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All’ombra di Babe Ruth la prima partita no-hitter combined

Nella foto Babe Ruth e Ernest Grady Shore
Nella foto Babe Ruth e Ernest Grady Shore

di Michele Dodde

Quando si vive all’ombra di un grande personaggio che per talento e particolare intimo senso di come interpretare il gioco del baseball è riuscito inconsapevolmente a rubare eventi e palcoscenico agli altri giocatori, bisogna andare a sbianchettare quella sua ombra per dare luce e paternità ad aneddoti e storie collaterali. Lui è Babe Ruth ed il personaggio che ne ha ereditato il prosieguo è Ernest Grady Shore, lanciatore destrorso che approdò alla corte dei Red Sox di Boston nel 1914 ceduto come fu dai Giants di New York con i quali aveva debuttato in Major League il 20 giugno del 1912.  

Era quel periodo degli anni dieci il migliore della franchigia di Boston e Shore potè mostrare tutto il suo talento nel 1915 quando vinse ben 18 gare a fronte di otto perse riportando una media pari a 1,64. Ma nel roster dei Red Sox a primeggiare c’era anche la figura di Babe Ruth che, prima di iniziare il suo indimenticabile percorso di temuto battitore, era anche un blasonato lanciatore ed accadde allora che il 23 giugno del 1917, durante lo svolgersi di una partita, alcuni particolari episodi dettero alla gara stessa un problema di difficile interpretazione da parte dei classificatori ufficiali. Come incastonarla tra le dichiarate liste? 

Nella foto Babe Ruth
Nella foto Babe Ruth

Si era al Fenway Park durante la prima gara di un doppio incontro ed i Red Sox stavano affrontando i Washington Senators.

 

Si stava preannunciando un confronto scorrevole e privo di intoppi poiché a frombolare sul monte di lancio era salito Babe Ruth che in quell’anno, che di fatto segnò la sua ultima apparizione come lanciatore a tempo pieno, si evidenzierà come uno tra i migliori lanciatori dell’American League con 94 vittorie contro 46 sconfitte realizzando un’ERA pari a 2.28.

 

Bene, accadde che, come ebbe a precisare lo stesso Shore durante una intervista concessa decenni dopo al giornalista Herman Helms del quotidiano “Charlotte Observer”, da lanciatore Babe Ruth stesse affrontando come primo avversario il battitore leader dei Senators Ray Morgan.

 

L’Home Plate Umpire Brick Owens aveva già conteggiato il conto pieno (tre ball e due strike) quando Babe alzando bene il suo braccio sinistro lanciò la successiva pallina con una penetrante traiettoria che sembrò ai più abbastanza interna alla zona dello strike ma l’umpire scandì bene la chiamata di ball concedendo a Morgan di dirigersi salvo verso la prima base.

 

Babe a quel giudizio andò in escandescenza ed infuriato si diresse verso Owens intraprendendo un’accesa discussione che il giudice di gara subito cessò espellendolo dal gioco e con lui il sodale ricevitore Pinch Thomas.

 

Alcuni cenni di cronaca dell’epoca riportarono che Babe cercò anche di colpire l’umpire, di certo però, come Ernie confessò al giornalista Helms, Babe fu si scortato fuori dal campo da un poliziotto ma che fu trattenuto dall’azione violenta dai compagni di squadra.

 

Dinnanzi a quella doppia espulsione, in un periodo dove i lanciatori erano soliti condurre a termine i nove inning, il manager Bill Carrigan senza scomporsi più di tanto subito compose a freddo la nuova batteria con Ernie Shore sul monte di lancio e Sam Agnew a ricevere. A ripresa della partita, acquetati gli animi, il corridore Morgan, avendo constatato che Shore aveva usufruito solo di cinque lanci di riscaldamento e dunque ancora lontano dall’essere entrato mentalmente in gara, dopo il primo lancio tentò una classica rubata ma il lesto e veloce braccio del ricevitore Agnew lo eliminò con una precisa assistenza in seconda base. 

Ernest Grady Shore al Fenway Park
Ernest Grady Shore al Fenway Park

Dopo questa eliminazione, quando il tempo e le circostanze vogliono, Ernie Shore con una consapevole varietà di lanci incominciò ad eliminare, inning dopo inning gli altri 26 portacolori dei Senators mentre i Red Sox andavano a configurare la gara vincendola per 4 a zero.

 

“Consapevolmente mi stavo accorgendo che tutto mi sembrava facile – continuò a dire Ernie all’attento giornalista – ma immaginai pure che non ero nervoso perché la squadra stava vincendo. Tuttavia un valido aiuto lo ebbi anche dalla difesa della squadra perché i Senators comunque tentarono sempre di confezionare una battuta vincente come fece ad esempio il loro ricevitore John Henry che battè la pallina con una lunga volata verso gli esterni ma lì fu bravo il nostro Duffy Lewis a prenderla al volo e poi come altresì lo fu anche il nostro seconda base Jack Berry che raccolse a mani nude un drag bunting attuato da Mike Minosky e con un tiro veloce lo fece eliminare in prima base”

 

Quando la partita ebbe termine, per molti anni questa fu elencata dai classificatori nella lista come una gara perfetta ma poi gli esegeti del gioco, preso atto che Ray Morgan comunque di fatto aveva acquisito il diritto di raggiungere salvo la prima base e che fu eliminato solo sulla seconda dall’assistenza Agnew-Berry, decisero di costituire una nuova lista relegandola nella sussiegosa nicchia di “no-hitter combined”, ovvero una gara “quasi” perfetta, e risultante poi la prima delle 14 gare “no-hitter combined” realizzate e riportate nella storia della Major League. 

 

Gli interessi della stampa, sempre votati ad assecondare le passioni e le attenzioni dei lettori, di questa gara però misero in grande evidenzia solo l’ombra lunga di quella indiscussa nascente personalità di Babe Ruth, il suo alterco con l’umpire Owens, la sua traumatica espulsione dopo aver effettuato solo sei lanci, la pesante multa di cento dollari che fu costretto a pagare, le dieci giornate di squalifica che gli furono comminate e le sue scuse pubbliche per il violento comportamento avuto, tuttavia a piè di pagina sembra doveroso ricordare e rimarcare che in quel 23 giugno del 1917 un lanciatore con solo cinque lanci di riscaldamento e sorretto esclusivamente da una forte tempra, contro tutte le aspettative, ebbe l’estro di  realizzare una straordinaria prestazione.

 

Si dirà una partita “quasi” perfetta ed il suo nome è Ernie Shore che in quel contesto, in una gara mai preparata mentalmente, riuscì a chiudere i giochi come mai più riuscirà a fare nel prosieguo della sua carriera.

 

Michele Dodde

 

 

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