardo mai la provenienza geografica dei ragazzi o a quali società appartengono. Cerchiamo di valutare i ragazzi indipendentemente dalla casacca che portano cercando di vedere in loro il talento Nettuno nelle ultime edizioni 2018 e 2019 ha fornito fior di giocatori alla nazionale Under 12. Quest’anno è successo che nessuno dei convocati fosse pronto al momento della selezione. Credo che un anno “buco” possa capitare anche in una piazza importante come Nettuno. 

 

Racconta come siete organizzati come staff, oltre a medico, preparatore atletico quali sono i ruoli?

Alessandro Rosa Colombo è il Pitching Coach a lui sono demandate le scelte dei lanciatori nei try out e le chiamate dei lanci durante le partite. Alessandro si occupa anche dello scouting degli avversari durante le competizioni.

Simona Conti è la bench coach ed è il mio braccio destro (nel suo caso sinistro visto che è mancina ) Con lei lavoriamo sulla fase organizzativa e selettiva. Lei mi assiste nel processo decisionale durante la gare. Anche lei valuta gli avversari nello scouting offensivo. In partita poi in accordo con il coach degli interni e in base ai lanci chiamati dal Pitching coach decidiamo come  shiftare la difesa.

Ivano Licciardi è l’infield coach. A lui spetta la selezione e la formazione degli interni e la proposta con quale difesa giocare in base all’avversario che andremo ad affrontare. 

Alberto Furlani da quest’anno è l’hitting Coach . A lui spetta la selezione e la formazione dei battitori e la proposta del line up prima della partita 

Mosè Serino è da quest’anno il preparatore atletico Oltre a svolgere bene questo ruolo essendo un tecnico di baseball è stato spesso reclutato come assistant coach quando non impegnato nella sua attività.

Cristina Minneci è la fisioterapista. Lei ha un approccio molto conservativo con i ragazzi. Durante le competizioni effettua sui ragazzi cicli di laserterapia associata anche tecarterapia. Svolge piani di recupero per lanciatori e ricevitori dopo le partite e il giorno della gara prepara i lanciatori prima del riscaldamento tradizionale della attraverso l’elettrostimolazione.

Il Vice Presidente Gigi Mignola inoltre quest'anno è stato il nostro Team Manager 

 

L’altra cosa che mi piacerebbe sapere è il rapporto e contributo umano dello staff. C’è tra di voi quello serio che cura la disciplina, la macchietta che scherza con i ragazzi, quello che consola i ragazzi quando le cosa vanno male, insomma raccontaci un po’ il “dietro le quinte

No non direi che esistano figure molto diverse a livello comportamentale all’interno dello staff . Siamo tutti abbastanza allineati e cerchiamo di parlare ad una sola voce. Ovviamente la parte del “cattivo” spetta a me. Ma tutti cerchiamo di far sentire i ragazzi a loro agio. Facendo capire che noi siamo li per loro. Durante la competizione li abbiamo convocati a gruppi di due facendoli parlare e lasciandoli liberi di raccontarci le loro emozioni. Nelle mezze giornate libere li abbiamo portati nei parchi a fare giochi di attivazione per mantenerli attivi. Limitiamo l’uso dei cellulari a poche ore al giorno e mai prima delle partite. Imponiamo loro una alimentazione da atleti e teniamo molto al loro riposo che io definisco “ allenante” stabilendo l’ora in cui ci si corica . Prima della finale ad esempio dopo pranzo gli abbiamo fatto fare un sonnellino di 45 minuti. Insomma facciamo di tutto perché questi ragazzi sin dall’under 12 capiscano cosa voglia dire essere atleti di buon livello. 

 

Entriamo nel vivo del Torneo Europeo. Avete fatto tremare gli appassionati italiani con quella prima sconfitta con la Rep. Ceca. Ma detto tra noi e che nessuno senta, è stata sconfitta vera o strategia? avete tenuto nascoste le carte? :-) 

Diciamo che per noi non era la partita della vita. Abbiamo fatto alcuni esperimenti difesivi e cercato di studiare loro in attacco. Un po’ quello che avevamo fatto con l’Olanda nel 2019. Abbiamo cercato di non scoprirci troppo. Al contrario loro l’hanno vissuta con una carica agonistica e una tensione a mio avviso eccessiva. Hanno festeggiato la vittoria come se avessero vinto l’europeo. E questo mi ha dato delle buone sensazioni nel caso li avessimo ritrovati. Come mi piace ricordare è importante vincere la guerra non la singola battaglia. 

 

Dal punto di vista del livello tecnico di questo europeo cosa hai visto? Ci sono ancora una grande rivalità tra le nazioni top (Italia, Olanda, Ceca, Germania, Francia) e tutte le altre? Ho letto punteggi molto elevati. 

Diciamo che alcuni punteggi elevati erano dovuti al fatto che a causa di alcuni ritiri dovuti al Covid la CEB si è vista costretta ad accorpare la Pool A e la Pool B in un unico girone. Detto questo come ho detto prima ci sono nazioni che stanno crescendo a livello tecnico in maniera impressionate. La Repubblica Ceca direi che ci ha quasi raggiunto e la Germania è sulla buona strada. L’Olanda senza gli antillani non mi è parsa irresistibile. La Francia mi da l’impressione che vada molto ad annate. Le altre sono ancora molto indietro a livello tecnico. 

 

A parte la vittoria nell’ultima partita la più importante che vi ha consegnato al podio più alto, c’è stata una partita o meglio ancora un evento determinante precedente che ha fatto sterzare l’andamento in vostro favore?

Direi la partita con la Francia, che era da dentro o fuori. Lo avevamo detto ai ragazzi che c’era bisogno di una prova convincente e ci hanno ascoltato. Da li in poi è stato tutto un crescendo a livello tecnico e caratteriale. 

 

Veniamo al momento più bello. Vincere agli extra inning non solo è fantastico, ma ti rimane nei ricordi di una vita e credo che tutti, giocatori, tecnici, dirigenti, genitori e appassionati, non dimenticheranno quel giorno. Cosa ne pensi?

E’ stato fantastico. Un’emozione indescrivibile. E’ stata una partita vera, bellissima, con giocate difensive da entrambe le parti che hanno tenuto inchiodato il risultato sullo zero e zero . Non scorderò mai l’out al volo di Severino all’esterno sinistro che ha praticamente tolto dal fuoricampo il punto dell’uno a zero, o la presa di controbalzo di Carlini su una legnata in seconda base lato guanto  che se fosse passata avremo sicuramente preso due punti. O il coraggio del prima base ceco su una rimbalzante corta che anziché giocare facile in prima ha scelto di giocare il corridore forzato in terza riuscendoci e togliendoci il punto dell’uno a zero al sesto inning. O la freddezza di Ivan Larice chiamato sul monte con due out a fare il closer nell’extra innig. Pratica che ha sbrigato in tre lanci dopo non aver mai lanciato per tutto l’Europeo.

 

Adesso però una domanda scomoda te la devo fare e tu sai che te la farò, perché una riflessione va fatta. I 90 lanci di Michele Dal Pozzo qualche naso storto lo hanno creato. Di una cosa sono certo. Se quella partita l’avessimo persa saresti stato messo sulla graticola, ma si sa che le vittorie cancellano tutto e questo dice già tutto sul coraggio che tu e lo staff avete avuto. Da tanti anni il dibattito sui lanci dei giovani lanciatori è sempre in vigore. Tutti vogliamo il bene dei ragazzi e molti coach italiani si chiederanno se non era il caso di fermarsi prima?

Dipende. Noi stavamo giocando una competizione europea. Con regole stabilite dalla CEB (Confederation of European Baseball) la quale non fa altro che adattarsi a quelle che sono le regole della WBSC (World Baseball Softball Confederation). Queste dicono che un ragazzo under 12 può lanciare fino ad 85 lanci (una volta raggiunti può completare il battitore ) osservando successivamente quattro giorni di riposo. Queste regole non sono state scritte a caso ma sono frutto di studi scientifici. Noi non abbiamo fatto altro che adattarci alle regole del torneo. 

Il mio parere è che se un ragazzo fa 90 lanci anziché 60 una volta l’anno non succede nulla. L’importante è che osservi un adeguato riposo dopo averlo fatto . Il problema nascerebbe se li facesse tutte le settimane per un’intera stagione. 

La domanda che faccio io a te è; non sarà che in Italia siamo troppo conservativi con 60 lanci ? Fino a qualche anno fa erano 75 anche in Italia . 

Poi sai, dietro una tastiera è facile criticare. Vorrei vedere quanti di quelli che oggi ci criticano al mio posto avrebbero rimosso un lanciatore sullo 0 a 0 di una finale per il titolo europeo per essere ligi a un regolamento della propria nazione. 

 

Credo che sui 60 e 75 tu abbia ragione. Forse però c'è anche il problema di aumentare il numero di lanciatori. Come sempre in ogni cosa c'è il pro e il contro.

 

Volevo farti una domanda molto importante. Si parla molto dell’agonismo a giovane età, così come si parla di multidisciplina. Il baseball in tutto il mondo è più visto come un gioco che un vero e proprio sport ed è visto anche come spettacolo (MLB). Infatti si gioca e si gioca molto. Però allo stesso tempo è uno dei pochi che contempla manifestazioni giovanili (12 anni) Continentali (Europei) e addirittura Mondiali (Campionati del Mondo o Little League World Series) Possiamo anche dire che la Little League ha come principio fondamentale il divertimento, ma è fuori discussione che quando arrivi in alto l’agonismo c’è, eccome se c’è! Allora di cosa stiamo parlando? E’ ipocrisia la nostra o secondo te c’è un equilibrio tra divertimento e agonismo? I tuoi ragazzi dell’Europeo quando hanno iniziato a giocare per essere così bravi? Una sconfitta a quel livello può far male ai ragazzi?

Io penso che tornei come gli europei , i mondiali o le finali Little League siano  una parte fondamentale del baseball giovanile.  Lo sono come percorso di crescita ma hanno già una connotazione come aspetto di vertice del movimento. Parlando con un regista televisivo Taiwanese nel corso dell'ultimo mondiale, mi faceva notare che il baseball under 12 è l'unico sport che ad alto livello è paragonabile a quello degli adulti. Con l'unica differenza che la spontaneità dei ragazzi, la loro mimica e le loro espressioni facciali “bucano lo schermo” Ecco perché l’ESPN investe milioni di dollari nella produzione delle finali Little League. 

Sul discorso del divertimento il mio pensiero è che i ragazzi se non vengono pressati psicologicamente si divertono sempre e a prescindere. Vanno lasciati liberi di esprimere le loro emozioni . Durante la finale dopo un'azione difensiva galvanizzante dal nostro dougout si è alzato con coro che faceva “ Ci stiamo divertendo , ci stiamo divertendo “ . Ho visto sorrisi abbracci e pacche sulle spalle durante la partita, indipendentemente da come fosse andata a finire. Quindi mi sento di dire con assoluta certezza che le sconfitte non fanno male ai ragazzi . Ma fanno parte del loro percorso di crescita come atleti e come uomini.

 

Veniamo all'ultimissima domanda: E adesso?

Adesso finiamo di goderci questa settimana di festeggiamenti e dalla prossima siamo pronti a ripartire. Noi siamo l’unica nazionale che ogni anno riparte da zero. Che non ha statistiche su cui basarsi o staff delle nazionali precedenti che ci passano gli elenchi dei nomi. Noi abbiamo bisogno al più presto di iniziare i raduni per vedere i 2010, e di fornirgli dei programmi di alto livello tecnico e atletico su cui lavorare per l’inverno. Quest’anno uno dei segreti del nostro successo è che la federazione ci ha permesso di fare tanti raduni. Noi a questi ragazzi abbiamo fatto giocare 25 partite, praticamente hanno giocato altri due campionati durante i raduni!

Quest’anno questa parte sarà ancora più importante. Se i 2009 avevano comunque alle spalle il campionato 2019 nel quale avevano 10 anni e sicuramente erano già protagonisti nelle loro società, i 2010 arrivano da due stagioni di covid, nelle quali hanno giocato forse un totale di 20-25 partite e nelle quali si sono allenati per la metà dei mesi utili fra lockdown, zone rosse e quarantene. E nel 2019, ultimo anno precovid, avevano 9 anni, quindi alcuni di loro erano ancora nel MiniBaseball e altri forse addirittura ancora non giocavano neanche, quindi quest’anno ci aspetta un lavoro ancora più duro per far recuperare a questi ragazzi quello che hanno perso per colpa della pandemia.

Dobbiamo ripartire al più presto e non vediamo l’ora di farlo!

 

Grazie Stefano, anche da parte di tutto il baseball e il softball italiano. Il Progetto Nazionale Under 12 ci rende tutti orgogliosi. Complimenti ancora a tutti.

 

Paolo Castagnini

 

Foto tratte dal sito FIBS

 

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