L'evoluzione del bullpen

Aroldis Chapman (Charles Wenzelberg/New York Post)
Aroldis Chapman (Charles Wenzelberg/New York Post)

di Frankie Russo

tratto da ESPN

Se c'è qualcosa che fa fare le notti in bianco alla dirigenza di una squadra, questo qualcosa è certamente la composizione del roster. Non è così facile come sembra. Non è sufficiente avere 9 battitori di potenza se poi non vi sono corridori che arrivano in base, così come non si possono avere 9 corridori veloci se poi non c’è chi li porta a casa. Né tantomeno può essere trascurato l’aspetto della difesa che influisce sulle risultanze di un altro settore della squadra: il monte di lancio. Trovare infine il giusto equilibrio tra rotazione dei partenti e rilievi forse è la parte più complicata, specie quando si tratta della formazione del bullpen. In linea di massima i partenti hanno molte basilari caratteristiche in comune: varietà di lanci, resistenza e gestione delle energie.

Il rilievo, proprio per il ruolo che ricopre, non necessità né di resistenza né di varietà di lanci, ma sono le qualità di ognuno di essi il vero punto cardine. E’ opportuno avere il rilievo che eccelle in strike out, uno che induce a battere a terra, lo specialista per battitori mancini come quello per i destri ed in ultimo, ma non meno importante, il rilievo che ha il maggior controllo sia dei suoi lanci che il controllo mentale, in altre parole il closer. In definitiva possiamo sostenere che la composizione del bullpen è forse il settore più importante da formare e di non facile gestione.

 

Al partente si chiede un minimo di 5 riprese e da quel momento, in base alla situazione e al punteggio cominciano i pensieri del manager. Il 6° inning in genere, è quello più critico. Con il continuo aumento di informazioni a disposizione e con lo schieramento di analisti che scavano alla ricerca di ogni margine di vantaggio per prevenire agli avversari di segnare, il tutto ha condotto a una esigenza comune: come utilizzare i rilievi. Infatti il loro utilizzo si è evoluto molto in fretta negli ultimi anni.

 

Intorno al 2015, anno in cui le World Series furono vinte dai KC Royals e a cui molto merito deve essere riconosciuto al loro storico bullpen, il 34% dei battitori ebbero da affrontare i rilievi. La percentuale è aumentata fino a raggiungere il 43% del 2019. Prendendo in considerazione l’ultimo decennio si è passati dal 33% del 2011 gradualmente al 45% dello scorso anno. 

 Wade Devis (KC STAR FILE PHOTO)
Wade Devis (KC STAR FILE PHOTO)

Nonostante l’anomala stagione 2020, si son visti ben 735 lanciatori utilizzati e si può solo immaginare quale sarebbe stato il numero tenendo conto che dal 2018 al 2019 il numero è cresciuto da 799 a 831 ed è molto probabile che il numero salirà a 900 nel 2021.

 

Fortunatamente esistono ancora delle eccezioni e un partente che riesce ad arrivare al settimo è particolarmente apprezzato sia dal manager che dai tifosi tanto quanto apprezzavano il partente che lanciava una gara completa

 

Determinare il numero di rilievi che servono per ogni squadra è diventato ormai veramente complicato.

 

Come riportato in precedenza, è il 6° inning dove spesso cominciano le strategie. E’ troppo presto per utilizzare i migliori rilievi del bullpen, ma è pur vero che i partenti cominciano a dare segnali di stanchezza e si vuole anche evitare che essi affrontino il lineup avversario per la terza volta.

 

Recentemente questa ultima considerazione è diventata un elemento di maggior rilievo grazie a tutte le informazioni a disposizione che si riescono ad ottenere anche in tempo reale. Quante volte avete osservato nel dugout giocatori (MLB) consultare i tablet? Di conseguenza, e abbastanza gradualmente, l’utilizzo del bullpen è diventato quasi una scelta predefinita per i manager durante o prima del sesto inning. Di seguito riportiamo una tabella che evidenzia come negli ultimi 20 anni sia variata la percentuale di battitori che al 6° inning hanno affrontato i rilievi.

La percentuale è rimasta abbastanza invariata fino al 2014 subendo poi una vera e propria esplosione quando ai lanciatori è diminuita drasticamente la possibilità di affrontare battitori nel sesto inning che più o meno coincide con il loro terzo turno in battuta.

 

Una conferma deriva dal fatto che dal 2019 oltre il 50% delle presenze in battuta sono avvenute contro i rilievi. L’ulteriore esplosione nel 2020 è dovuta in gran parte al fatto che all’inizio di stagione, causa Covid, molti partenti si son visti ridotte le loro prestazioni. 

 

Anche se oggi sono a disposizione migliori tecnologie per valutare i lanciatori, il compito di comporre il bullpen è diventato più difficile specialmente se si pensa che ormai si presta particolare attenzione anche all’angolazione del braccio di lancio.

 

Non tutte le squadre però riescono a formare un bullpen che garantisca il successo come fu per i KC Royals dal 2014 al 2016. Basta prendere in considerazione il bullpen dei LA Dodgers, sulla carta una delle più forti squadre di sempre. Ebbene, considerando tutto il talento di cui dispongono e le loro grandi possibilità finanziarie, Blake Treinen e Tommy Kahnle sono gli unici rilievi che hanno lucrosi  salari che vanno oltre il 2021, e a Kahnle è stato offerto un contratto pluriennale nonostante sia reduce dal TJS. Per ogni stagione e per ogni squadra solo poche di esse possono contare su rilievi che riescano a garantire prestazioni costanti per più anni. E in questo devi essere veramente fortunato. 

Josh Hader (JEFF HANISCH-USA TODAY SPORTS)
Josh Hader (JEFF HANISCH-USA TODAY SPORTS)

Il punto di partenza per la composizione di ogni bullpen quindi inizia dalla fine, dai rilievi ad alta quota di self control ai quali il manager si rivolge nei momenti più cruciali, un ruolo che rispetto agli altri subisce pochi ricambi.

 

Una strategia che segue un filo logico: E’ un ruolo che richiede nervi saldi, dote non riscontrabile in molti, e il momento in cui ne trovi uno con quel tipo di talento, state certi che lo volete tenere il più a lungo possibile, salute permettendo. 

 

A questo punto possiamo anche far notare come poi l’utilizzo del bullpen cambia in occasione dei playoff quando le possibilità di rimonta sono limitate al lumicino. Si è potuto notare, infatti, come molto spesso il closer venga utilizzato a metà gara con situazioni critiche. E questo la dice lunga sull’importanza che un tale rilievo rivesta.

 

Il bullpen può essere classificato in vari modi, ma un’analisi della MLB ha potuto verificare come su 59 dei migliori rilievi nel 2019, ben 46, cioè il 78% di essi sono stati confermati nel ruolo nel 2020. In altre parole, se riesci a ricoprire tale ruolo in un anno, vi sono molte probabilità che si sia in grado di ricoprirlo anche l’anno successivo.

 

L’importanza del rilievo delle ultime riprese assume ancora maggiore rilevanza se si considera che, eccetto il closer, solo il 40% dei rilievi del 2019 ha trovato conferma nelle majors nel 2020. E più si va indietro negli anni, più la percentuale scende. Dei 565 rilievi che hanno lanciato nel 2015, solo il 27% di essi erano ancora nelle majors nel 2020. La maggior parte dei rilievi difficilmente diventano free agent perché è molto improbabile che riescano a rimanere nelle majors per 6 anni, il tempo necessario cioè di acquisire tale diritto. 

 

La vita da rilievo non è facile. Magari essere un rilievo può favorire la possibilità di raggiungere le majors, ma difficilmente si avrà l’opportunità di avere una carriera duratura. Eppure è un ruolo che serve alle squadre e in numero sufficiente. Essi hanno il compito di entrare in situazioni cruciali e fare eliminazioni ma nello stesso tempo i loro valore non deve incidere più di tanto sul tetto salariale. I rilievi rappresentano per il baseball ciò che le pedine rappresentano per gli scacchi, strumenti magari di secondaria importanza, non affascinanti e forse non è nemmeno giusto, ma almeno sono sulla scacchiera. 

 

Frankie Russo

 

 

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