Come una squadra MLB va in crisi e come può ripartire - 2^ parte

di Frankie Russo 

Detroit Tigers: La luce fuori dal tunnel (Segue dalla 1^ parte)

Mentre è pur vero che Chris Ilitch non ha messo le mani in tasca per potenziare la squadra, sulle spalle del GM Al Avila cadono altre responsabilità. Diciamo subito che Avila è il più anziano di tutti i GM delle majors e che le altre società assumono GM che hanno la metà dei suoi anni e laureati in gestione aziendale. Diciamo pure che Avila non ha capito per tempo l’importanza delle sabermetriche rimanendo l’ultima delle società ad interessarsi nel merito e che anche il personale è obsoleto, personale che si porta dietro dai tempi dei Montreal Expos nonché relegato a vecchie teorie. 

E’ difficile che al giorno d'oggi un nonno possa insegnare la tecnologia ai suoi nipoti! Delle contropartite ricevute in cambio per le cessioni si è già parlato molto, ma ci deve pur essere un motivo per cui un top prospect arriva a Detroit e poi sparisce nel nulla. E guai a chi parla! Il manager della squadra di AAA, Doug Mientkiewicz, qualche anno fa diede il suo parere negativo nel promuovere nelle majors un certo giocatore in quanto non ancora pronto. Sono due anni che tale giocatore langue nelle minors e il manager all’epoca fu licenziato. 

Nella foto AJ Hinch (ALLISON FARRAND DETROIT TIGERS)
Nella foto AJ Hinch (ALLISON FARRAND DETROIT TIGERS)

E allora perché con tutti sti casini AJ Hinch ha accettato di parlare con i Tigers? Fake news riportano che Hinch aveva paura di non ricevere altre offerte; mai una balla così grossa. Non è mai capitato che un manager sospeso per qualunque motivo rimanesse senza contratto una volta scaduta la squalifica, figuriamoci uno del suo valore.

 

Hinch ha una stretta amicizia con Scott Bream, dirigente dei Tigers, con il quale ha lavorato insieme quando facevano parte dello staff degli scout con i SD Padres, e senza dubbio questo connubio avrà avuto una certa influenza sulla sua decisione. E poi Hinch è un uomo intelligente, ha la fama di saper ricostruire le squadre come stava facendo in Arizona e come ha fatto in Houston.

 

Convocato d’urgenza da Avila solo un’ora dopo la fine delle WS, Hinch è rimasto a Detroit per tre giorni prima di telefonare alla moglie comunicando di raggiungerlo poiché stava per firmare con i Tigers. Di sicuro Hinch immaginava di ricevere una convocazione da parte dei Tigers e potete scommetterci che aveva studiato la situazione ben prima della telefonata di Avila. E state certi che in quei tre giorni Hinch ha dettato le sue incontrovertibili condizioni. 

 

Il suo contratto è per tre anni ma prevede una opzione di uscita, un privilegio finora concesso solo ad altri due grandi manager: Joe Maddon e Terry Francona. Resta molto improbabile che Hinch possa uscire dopo un anno, lascerebbe ad altri l’opportunità di beneficiare del suo “work in progress”.

 

Quindi tutto lascia intendere che Hinch abbia chiesto ed ottenuto carta bianca per la formazione del suo staff, infatti dei vecchi è rimasto solo Ramon Santiago. George Lombard è stato il bench coach dei LA Dodgers vincitori delle WS 2020. Chip Hale è stato bench coach dei Nationals vincitori delle WS 2019. Scott Coolbaugh è stato hitting coach dei White Sox lo scorso anno arrivando ai playoff. Come pitching coach è stato assunto Chris Fetter, un giovane 35enne con nessuna esperienza nel baseball professionistico ma corteggiato da diverse società MLB per i risultati ottenuti con la squadra di college. E i risultati si vedono. Insomma, possiamo dire uno staff di prim’ordine formato da coach di successo. 

Hinch sa come leggere nei dettagli le sabermetriche e sicuramente è già al lavoro per un aggiornamento del software. Per il momento i Tigers sono tra le prime tre squadre per applicazione dello shift. Almeno una volta la settimana Hinch è in contatto con tutti i coach delle varie squadre nelle minors per avere aggiornamenti, mai successo prima.

 

E’ da scommettere quindi che a fine stagione ci sarà una rivoluzione anche negli staff delle minors a cominciare dall’amico Bream che ne potrebbe divenire il capo responsabile, finora relegato a compiti minori perché troppo avanzato rispetto al resto della dirigenza. 

 

Se tutto questo va in porto, è irrealistico pensare che Hinch dopo due anni opti per lasciare, a quel punto vorrà raccogliere i frutti del suo lavoro, quindi non più tardi del 2023 dovremmo vedere una squadra che lascia definitivamente la parte bassa della classifica dopo tanti anni di umiliazioni e rinnovare la speranza di far sventolare la bandiera delle WS sul Comerica Park. 

 

Ma tutto questo richiede investimenti, e i soldoni li deve tirar fuori Chris Ilitch. Vorrà egli finalmente toglierere gli zip dalle tasche? Beh, con il suo contratto Hinch ha legato l’organizzazione mani e piedi. Proviamo ad immaginare cosa succederebbe se quanto sopra riportato non avvenisse, cioè che Chris Ilitch rimanesse restio a tirar fuori i quattrini e le cose restassero pressoché invariate. Allora Hinch avrà tutto il diritto di girare le spalle e andarsene, e per i Detroit Tigers sarebbe la fine.

 

Riuscirebbero ancora a trovare prospetti disposti a firmare per la loro organizzazione?  Chi vorrebbe più andare a fare il manager in una società che dopo 8 anni non riesce a tirare fuori un briciolo dal paniere? Quale sarà la reputazione di una società che si è fatta scappare uno dei più qualificati manager e conoscitori del gioco? Insomma una fuga di Hinch sarebbe una sentenza di morte per la società, una società che finirebbe per esistere solo sulla carta.

 

Resta veramente difficile pensare che l’organizzazione si lasci scappare questa opportunità e se esiste una logica, durante quei famosi tre giorni di contrattazione qualcosa di serio si saranno pur detti. Credo che con Hinch la società abbia deciso finalmente di fare il giro di boa. Credo che, sooner than later, per i Tigers si comincerà a vedere la luce fuori dal tunnel. 

 

Frankie Russo

 

 

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