Come una squadra MLB va in crisi e come può ripartire - 1^ parte

Il Comerica Park (Ed Mauer for Crain's Detroit Business)
Il Comerica Park (Ed Mauer for Crain's Detroit Business)

di Frankie Russo 

Detroit Tigers: La luce fuori dal tunnel 

L’inizio della crisi dei Detroit Tigers fu decretata la sera del 13 ottobre 2013, quando nell’ottavo inning dell’ ALCS, con 2 out David Ortiz realizzò un Grand Slam portando in parità il punteggio in una partita che vedeva Detroit condurre per 5-1.  E pensare che i Tigers avevano vinto Gara 1 e che, in caso di vittoria sarebbero tornati a casa conducendo la serie 2-0 spalancando molto probabilmente le porte per la partecipazione alle WS per il secondo anno consecutivo. Ma il destino aveva altro in riserbo. 

Mike Ilitch, affettuosamente chiamato Mr I dai tifosi, aveva aperto il portafoglio a Dave Dombrowsky dopo il frustrante 2003 quando la squadra finì la stagione con un disastroso record di 43-119.

 

La prima mossa fu di portare a Detroit il futuro HOFer Ivan “Pudge” Rodriguez che accettò grazie a un contratto all’epoca impensabile per un ricevitore, 10 milioni di dollari oltre alla promessa che si sarebbe lavorato per rendere la squadra competitiva.

 

Infatti, negli anni immediatamente successivi arrivarono fior fior di campioni quali Magglio Ordonez, Carlos Guillen, Placido Polanco, Casey Sean, Gary Sheffield, Miguel Cabrera, Victor Martinez, Tori Hunter e Prince Fielder. 

 

Sul monte, oltre ai due prospetti del farm Justin Verlander e Rick Porcello, arrivarono Kenny Rogers, Jose Valverde, Max Scherzer, David Price e forse qualcun altro che mi sfugge. 

Ma la sconfitta subita a Boston aveva lasciato ferite indelebili. Infatti l’anno successivo Jim Leyland, artefice della ricostruzione, si ritirò dal baseball giocato.

 

Nel 2015 fu assunto un giovane senza esperienza, Brad Ausmus che sicuramente ha lasciato un buon ricordo come giocatore per i Tigers, ma come manager è stato un vero fallimento, non solo in campo ma principalmente nella gestione dello spogliatoio.

 

Già alcuni giocatori avevano cambiato casacca ma il vero smantellamento iniziò nel luglio 2015 quando il primo ad essere ceduto fu David Price e nei successivi anni non rimase più nessuno dei campioni se non Miguel Cabrera, impossibile da cedere causa il suo lucroso contratto da circa 32 milioni all’anno.

 

Dopo tre anni di Ausmus, nel 2018 si pensò di cambiare direzione assumendo un manager navigato come Ron Gardenhire, ma l’ambiente era ormai marcio e Ronnie, con il contratto in scadenza, si ritirò un mese prima della fine del campionato 2020. Ed eccoci arrivati ai nostri giorni.

 

Dopo 3/4 anni di prime selezioni e con tutte le cessioni di giocatori di valore, tutti si sarebbero aspettati che a quest’ora la squadra fosse in grado di competere. Invece no, sembra che i Tigers siano ancora agli inizi della ricostruzione mentre i Giants in soli tre anni stanno lottando di nuovo per il titolo divisionale. Lo stesso dicasi per i Royals, e se anche in tono minore, per gli Orioles e Rangers.

 

Sorge naturale la domanda: Come mai arrivano a Detroit prospetti di cui si fa un gran parlare ma fino ad ora non ve n’è uno attorno al quale costruire la squadra? Tutta colpa dei giocatori? No, dalle parti mie si dice “lu pesc puzza da la capa!” (il pesce puzza dalla testa N.d.r.) . E qui arriviamo a Chris Ilitch e Al Avila, i veri responsabili che hanno portato i Tigers ad essere la peggiore squadra nelle majors.  

(Da sx a dx) Chris Ilitch, Marian Ilitch e Mike Ilitch  (RYAN GARZA, DETROIT FREE PRESS)
(Da sx a dx) Chris Ilitch, Marian Ilitch e Mike Ilitch (RYAN GARZA, DETROIT FREE PRESS)

I quotidiani locali fanno finta di ignorare la situazione e fino alla scorsa settimana nemmeno i media nazionali hanno prestato molta attenzione ai Tigers, ma la persistenza della crisi, il loro modo di giocare e la loro posizione in classifica, ormai fa parte quotidianamente dei talk televisivi. Testualmente uno dei commenti è:

“La crisi dei Tigers ha radici ben più profonde di quelle che appaiono a prima vista. Si comincia dallo scarso sviluppo dei giocatori nel sistema che per anni è stato tra le ultime, le cessioni di super star non hanno avuto nulla in cambio, e in un anno di pandemia come il 2020, non hanno pensato di aggiungere dei free agent di qualità a low cost per aiutare i giovani. [ a questo proposito, basti pensare che i Tigers sono l’unica squadra delle majors a non avere un 1B di ruolo se non per il 38enne Cabrera il quale vede la sua carriera ormai in forte declino]. Le responsabilità per avere la peggiore squadra nelle majors sono di piena responsabilità del proprietario e della dirigenza”

Detroit's MotorCity Casino.   (ROBIN BUCKSON / THE DETROIT NEWS)
Detroit's MotorCity Casino. (ROBIN BUCKSON / THE DETROIT NEWS)

Da anni si aspetta che Chris Ilitch venda la squadra, e la sua gestione al risparmio confermerebbe questa tesi. Le trattative per una eventuale cessione a un grosso imprenditore sono state interrotte causa Covid e per motivi di salute dell’acquirente.

 

Chris non è così appassionato ai Tigers come lo era il padre Mike che aveva militato nelle minors in gioventù. Gli interessi di Chris sono altrove, per lui i Tigers, nonostante i risultati deludenti, sono una fonte di guadagno e gli danno la possibilità di conseguire utili grazie al rifiuto di riorganizzare la società da capo a piedi, e inoltre anche grazie ai contributi della federazione, alle sponsorizzazioni e ai diritti televisivi.

 

Tali utili vengono investiti nei casinò che fanno capo alla madre Marian e presto ne sarà acquisito un altro in quel di Atalanta. I casinò rendono molto ma molto di più che una squadra di baseball seppure di major league. Il patrimonio degli Ilitch è aumentato da 6 a 10 bilioni di dollari da quando Chris è subentrato al padre Mike passato a miglior vita nel 2017.

 

Segue

 

Frankie Russo

 

 

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