Non è solo una storia da libro Cuore…

di Michele Dodde

Il 7 agosto del 1982 al Fenway Park di Boston un inaspettato episodio è stato privilegiato da un’affettuosa ed attenta umanità. Che poi il tutto si sia verificato nel colorito diorama di una partita di baseball specifica meglio che non è solo una storia da libro Cuore poiché essa è vera ed accaduta a personaggi reali che hanno evidenziato il loro miglior lato positivo. La gara che si stava svolgendo tra i locali Red Sox ed i blasonati Chicago White Sox in quel pomeriggio di agosto si presentava avvincente ed aveva richiamato sugli spalti il pubblico delle grandi occasioni. Tra i fan più emozionati c’erano i membri della famiglia Keane: il padre Tom ed i figli Jonathan di quattro anni e Charles di due che occupavano la fila dei sedili posti all’altezza della prima base.

Le studiate curve di Richard Dotson, che poi risulterà il lanciatore vincente per i Chicago White Sox, stavano facendo impazzire il line up dei locali Red Sox che comunque al terzo inning erano riusciti nell’impresa di pareggiare sul 2 a 2 il punteggio parziale. Così nel quarto inning quando venne il turno in battuta dell’interbase bostoniano Dave Stapleton, questi era ben intenzionato a realizzare almeno una battuta valida.

 

Al secondo lancio di Dotson il suo swing lo portò a colpire la pallina con violenza che però svirgolò una traiettoria curva verso il campo foul andando a finire tra il pubblico assiepato dietro la prima base. Si sentì allora un forte schiocco finale e tutti pensarono che la pallina fosse andata a sbattere sullo schienale di legno di una poltroncina quando invece Tom Keane si accorse inorridito che suo figlio Jonathan era caduto in avanti accasciato e coperto di sangue. Il giovinetto, privo di sensi, presentava una vistosa lacerazione sulla fronte. 

Dal pubblico si levarono forte grida di aiuto e richieste di un medico. In quegli attimi di completa stasi l’esterno sinistro dei Red Sox James Edward Rice, che dal dugout aveva seguito la traiettoria della pallina, istintivamente corse verso il bambino, lo afferrò e lo tenne tra le braccia dirigendosi poi celermente incontro allo staff medico della squadra dove il dottor Arthur Pappas prestò le prime cure allertando immediatamente il  Boston Children's Hospital.

 

La cronaca narra che dopo solo tre minuti da quando Jonathan era stato colpito arrivò l’ambulanza che lo portò in ospedale. Qui i medici del Boston Children's Hospital sottoposero Jonathan ad  un delicato intervento chirurgico mentre Rice, con l’uniforme macchiata di sangue, ritornò nel dugout a prestare attenzione al gioco che finì con la vittoria  dei White Sox per 7 a 3. 

 

Dopo la gare Jim Ed (così James Rice veniva apostrofato dai tifosi) si recò presso l’ospedale dove apprese che l’intervento chirurgico d’urgenza era stato tempestivo nell’eliminare la pressione sul cervello di Jonathan,  causata dal gonfiore, e che, come vollero affermare i medici, il suo rapido intervento non solo era stato eccezionalmente immediato ma di certo migliore che se si avesse dovuto aspettare l’intervento dei tecnici di emergenza medica (EMT) presenti sugli spalti.

 

La sua veloce prestazione dunque probabilmente aveva salvato la vita al giovane Keane o almeno impedito danni permanenti. Jonathan, nonostante inizialmente fosse stato ricoverato in condizioni critiche, rimase  in quell’ospedale per cinque giorni. Di quell’evento di cui era stato uno dei protagonisti in seguito ha sempre confermato che non ha alcun ricordo a parte una piccola cicatrice sopra l'occhio come promemoria. 

La dirigenza dei Red Sox tuttavia non archiviarono nella cronaca l’accaduto ed anzi, per riconnettersi con la passione del piccolo Keane ad inizio della stagione agonistica del 1983 lo contattarono affinchè lanciasse il primo lancio cerimoniale durante la prima partita  casalinga della squadra.

 

Jonathan fu felicissimo anche perché gli si dava il  modo di ringraziare personalmente Rice. Le due strade poi si sono divise: Jonathan anni dopo si laureò con lode in economia nello Stato della Carolina del Nord divenendo co-fondatore e CEO di Customer HD, una impresa che assiste le aziende nell'esternalizzazione dei servizi telefonici; James Edward Rice ha seguitato a giocare per tutta la sua carriera, durata sedici anni, sempre i Boston Red Sox realizzando 382 fuoricampo con una media battura pari a 0,298 e con un personale palmares che lo ha delineato quale unico giocatore nella storia del baseball ad aver realizzato più di 200 valide in tre stagioni consecutive.

 

Per le sue qualità morali ed atletiche poi è stato inserito nella Baseball Hall of Fame il 26 luglio 2009. 

Ad un giornalista dell’Associated Press che gli aveva chiesto di precisare i momenti più significativi della sua carriera disse che “…Con la casacca dei Red Sox ho realizzato fuoricampo e valide in particolari momenti vincenti.  Vinto un record di valide consecutive. Segnato punti di ottime qualità ma per quanto tutto questo sia stato importante, quello che più si avvicina alla mia migliore prestazione in assoluto  è riportata nella foto che fece l’allora fotografo Ted Garland per il quotidiano “Herald Tribune”, ovvero quando  nel lontano 7 agosto del 1982 sono corso verso il bambino Jonathan, che era stato colpito da una pallina battuta, ed afferratolo l’ho tenuto tra le braccia dirigendomi  poi verso lo staff medico della squadra così salvandolo”. 

 

Ma ciò che Rice non ha mai detto è che dopo aver visitato Jonathan in ospedale, realizzando lo stato finanziario della sua famiglia, mentre usciva si fermò presso l’ufficio amministrativo comunicando di inviare solo a lui tutte le spese mediche.

 

E non è un baseball da favola…

 

Michele Dodde

 

 

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