Un baseball che corre...

di Michele Dodde

Fresco di stampa un nuovo volume che va ad impreziosire la biblioteca del baseball italiano. E’ “Un baseball che corre verso il sole” scritto con malinconica autobiografia da Biagio Saracino, avetranese nato nel 1956 e laureato in Medicina e Chirurgia nel 1980 e che poi è andato a completare la sua intima passione di scrittore laureandosi in Lettere Moderne nel 2009. Ha scritto numerose opere teatrali, diversi romanzi, racconti, poesie e saggi e nominato Cavaliere della Repubblica nel 2011. Ma il suo libro più caro resterà questo volume inerente la storia del baseball avetranese di cui è stato l’eclettico pigmalione. Il tutto ha inizio ufficiale il 26 giugno del 1988 e da allora…

Dunque  Avetrana è un piccolo centro di circa settemila abitanti, distante 42 km da Taranto e sviluppatosi sul tracciato dell’antichissima via Traiana Messapica. I suoi abitanti hanno il DNA dell’ospitalità gentile degli antichi Messapi e sono poi stati plasmati dalla cultura greca. E’ importante precisare questo aspetto poiché ciò che viene trattato in questo libro è in definitiva la sintesi umana ed appassionata di tanti giovani avetranesi cimentatisi alla scoperta ed alla pratica del gioco del baseball.

Ed è descritta e riportata nei particolari la parabola del loro arcobaleno che emoziona sia per l’entusiasmo iniziale teso ad un continuo migliorarsi sia per la malinconia che viene assorbita per una fine che sfuma lentamente anche nei ricordi. 

 

Una storia dunque che inizia ufficiosamente nel 1983 e si formalizza nel 1988 verso il baseball, attività apparentemente ludica che già quei primi giovani pionieri intuivano come non fosse una pratica sportiva facilmente delineata da rigidi binari poiché essa è bramosia di spazi, continua vitalità, ricchezza di qualità ed opinioni, spunti sociali che ti seguono come ombre.

 

Il baseball dunque li plasmò nella piena consapevolezza che non era uno sport che potesse avere paragoni poiché egli stesso è una prodigiosa sintesi che appaga e come tale investe e trasforma in un modo nobile di essere ed in uno aristocratico stile di vita.

 

Certamente sono sempre molteplici sul baseball le domande che si ripetono, sono sempre molteplici le curiosità inerenti, sono sempre molteplici le perplessità del perché, una volta conosciuto nella sua completezza, lo si ami a prescindere.

 

E quasi poi ci si dimentica l'episodio primario che lo ha fatto conoscere poiché sembra di averlo sempre conosciuto. Ed è vero. Infatti il baseball  viene gestito su regole di atti leciti ed atti illeciti che poi conosciuti e praticati diventano una sintesi specchiata della continua ricerca del proprio io e della propria esistenza perché in esso sono racchiusi due fondamentali e ricercati principi quali la Solitudine e l’Appartenenza. 

Biagio Saracino è stato l’anima e la vita di ciò che è stata la cometa Azimut, insieme ai tanti eroi che grazie a lui hanno avuto l’opportunità della conoscenza ed hanno espresso la loro ampia disponibilità, nel gioco, ad essere plasmati da quella incisiva filosofia di vita che li ha portati alla completa maturità.

 

In verità, e forse è assolutamente vero, molti sono quelli pronti a giurare che il baseball piace di più a chi lo gioca che a chi lo osserva come semplice spettatore.

 

E questo, viene da dire, è perché il divino disegno che accomuna tutto l’universale, che lega tutto il vivente è facilmente più individuabile lì sul diamante di gioco che sugli spalti tra frastornanti spettatori in continua attesa dell’evento senza conoscere i segmenti che l’hanno prodotto.

 

Ed è lì sul diamante tra la terra rossa e l’erba rasata che si assiste sempre ad una continua metamorfosi seguendo una spirale senza soluzione di continuità poiché è sempre noto l’inizio della gara, come la nascita, ma essa poi durerà senza calcolo di tempo sino alla sua fine, come la morte.

 

Certamente quei tanti giovani avetranesi quando entravano nel dugout venivano accompagnati dal conforto del proprio guantone, appendice concreta e consistente dei primi passi, e poi andavano a stabilire in un afflato sociale le diverse sensazioni ed emozioni globali durante la gara sempre  pronti  a sopravvivere ed a superarsi nella comparazione. Si, sopravvivere poiché quando ognuno di loro veniva chiamato a misurarsi nel box di battuta constatava che lì ci si va da soli e da soli si è il tutto. Hanno così imparato come sia la solitudine ad accompagnarli e là, sotto la propria ombra, poter valutare la qualità dei colori che circondano, vividi se si è in grado di poter godere della certezza di sensazioni nuove ed inebrianti o sfocati se si è destinati a provare ansia, sofferenze e paura. 

Ed ecco perché si giudica necessario il voler rinverdire con questo libro tutti quei ricordi che hanno valorizzato una generazione perché essa, attraverso le regole, hanno affrontato l’inevitabile confronto che la società avversa richiede nel quotidiano e come esse siano alla stessa stregua ferree perché fonti di saggezza e non ammettono deroghe: o stai al gioco e le rispetti o vieni escluso con derisione e scherno. E non si può tornare indietro anche perché gli studi e la preparazione stanno ad indicare che l’essere lì è frutto di ricerche, ambizioni e desideri che non permettono di cadere nella banalità della triste oscillazione degli estremi.

 

Ma è stato pur vero che poi giocando in difesa con l’amalgama di squadra hanno magnificato intrinsecamente la Forza del lanciatore, la Saggezza del ricevitore, la Bellezza gestuale del prima base, la Limpidezza del seconda base, l’Energia del terza base, lo Splendore dell’interbase e la Luminosità abbagliante degli esterni sentendosi parte concreta di un tutt’uno anche sottoponendosi alle leggi dei giudizi che danno vitalità al difficile percorso della gara stessa. Ma in quella fase hanno vissuto l’appartenenza senza finte illusioni.

 

Si è vero, il baseball è solo un gioco, ma a Biagio Saracino, a tutti i giocatori dell’Azimut, a tutti coloro che sono vissuti con quei colori e con quella passione questo libro che si pone vivo testimonia che alla fine del loro arcobaleno essi  non hanno trovato un vaso d’oro ma solo il filosofico e travagliato cammino esistenziale che appartiene all’umanità.

 

Michele Dodde

 

Per un eventuale acquisto del libro scrivere:

Edizioni ASSIST – Via Marconi, 12/b – 74020 Avetrana (TA).

Cell.347 799 5866 

E-mail:  icontemporanei@assistedizioni.com

 

 

Scrivi commento

Commenti: 0