Battitori Brutti

di Michele Dodde

Importante avviso: è opportuno che il lettore, prima di iniziare a leggere il libro “Battitori Brutti”, si accerti di avere del tempo libero poiché a lettura iniziata difficilmente potrà trovare il modo di interromperla se non al termine delle 124 pagine. Questo perchè Pietro Striano, attento ricercatore di personaggi ed episodi al di fuori di una logica comune, racconta in modo disincantato argute tematiche che confezionano in modo irriverente quel mondo del baseball passato alla storia come Dead Ball Era.  E le vicende che coinvolgono i protagonisti vengono descritte con lessico sintetico e benevolo da salotto in una soluzione di continuità come le note ciliegie, dove una tira l’altra, per cui il lettore non potrà oggettivamente distaccarsi dalla lettura se non al termine di questo volume primo attendendo poi con curiosità il volume secondo per compiacere e compiacersi nell’aver acquisito gli aspetti veri di quel mondo reale del baseball che comunque esalta tutti gli aspetti umani. 

Si, perché dall’ormai conosciuto aspetto sociale operato da un baseball tra le diverse etnie, Striano da par suo rappresenta come il gioco, passato dagli aspetti ludici da parte di giovani nel ricercare spazi salubri e poi divenuto passatempo aristocratico dei Club d’élite di una società eternamente alla ricerca di una propria personalità, una volta divenuto appannaggio popolare è stato oggetto di attenti speculatori nel favorire il proprio business sfruttando i diversi giocatori acclamati per il loro talento come icone positive o negative.

 

Il lettore occasionale non sarà mai in grado di memorizzare il nome dei tanti personaggi evidenziati nel loro aspetto più vero, di certo però ricorderà per sempre le tenebrose vicende in cui sono stati coinvolti sia gli alcoolizzati, figli di un dio minore, sia i violenti, figli di un demone, sia i furfanti oppressi, figli di una società malata, sia i proprietari delle franchigie prevaricatori per principio, anch’essi figli di ragazze madri. Un crogiuolo dunque che alla fine dimostra come le fondamenta di ciò che poi il baseball diventerà dopo gli anni venti del secolo scorso è frutto di quell’autentico quinto Vangelo scritto con passione ed occhio smaliziato dal cantautore Fabrizio De Andrè: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

 

Il libro poi si avvale di una raffinata prefazione di Jacopo Rossi Lucattini che indirizza il lettore a porre un’arguta attenzione al confronto di un’epoca in cui la legge del più forte, retaggio di una fosca lotta per la sopravvivenza, possa trasmettersi  anche sui campi di gioco dando infine il suo particolare crisma specificando come questo interessante libro scritto da Pietro Striano, che apparentemente può sembrare un libro piccolo, di fatto poi non sia un piccolo libro. 

 

Da leggere infine per non avere pregiudizi.

 

Michele Dodde

 

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