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"K" la lettera più distruttiva del baseball

Nella foto Jacob deGrom (Elsa/Getty Images)
Nella foto Jacob deGrom (Elsa/Getty Images)

di Frankie Russo  tratto da ESPN

La “K” è una bella è robusta lettera. Oltre 12.000 parole iniziano con la K, ma non è la lettera più usata. E’ solo una lettera in mezzo all’alfabeto, eppure in questo campionato 2021, la K è divenuta la lettera più importante, anche quando scritta alla rovescia, perché K è il simbolo dello strikeout, e oggi non si fa altro che parlare di strikeout. È davvero impressionante osservare la maestria dei lanciatori di questa generazione, le cose assurde che vediamo dalle nostre star come Jacob deGrom, Gerrit Cole e Shane Bieber, e da quei rilievi che arrivano a tirare lanciafiamme ogni sera. Il lancio è diventato ora troppo importante e la mania dello strikeout è diventata un'epidemia che domina molte partite.

Questa è la caratteristica di questa stagione: Solo dopo alcuni giorni che i Phillies sono diventati la prima squadra dal 1996 a segnare due punti su uno strikeout, John Means degli Orioles è diventato il primo lanciatore a lanciare una no-hitter senza concedere una base su ball, un battitore colpito o un errore. L'unico corridore arrivato in base è stato su uno strikeout/lancio pazzo.

 

Ormai si assistono a gare che hanno dell’incredibile; non è inusuale che la palla non venga messa in gioco prima del quarto inning. Tutti eliminati per strikeout. E’ imbarazzante, è preoccupante, è allarmante, è pazzesco! Consultando un box score delle minors, si può leggere che una squadra è andata strikeout per un totale 70 volte in tre gare.

 

Nella foto John Means (The Baltimore Sun)
Nella foto John Means (The Baltimore Sun)

Il dilemma dello strikeout sta profondamente preoccupando i funzionari della MLB tenuto conto che è la ragione principale che causa la lentezza del gioco e la mancanza di azione in certe partite.

 

Tutti i tipi di rimedi sono al centro di esperimenti nelle minors, compreso lo spostamento del monte di lancio indietro di 30 cm. Ma sono solo palliativi.

 

Lo strikeout è diventato il problema più grande del baseball. Quindi va ricercato l’origine del fenomeno, e ancora più importante, trovare la soluzione per fermare questo treno chiamato “K” o almeno rallentarlo.

 

Quando è cominciato

Con un non meglio termine di paragone, possiamo affermare che la tendenza verso lo strikeout è iniziata a metà degli anni 80 quando giocatori di grido battevano si 25-30 HR a stagione, ma rimanevano al piatto anche più di 150 volte. Negli ultimi 15 anni, e in particolare gli ultimi 5, la media di strikeout è andata fuori controllo.

 

Nell’aprile di quest’anno si sono registrati 1.092 strikeout in più rispetto alle valide e il record per il maggior numero di strikeout annuale sarà sicuramente demolito. Nel 2016, la percentuale di presenze alla battuta che terminava con uno strikeout era di 211, ora siamo già a 243. E pensare che nel 1968, passato alla storia come “L’anno dei lanciatori(ndt: che poi determinò l’abbassamento del monte), la media di strikeout era di 158! Negli anni 80 si registrava una media di nove strikeout per gara, oggi il numero è pressoché raddoppiato.

 

Altri esempi? In Gara 7 delle WS 1960 quando i Pirates sconfissero gli Yankees 10-9, non ci fu nessun strikeout. Nella gara Wild Card lo scorso anno tra i Reds e i Braves, in una gara finita al 13° inning, il totale degli strikeout fu di 37. Il gioco si sta evolvendo, ma in peggio.

L’eccessivo numero di strikeout è determinato da tre principali motivi:

  • I lanciatori sono di molto migliorati. Hanno un approccio aggressivo, e quando comandano i loro lanci, sono praticamente imbattibili.
  • Molti lanciatori vanno alla ricerca dello strikeout e ai battitori non interessa rimanere al piatto fino a quando riescono a battere HR.
  • La scuola moderna insegna, incoraggia e incentiva i giocatori a giocare in questo modo.
Nella foto Aroldis Chapman (Kathy Willens)
Nella foto Aroldis Chapman (Kathy Willens)

Velocità, e tutto ciò che ne consegue

Non si era mai visto pitcher lanciare così forte. La media della 4 cuciture oggi è 94mph, 10 anni fa era 89. Fino alla settimana scorsa 405 lanci avevano superato le 100mph, nel 2008, il primo anno che si cominciò a misurare la velocità, il numero era di 214.

 

Non molto tempo fa, lanciare a 94/95 era impressionante, ora quasi tutti lanciano a 97/98. Già la forbice tra 90 e 95 è come la differenza tra la notte e il giorno, la differenza tra 85 e 100 significa che stiamo parlando di un altro sport. Molti ex giocatori sostengono che si sarebbero trovati in serie difficoltà nel fare contatto giocando in questo periodo.

 

Oggi l’informazione a disposizione è alla base di tutto, si conosce la velocità di ognuno, gli effetti della rotazione e tutti i numeri più importanti. Ma non sempre saperlo si tramuta in proprio favore. Studiando un determinato lanciatore, si sa che sul conteggio di 1-0, il 43% delle volte lancerà una off-speed, quindi è su quel lancio che il battitore si concentra. Poi invece arriva una fastball e si rimane lì a guardare. Il vecchio detto recitava:” Non farti fregare da una fastball, se arriva un lancio lento sarai sempre in grado di adeguarti”.

 

Molte cose sono cambiate nell’approccio mentale alla battuta. Una volta si insegnava a non sventolare al primo lancio, è una teoria ormai obsoleta e seppellita negli archivi, i battitori non hanno nessuna intenzione di lasciare il primo lancio se è battibile e concedere questo vantaggio al lanciatore.

 

Una volta si insegnava a non girare sul conteggio di 3-0, ma oggi, con tutte le varietà di lanci a disposizione, quella potrebbe essere anche l’unica volta che vedi una diritta in mezzo al piatto. La velocità non è più il problema principale per i battitori, le difficoltà derivano dai lanci secondari come la curva, lo slider, il cutter, il cambio e lo split-finger.

 

La veloce è sempre stata l’arma migliore dei lanciatori, ma nel gioco moderno vediamo che solo il 40% dei lanci in una gara sono fastball. La bravura consiste nel saper mescolare i vari lanci e saperli lanciare per strike, e non solo per indurre il battitore a sventolare a vuoto.

 

Ovviamente il grande data base di informazioni e l’avanzata tecnologia sono stati di grande aiuto nel migliorare la velocità del braccio, la velocità di lancio, la rotazione della palla, ecc. Un altro motivo non meno importante è stato trattato da BOTR in un articolo del 17 giugno scorso dal titolo “Una situazione appiccicosa” dove si accenna all’uso di sostanze per migliorare l’impugnatura ed imprimere effetti più efficaci.

 

Lo sviluppo, la possibilità di apprendere informazioni e l’uso della tecnologia, sono altri elementi che sono andati a sfavore dei battitori. I lanciatori possono allenarsi in condizioni reali di gara, diversamente di quanto accade per i battitori. Battendo nel tunnel, a meno che non si abbia a disposizione una tecnologia più che avanzata, non si ha una vera visione di dove finisce la battuta, un problema che non influisce sui lanciatori. Inoltre, per un battitore è difficile replicare ciò che succede in gara non avendo di fronte un lanciatore che lancia come in partita.

Nella foto Lou Brock (Getty Images)
Nella foto Lou Brock (Getty Images)

It’s ok to K.

Una volta lo strikeout veniva subito con imbarazzo, ora è solo un altro turno alla battuta. Al giorno d'oggi si vedono battitori con un bellissimo giro di mazza, tecnicamente perfetto, ma è sempre lo stesso. Se il pitcher lancia nella traiettoria della mazza, la palla è destinata sulle tribune, ma se il lanciatore è in grado di identificare quell’unica traiettoria, il più delle volte il battitore finisce strikeout.

 

Nella sua strepitosa carriera, Tony Gwynn non subì mai più di 40 strikeout in un anno (BOTR 25/5/19 Tony Gwynn @ 400). Joey Gallo dei Rangers e Eugenio Suarez dei Reds hanno subito 40 strikeout nel solo mese di aprile.

 

Gwynn non è l’unico esempio: Lo stesso Babe Ruth non ha mai subito più di 100 strikeout in un anno; Lou Brock non volle giocare l’ultima gara di campionato perché a quota 99 non voleva raggiungere 100; Frank Robinson ha affermato che la sua peggiore stagione, nonostante 33 HR e 113 RBI, fu quando subì 100 strikeout. Dal 1900 al 1990 solo due Yankees hanno subito 5 strikeout in una sola gara, entrambi lanciatori, mentre per Giancarlo Stanton e Aaron Judge la stessa condizione si è ripetuta già due volte per entrambi. Nel 2017 Judge ha stabilito un record nelle majors per essere andato strikeout in 37 gare consecutive.

 

Insomma, la mentalità dei battitori è cambiata, non adeguano più l’approccio in base al conteggio, non cercano di battere in campo opposto, non pensano a mettere la palla in gioco come si faceva una volta. Oggi si aspetta quell’unico lancio per buttare la palla oltre la recinzione. E i lanciatori lo sanno, cercano di andare in vantaggio e con l’arsenale che hanno riescono a dominare l’avversario. Conseguentemente la media delle basi su ball è diminuita. Nel 1989 nessun lanciatore aveva avuto una prestazione realizzando 12 strikeout e nessuna base su ball. Nel 1990 ce ne fu una sola, quest’anno ce ne sono state già 12.

 

Anche i giovani lanciatori sono convinti che il loro obiettivo è di tirare forte e cercare lo strikeout. Si arriva all’assurdo già  nelle minors. Due anni fa, in una gara di regular season di AAA, un lanciatore era in vantaggio 0-2 quando il battitore batté un pop in foul sul terza base. Il lanciatore si avvicinò al compagno e lo rimproverò dicendo che doveva far cadere la palla in modo che potesse avere ancora una possibilità eliminare il battitore per strikeout. Per lui, lo strikeout rappresentava l’unico modo per arrivare nelle majors. Difficile a credersi, ma è successo davvero.

Nella foto Giancarlo Stanton (USATSI)
Nella foto Giancarlo Stanton (USATSI)

Battere la palla in aria

Questo è ciò che insegna la nuova scuola di baseball, non si gioca più, si cerca solo di battere HR. Angolazione della mazza (BOTR 12/6/17 L’ossessione dell’angolazione).

 

Velocità d’impatto. Potenza. Questo viene insegnato ogni giorno, non si pensa nemmeno più a battere la palla a terra eliminando di fatto la strategia del Batti&Corri che si vede sempre meno e che ha avuto sempre un certo successo.

 

Non si usa più accorciare la mazza e mettere la palla in gioco. Quando il battitore gira solo con l’obiettivo dell’HR e il lanciatore tira solo per ottenere lo strikeout, è una situazione che crea la tempesta perfetta. Ma non si può ritenere i giocatori responsabili di tutto, se la società ti offre un contratto per battere HR, quello diventa la tua ossessione.

 

Gli analisti sostengono che lo strikeout vale quanto una qualsiasi altra eliminazione, niente diverso da una rotolante in diamante. Ed è anche meglio che battere in un doppio gioco. E poi portano a sostegno un esempio: Dal 1900 al 1960 solo 22 gare sono state vinte nonostante 15 strikeout subiti. Nel 2019 è successo 46 volte e quest’anno già 19. I Tigers sono diventati la prima squadra a vincere una gara nonostante i 25 strikeout.

 

La gran parte dei giocatori ormai si affida totalmente alle analitiche. Non si conversa più, non si chiedono più consigli ai grandi battitori di un tempo che hanno fatto la storia di questo sport. Questo è il baseball moderno, e questa filosofia comincia dal liceo, dal college fino alle minors. Non si va più per gradi, prima fare contatto, poi battere in aria e poi per l’HR.

 

Un altro aspetto di questa situazione è che molti coach, anche a livello di major league, non hanno mai giocato. Fino a 10 anni fa questo era impensabile. Oggi si assumono esperti dello swing, i cosiddetti alunni di internet, invece di assumere un vero hitting coach. I primi potranno anche insegnare uno swing perfetto, ma non è detto che uno swing perfetto si traduca in successo.

 

La storia è piena di giocatori con meccaniche di battuta non perfette ma che ora hanno la loro targa nella Hall Of Fame a Cooperstown. La differenza sostanziale è che nel baseball è richiesto di battere una palla in movimento, lo swing nel golf è indirizzato ad una pallina ferma.

 

Accorcia la mazza e metti la palla in gioco

Molti ritengono che la soluzione contro gli strikeout sia semplice, cerca di smorzare o battere in campo opposto per evitare lo shift. Sembra facile ma non lo è, specie per quei giocatori che hanno sempre sventolato nello stesso modo per 10/12 anni. Un cambiamento reso ancora più difficile con i grossi calibri di lanciatori che vi sono oggi. Giocatori arrivano alle majors con le loro caratteristiche e non si può pretendere che di punto in bianco cambino il loro modo di giocare. Difficile per un battitore di potenza arrivare alle majors e poi cercare di battere solo per una valida da una base.

 

La smorzata?

E’ un’altra strategia quasi completamente rimossa dal gioco. Non ci crede più nessuno. Ma incredibilmente quando si arriva ai playoff, allora si pretende che il giocatore sia in grado di eseguire una smorzata, ma difficilmente sarà eseguita con successo considerato che non è stato mai praticato nel corso dell’anno.

Nella foto lo scomparso gioco del bunt (Bruce Thorson-USA TODAY Sports)
Nella foto lo scomparso gioco del bunt (Bruce Thorson-USA TODAY Sports)

Lo shift?

La frase più comune usata in passato era “Metti la palla in gioco”, ma oggi agli alti livelli questo non ha più senso. Una battuta oggi indirizzata sul sacchetto di seconda o tra gli interni spesso non si traduce più in una valida perché ormai si trovano tre giocatori schierati tra una base e l’altra e fare passare la palla nel mezzo è compito abbastanza arduo.

 

Quindi la soluzione è battere in aria per superare lo shift, e qui torniamo al Launch Angle, magari si riesce anche ad ottenere una valida da extra basi, ma questo conseguentemente aumenterà le possibilità di uno strikeout, e siamo tornati al punto di partenza.

 

La soluzione molto probabilmente deve essere ricercata nello sviluppo dei giovani già dai 10/12 anni. Insegnare loro già dalle prime sventolate che è possibile indirizzare la palla in tutte le parti del campo. Difficilmente ci riusciranno nel breve termine, ma nella loro mente si svilupperà l’idea che esiste un diverso modo di colpire la palla invece che battere sempre in aria. Purtroppo è quest’ultima strategia che viene insegnata a tutti i livelli commettendo forse un ulteriore grave errore quando si organizzano gli HR derby al livello giovanile.

 

Con tutti i video a disposizione, si vedono sempre più spesso giovani cercare di imitare i loro idoli, cercano di imitare ciò che vedono. Come coach dobbiamo riconoscere il tipo di ragazzo che abbiamo di fronte, se potrà divenire un battitore di potenza o di contatto.

 

Questo è un passaggio importantissimo. Non possiamo permettere che battitori di contatto vadano alla ricerca disperata di divenire futuri campioni di fuoricampo. Così come non è facile inculcare l’idea di accorciare la mazza, il passo e lo swing con due strike. Ed è da tener presente che questo processo non avverrà dalla mattina alla sera. E’ un processo difficile ma non impossibile.

 

Questo per quanto concerne il livello giovanile. E per i pro? Il processo dovrà necessariamente cominciare dal denaro. Ora, non stiamo dicendo che al giorno d'oggi  si premia lo strikeout, ma il concetto deve essere che, se si continua a premiare tutto ciò da cui deriva lo strikeout senza nessuna penalizzazione per numero di strikeout, o se un giocatore si vede diminuire il salario causa un numero esagerato di strikeout, questo potrebbe essere forse il primo passo verso la soluzione.

 

In poche parole, quando nei contratti saranno previsti incentivi, non solo per chi batte HR, ma per chi arriva in base, per chi ruba basi, e per chi subisce meno strikeout, allora vedremo più giocatori cambiare il loro modo di giocare. Questo è un altro cambiamento che non avverrà nel breve periodo, ci vorranno forse anni, forse un decennio, ma se mai si comincia, mai si arriva a destinazione, e fin quando non si troverà una soluzione nel merito, la lettera “K” resterà la lettera più distruttiva del baseball.

 

Frankie Russo

 

 

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