Il nuovo Moneyball - 2^ parte

di Frankie Russo 

tratto da ESPN

Segue dalla 1^ parte

N° 2 - Il modello dei Rays per i battitori

I Rays posseggono il migliore farm system nelle majors. Per anni hanno sviluppato i migliori interni centrali tanto da avere problemi per trovare il modo di tenerli tutti nell’organizzazione. E c’è un motivo per questo, ed è la loro filosofia. A differenza di molte altre squadre, i Rays prediligono un interno centrale in grado di mettere la palla in gioco, seppure con meno potenza. Quindi è su questo aspetto che indirizzeremo la nostra analisi. La maggior parte degli interni centrali sono più piccoli di statura rispetto agli altri e quindi hanno braccia più corte. Le leve più corte equivalgono a una minore potenza pura (legge fisica!), ma anche a un percorso più breve verso la palla, il che rende il contatto più facile, teoria che ci conduce ad una semplice conclusione. Mentre resta difficile insegnare a un lanciatore il controllo se già ne possiede poco, al contrario, ad essi resta più facile insegnare i diversi tipi di lanci. Allo stesso modo, mentre resta difficile insegnare la battuta ad uno poco incline, al contrario resta più facile insegnare a un buon battitore debole a battere con più potenza.

E’ davvero così semplice, ma per molto tempo lo scouting si è basato su giocatori con fisici possenti ignorando troppo spesso e a discapito della squadra ragazzi con fisici sottodimensionati. Scavando più in profondità, va presa in considerazione una componente della battuta; una cosa ingombrante che le squadre considerano un importante indicatore e a cui prestano sempre maggiore attenzione: La percentuale di palle messe in gioco, o per meglio dire, le apparizioni al piatto che non finiscono con uno strikeout o, se si hanno a disposizione maggiori informazioni, il numero delle sventolate a vuoto. 

Willy Adames (Nathan Ray Seebeck-USA TODAY Sports)
Willy Adames (Nathan Ray Seebeck-USA TODAY Sports)

La teoria ci indica che colpire la palla ed essere disciplinato al piatto, cioè saper scegliere i lanci giusti da colpire, sono inesorabilmente in correlazione, come dire non si può colpire una palla se è a un metro fuori dalla zona, ma a parte questo esagerato esempio, la differenza non è facile da individuare. Le squadre sono arrivate alla determinazione che riconoscere un lancio, cioè identificare il lancio che sta arrivando in tempo per agire in modo appropriato, è quasi impossibile da insegnare o da migliorare se non in misura poco rilevante. E’ un limite che occorre tra la combinazione occhio/cervello paragonato alla velocità di corsa, si può migliorare, ma ci sono delle capacità che non si possono apprendere. 

 

Quindi si è potuto notare come esista una sostanziale differenza tra riconoscere un lancio e disciplina al piatto. Metaforicamente, riconoscere un lancio è come sapere che troppo gelato fa male e disciplina al piatto è la scelta di non mangiarlo. Se si riesce a capire che mangiare troppo gelato fa male, allora diventa più facile porsi delle limitazioni. Le squadre prestano particolare attenzione alla percentuale di contatto ben sapendo che, oltre alla correlazione occhio/cervello, una volta in campo, subentrano altri requisiti fisici come la forza e la velocità di mazza. 

Mookie Betts (Sports Illustrated)
Mookie Betts (Sports Illustrated)

Se un giocatore ha una ottima percentuale di contatto e non conquista molte basi su ball, è inutile voler inculcare questa mentalità pensando che sia una cosa molto facile, perché in effetti non lo è. E ci sono molti dati a disposizione delle squadre che confermano questa convinzione. 

 

Se si prendono in considerazione le statistiche di battuta relative a un giocatore di college al quale si prevede un futuro nelle majors, la media di strikeout rapportata a base su ball è sempre in cima alla lista.

 

Gli scout della vecchia scuola lo sapevano anche quando i tanti dati non erano disponibili, e come spesso accade, la sentenza dello scouting resta probabilmente la più ripetuta e veritiera di sempre: i battitori devono saper battere.

 

L’enfatizzazione sulla disciplina al piatto anziché la presenza fisica fu una degli elementi fondamentali del Moneyball, quindi non possiamo dire che è una idea di adesso. Ultimamente però si sono notate più squadre che seguono la teoria dei Rays del “giocatore dal braccio corto” anche se apparentemente con meno potenza, ma con più palle messe in gioco.

 

Se a questo aggiungiamo la rivoluzione del launch angle adottato da molti giocatori potenti nelle majors, allora l’attuale prototipo di giocatore ha raggiunto un punto piuttosto alto considerate le prestazioni di giocatori come Mookie Betts, Jose Altuve e Dustin Pedroia che ci fanno intendere quali possono essere le prestazioni di un giocatore con fisico non possente. 

 

Frankie Russo

 

 

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