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Le donne che hanno reso grande la Negro League - 2^ parte

di Michele Dodde

Segue dalla 1^ parte

In successione, la cronaca minuta del 1935, apparsa sui vari giornali della costa orientale, porta in evidenza, pur con scarne notizie attualmente, il nome di Clara Jones come Presidente degli ABCs di Boston, il cui proprietario era Clem Mack. Si narra che la oculata gestione della Jones abbia portato a Boston un baseball di qualità in perfetta concorrenza egualitaria con altre franchigie bianche e nere presenti sul territorio. Una tematica dunque tutta da approfondire.

Poi è la volta di Henryene Green che nel 1949 va ad assumere il ruolo di proprietaria dei Baltimore Elites anche lei dopo la morte di suo marito Vernon.  Con il supporto del manager Lennie Pearson, gli Elites però quell’anno andarono anche a vincere il primato della Negro American League. Green rimase con grande capacità direzionale al timone della squadra per tutta la stagione 1950 per poi cederla con buon senso degli affari a William Bridgeworth. 

Il 1950 annovera la figura di Hilda Bolden-Shorter che rileva la proprietà dei Philadelphia Stars da suo padre Ed Bolden. Ella gestì per due anni con grande naturalezza tutte le attività connesse quali contratti, prenotazioni e trattative e mai dimenticando di proseguire gli studi presso il Meharry Medical School per laurearsi pediatra.

 

Il suo talentuoso modo di essere, era anche una eccellente pianista, fece lievitare le qualità dei Philadelphia Stars che  riscossero poi l’interesse di un nuovo proprietario, Eddie Gottlieb, che acquistò il Club.

Nella foto Minnie Forbes e suo zio Ted Rasberry
Nella foto Minnie Forbes e suo zio Ted Rasberry

Da ultimo è da ricordare, quale ultima proprietaria di una franchigia di neri, la coinvolgente Minnie Forbes che comprò i Detroit Stars da suo zio Ted Rasberry nel 1956.

 

Era ben consapevole  Minnie che altre donne l’avevano preceduta nel campo delle proprietà di squadre ma era comunque felicissima perché stava entrando anch’essa a far parte della storia di una squadra della Negro League e dunque non solo nella storia sportiva dei neri ma anche nella storia sociale americana.

 

In una intervista postuma andrà a confessare che “come donna, non era sicuro per lei viaggiare con la squadra attraverso gli stati del sud poiché non poteva soggiornare negli hotel del sud e non poteva mangiare nemmeno nei ristoranti del sud, quindi durante il viaggio si dormiva e si mangiava sull'autobus. Però si voleva giocare a baseball perché si amava giocare a baseball. Quindi tutti si era determinati a giocare al baseball che si amava senza che nessuno potesse dire loro se potevano farlo o non farlo”.

 

Minnie vendette il club nel 1958 quando ormai era evidente che la Negro League stava scomparendo ma la sua personalità non è mai passata inosservata poiché fu invitata nel 2013 dal Presidente Barack Obama alla Casa Bianca insieme ad altri membri veterani della Negro League per essere onorata. 

 

Ancora una volta quindi il baseball, come gioco o come compagno di viaggio, attraverso questo segmento della sua storia abbia evidenziato come anche le donne di colore abbiano avuto e potuto svolgere un significativo ruolo nel suo ambito a tutto beneficio sia nell’apparato delle attività sportive dirigenziali, affermando la validità della Negro League, sia nel contributo a latere dimostrando come le stesse, attraverso il gioco e per il gioco, con determinazione e capacità abbiano contribuito in modo eccellente alla voluta e ricercata emancipazione abbattendo barriere e ad aprire porte che apparentemente sembravano sbarrate. 

 

Michele Dodde

 

 

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