Eventi salienti di una storia infinita # 25

di Michele Dodde

Nel 1916 il proprietario dei Cubs, il vulcanico Charles Weegham, al fine di favorire una migliore predisposizione dei tifosi nei confronti della squadra con souvenir di particolare affettività e come idea destabilizzante e rivoluzionaria in quel tempo, concede agli spettatori-tifosi il permesso di tenersi le palline che durante la gara fossero finite tra il pubblico. Questo benevolo quanto intelligente  atteggiamento di fatto però andava a mettere finalmente fine alla pietosa guerra che più volte si innescava tra gli agenti preposti alla sicurezza ed i tifosi che gradivano tenersi la pallina come ricordo. Non tutte le squadre tuttavia adottarono le stesse misure tanto che la cronaca andrà ad annotare che nel 1923 un ragazzo di Filadelfia sarà arrestato e ospitato in cella durante la notte con l’accusa di furto per essersi appropriato di una pallina finita nelle gradinate ed ancora più grave nel 1937 quando un tifoso degli Yankees sarà ripetutamente colpito dagli addetti del campo per aver tentato di impadronirsi di una pallina dimenticata dai giocatori, al termine della gara, presso il piatto di casa base.

Cita la cronaca però che quel tifoso intentò una causa risarcitoria contro gli Yankees e dopo gli accertamenti dell’accaduto il giudice gli decretò un indennizzo pari a 7500 dollari, una considerevole somma che risultò alla fine come una sperata tregua tra addetti dei club ed i tifosi. Quell’anno poi passerà alla storia per un gustoso aneddoto che interessò il manager dei Giants John Joseph McGraw soprannominato “Little Napoleon” e “Mugsy” , la cui storia personale è degna di una saga. 

Molto lodato come giocatore e carismatica icona della “Dead Ball Era”, era temuto per il suo un carattere irascibile e sempre pronto ad infrangere le regole permeato com’era da una profonda conoscenza del gioco.

 

Ebbene, quando divenne manager dei Giants nel 1902, e rivestirà tale ruolo sino al 1932, applicò ad ampie mani il suo talento e temperamento sino a collezionare ben 132 espulsioni tra cui quella famosa del 1917 quando, in chiusura di una discussione con l’umpire William Jeremiah “Lord” Byron, meglio conosciuto come il "giudice arbitro" perché occasionalmente cantava le sue chiamate, ritenne opportuno troncare il diverbio con lui con un fenomenale uppercut che lo mise ko.

 

Egli dunque però pretendeva dai suoi giocatori professionalità e motivazione e fu così che, si narra, quando durante una partita di cartello esterrefatto per aver dovuto constatare una puerile serie di errori causati dai propri giocatori, perdendo le staffe e lasciando irritato il campo di gioco si rivolse ai giornalisti presenti dicendo: “badate bene, e scrivetelo, io con questi giochi e con questi giocatori non ho nulla a che fare…”. 

 

Ancora, al termine della stagione agonistica di quell’anno, lascerà il monte di lancio dei Giants, dopo 17 stagioni, uno dei migliori lanciatori di sempre, Christopher "Christy" Mathewson, che ebbe dai tifosi diversi soprannomini: “ Big Six”, “The Christian Gentleman”, “Matty” “The Gentleman's Hurler”.

 

Mai dimenticati il suo stile, i suoi record e la sua forte personalità tanto che nel 1936, alla prima selezione, Mathewson sarà indotto nella costituenda Hall of Fame del Baseball unitamente ai grandi Ty Cobb, Babe Ruth, Honus Wagner e Walter Johnson e nel 1999, The Sporting News lo inserirà al 7º posto nella classifica dei migliori cento giocatori di tutti i tempi.

Nel 1917 gli Stati Uniti furono emotivamente coinvolti dagli eventi della Prima Guerra Mondiale e l’ondata di patriottismo motivò così tanto la dirigenza della squadra di Minneapolis  che cambiò i colori della divisa andando ad indossarne una di colore kaki e confezionare un particolare berretto con stelle e strisce.

 

Tuttavia il particolare più interessante in quell’anno fu l’iniziativa dei Cardinals che, per combattere la delinquenza giovanile, andarono a promuovere ed organizzare il primo “Knothole Gang Club”. Questo nome “Banda dei Nodi” era conosciuto dall’onda lunga di quei tanti monelli di strada che, non avendo i soldi per pagarsi il biglietto, solevano togliere i nodi del legno dagli steccati di recinzione dei campi da gioco e, attraverso quei spioncini, permettersi di vedere lo svolgimento della gara.

 

In realtà fu l’assicuratore William E. Bilheimer a formalizzare ed introdurre l’idea ed i Cardinals la realizzarono stampando un pacchetto di biglietti, una specie di abbonamento, che agevolavano le famiglie con l’ingresso gratuito per i figli minori.  L’iniziativa ebbe un grande successo tale che nel 1920 il botteghino dei Cardinals annotò di aver permesso a circa 64mila ragazzi di assistere gratuitamente alle loro partite casalinghe. 

 

In effetti però questo tipo di promozione verso le famiglie, che la squadra di St Louis aveva formalizzato a pieno regime, fu attuato anche da Abner Powel, proprietario dei New Orleans, e dai Redbirds di Columbus nell’Ohio già a partire dal 1889 con le seguenti clausole: il primo se i bambini mostravano un buon comportamento, i secondi se i ragazzi avessero riportati buoni voti scolastici. 

Hank Gowdy (Getty Images)
Hank Gowdy (Getty Images)

Ma il 1917 segna anche l’entrata in guerra da parte degli Stati Uniti e la cronaca riporta che il catcher dei Braves, Hank Gowdy, il 27 giugno, dichiarando ai giornalisti che “se non lo facessi non avrei scuse” risulterà essere il primo giocatore professionista della Major League ad arruolarsi volontario e partecipare alla Prima Guerra Mondiale con il 166° Reggimento di Fanteria della Guardia Nazionale dell’Ohio.

 

Quando ritornò nel 1919 riprese la sua attività di giocatore ma successivamente, con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, si arruolò nuovamente volontario all’età di 53 anni raggiungendo il grado di Maggiore e divenendo così l’unico giocatore della Major League ad aver partecipato ad entrambe le due Guerre Mondiali.

 

Nel dicembre del 1944 ritornerà a Fort Benning dove presterà servizio come Chief Athletic Officer e lì gli sarà intitolato il campo da baseball.

 

Purtroppo, sempre a causa della Prima Guerra Mondiale cui parteciparono ben 103 giocatori professionisti della National League, il successivo anno 1918 andrà anche a registrare il primo giocatore, sempre della Major League, ad essere ucciso in un’azione di guerra.  Questi era il terza base Eddie Grant, apprezzato giocatore professionista dei Phillies che prestò servizio come Capitano nella 77esima Divisione di Fanteria  e perse la vita durante la feroce battaglia dell'Offensiva Mosa-Argonne  il 5 ottobre.

La fine del conflitto mondiale lascerà non pochi disagi nell’economia statunitense ed il 1919 resterà nella memoria come l’anno che segnerà completi stravolgimenti nel mondo del baseball che già nel precedente anno aveva contribuito con il 25 % degli incassi a favore delle forze armate per migliorare equipaggiamento e vitto per i soldati.

 

La stagione agonistica dunque fu decurtata di 14 giornate passando da 154 incontri a 140, gli stipendi dei giocatori furono calmierati ed a volte anche dimezzati per cui fu facile agli scommettitori clandestini ed alla malavita, organizzatrice di scommesse clandestine,  manovrare alcuni giocatori come pedine a vantaggio dei loro interessi. 

Da New York Times/ Getty Images
Da New York Times/ Getty Images

Lo scandalo che interessò le World Series di quell’anno tra i Reds di Cincinnati ed i White Sox di Chicago ne sono la prova lampante e l’inizio di una lunga ed appassionata letteratura tra i pro ed i contro sulla combine attuata da otto giocatori dei White Sox subito posti all’indice dalla stampa come Black Sox. 

 

Ma ormai il baseball stava cambiando veste e costume e con buon senso archiviati i nomi di Thomas Devyr, Edward Duffy e William Wamsley del 1865, Jim Devlin, George Hall, Al Nichols e Bill Craver meglio noti come “i Quattro di Louisville” del 1877, poi l’esilarante storia del Verdetto Scozzese del 1904 ed infine di Hal Chase meglio passare alla storia dell’acquisto del giovane lanciatore Jesse Haines dal Kansas City da parte dei Cardinals per la inconsueta somma, in quel tempo, di 10mila dollari entrando subito a far parte della loro rotazione titolare divenendo un insostituibile tassello. Il 17 luglio del 1924 contro i Boston Braves, ad avvalorare il suo acquisto, Haines lancerà una partita no hitter che risulterà l’ultima per un lanciatore di St. Louis per oltre cinquant’anni. 

 

E la storia infinita continua…

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Claudio (martedì, 04 maggio 2021)

    Con questa storia ci si potrebbe fare un film!