Experiment in Terror in Candlestick Park

di Michele Dodde

Nel mese di aprile del 1962 la Columbia Pictures distribuì nelle sale cinematografiche il  film “Experiment in Terror”, apparso in Italia con il titolo “Operazione terrore”, sceneggiato da Mildred e Gordon Gordon sulla base del loro omonimo romanzo che era divenuto un best seller nell’anno precedente. L’intreccio della trama verte in un classico dramma poliziesco che il regista Blake Edwards ha voluto girare in un coinvolgente bianco e nero quale onorevole ritorno al classico filone dei Film Noirs tanto seguito ed amato nell’immediato dopoguerra della Seconda Guerra Mondiale. 

Interpretato magistralmente da Glenn Ford, nel ruolo dell’agente dell’FBI John “Rip” Ripley, dalla incredibilmente bella Lee Remick, che impersona la cassiera di banca Kelly Sherwood, e da un Ross Martin sempre sopra le righe nel dare volto e movenza a Garland “Red” Lynch, assassino asmatico e spaventosamente violento, il film è ambientato a San Francisco e lo scorrere delle sue vicende scuotono l’attenzione dello spettatore nella crescente tensione inerente lo studio, e poi il portare a termine, di  una rapina da centomila dollari ad una banca coinvolgendo una cassiera con ricatti ed intimidazioni.

 

Si susseguono scene inquietanti e di aspro tenore con l’agente Ripley che finalmente individua il malavitoso Lynch tra la folla gremitissima presente allo stadio di baseball Candlestick Park dove è in atto una partita di grande richiamo tra i padroni di casa, i Giants, che stanno affrontando i Dodgers. 

Inoltre tra i giochi in primo piano si vanno a riconoscere l’estroso ed ambivalente esterno Wally Wade Moon, il coriaceo e sanguigno ricevitore Johnny Junior Roseboro, il terza base John Joseph Amalfitano, l’interbase Harvey Kuen che colpisce la pallina realizzando un doppio a fine partita che assicura la vittoria ai padroni di casa e si ascolta la cronaca ed il commento dalla inimitabile voce di Vin Scully.

 

Ma quale è stata questa  gara in cui si sono verificate le sequenze mostrate nel film? Ebbene non esiste negli annali ma la stessa gara sta a sintetizzare la grande magia del cinema che, attraverso il sapiente e magistrale montaggio da parte di Patrick McCormack, il regista Edwards sovrapponendo l’uno sull’altro giochi attuati  in almeno due stagioni diverse da queste due squadre, abbia voluto rendere un oggettivo e sincero omaggio a questi giocatori in specie quando il malavitoso Lynch, vistosi braccato dall’ispettore Ripley, scavalca la recinzione incominciando a correre sul diamante finendo la sua corsa, raggiunto da una pallottola, proprio lì sul monte di lancio andando a toccare con il corpo la stessa pedana del lanciatore. 

Un drammatico finale degno di una particolare attenzione perchè il regista ha voluto decisamente rimarcare un monito significativo inerente il monte di lancio. Infatti è proprio lì, a contatto della pedana di lancio, che tutto ha inizio nel gioco e nella vita ma è anche proprio lì, nel gioco e nella vita, che tutto ha una fine.  

 

Michele Dodde

 

 

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