Le superstizioni di Oswaldo Josè “Ozzie” Guillén Barrios

di Michele Dodde

Quando verso la fine degli anni ottanta sul grande schermo apparve il trittico del film movie “Major League”, destinato ora suo malgrado a divenire un ricercato cimelio per via della dinastia dei Dolan (Larry, Paul e Matt), proprietaria della franchigia di Cleveland, di ripudiare il nikname “Indians” a favore del sussiegoso “Guardians” scelto dopo una sofferta ed incomprensibile gestazione cui fa sorridere la trovata finale della rima, molti ricorderanno le esilaranti sequenze dell’afrocubano Pedro Cerrano, interpretato magistralmente da Dannis Haysbert, perso ad inizio di ogni gara di cartello tra incensi e diavolerie vudu varie per avocare a se gli spiriti vincenti da assegnare alla potenzialità della propria mazza in fase di battuta.

Ebbene il regista e sceneggiatore Davis S. Ward, pur enfatizzando in modo ironico il tutto, non si è poi inventato nulla di ciò che in realtà avviene negli spogliatoi di ogni franchigia dove la superstizione più delle volte è sovrana.

 

Luoghi comuni dunque quelli di non cambiarsi mai i calzini se da quel giorno era capitata un fase vincente, o mettersi sotto la casacca sempre la stessa maglietta, o usare sempre gli stessi lacci delle scarpe, o non radersi, o alzarsi dalla panca con il piede destro, o toccarsi la conchiglia ad ogni inizio di inning, o…e così via grazie a quella invisibile influenza sulle vicende umane fondata sulla cultura pagana sempre alla ricerca di presupposti magici e soprannaturali.

 

Tra questi simpatici aneddoti è piacevole ricordare, come narra la cronaca dei gossip, che anche l’ex giocatore di origine venezuelana Oswaldo Josè “Ozzie” Guillén Barrios, poi divenuto allenatore dei Chicago White Sox per otto anni e per un anno dei Miami Marlins per entrare infine a far parte come analista in ambito della ESPN Deportes, da quando nel 1980 partecipò al suo primo torneo mondiale giovanile, che gli aprì le porte alla massima serie venezuelana, e successivamente nel 1985, all’esordio nella Major League con i White Sox, era solito applicare un’intera boccetta di collirio sulla propria mazza quasi ad invitarla a vedere meglio la pallina da battere. 

E il suo dialogo di sprone resta proverbiale. Tuttavia le sue qualità tecniche, attività propiziatoria attiva o meno, non passarono mai inosservate se poi per tre anni (1988, 1990 e 1991) fu selezionato per il Major League Baseball All Star Game. Da qui si dice che ampliò il suo personale rito con lo sfregamento sulla fronte di due cosce di pollo che forse servivano ad imprimergli mentalmente una ricercata velocità.

 

Come è d’obbligo, ai tifosi del loro idolo interessa soprattutto il lato umano che più facilmente lo avvicina a loro e dunque Ozzie per loro resterà semplicemente l’uomo del collirio e del pollo ben sapendo che il loro mito non è stato di certo il primo praticante di ricercati rituali né sarà l’ultimo a chiudere quella lunga linea di sognatori della fine dell’inverno e che poi andranno a misurarsi con la propria ombra in quella sequenza di algoritmi che sono l’impalcatura del gioco poiché è insito nell’animo umano andare a sviluppare quella ricerca continua del proprio io nonostante tutto. E il baseball, con un po’ di superstizione, è anche questo. 

 

Michele Dodde

 

Sotto un video di presentazione"Chi è Ozzie Guillen"?

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Commenti: 1
  • #1

    Lattanzi (mercoledì, 11 agosto 2021 20:05)

    Salve
    Volevamo sapere quali sono squadre softball femminile nelle Marche
    Grazie