Come nacque la competizione All Stars

Il logo della controversa All Star Game 2021 di Atlanta
Il logo della controversa All Star Game 2021 di Atlanta

di Michele Dodde

Quando il giornalista e scrittore sportivo di Boston, tale da Jacob C. Morse, autore nel 1888 del libro “Sphere and Ash”, che risulta essere la prima storia del baseball, decise di realizzare la rivista mensile “Baseball Magazine” nel 1908, l’idea programmatica della stessa era che bisognava dare al baseball ed agli appassionati costruttivi temi ed interventi culturali di spessore in grado di elevare tutti gli aspetti sociali, filosofici ed educativi del gioco dalla semplice cronaca che sguazzava ormai a piene pagine sulla stampa quotidiana, o sugli annuali e settimanali sportivi. Ora questa rivista di nicchia non esiste più dal settembre del 1957 ed è venuto così a mancare, come sempre puntualizzava Morse, quella volontà di "soddisfare il bisogno di un supporto cartaceo mensile pieno del pensiero più alto che circonda il gioco, ben curato, ben stampato e completo di illustrazioni di prima classe"

Tra i giovani redattori che subito approvarono lo spirito politico della rivista si mise subito in evidenza Ferdinand Cole “FC” Lane. Assunto nel 1910, dopo un periodo come redattore associato e un mese come redattore congiunto, assunse la piena direzione del mensile a partire dal numero di gennaio del 1912 quando la rivista trasferì i suoi uffici da Boston a New York.  “FC” Lane ricoprì questo ruolo sino al 1937 e durante i suoi 25 anni “Baseball Magazine” attraverso i suoi editoriali, interviste ed articoli su come il gioco potesse e dovesse migliorare le aspettative o come avrebbe dovuto essere giocato, ha dimostrato di essere di gran lunga più avanti col suo pensiero evolutivo rispetto ai suoi coevi baseball writers.

 

Ad esempio egli dedicò diversi temi per delineare come l’allora giudicata media battuta fosse fuorviante in quanto era importante invece ipotizzare la diversità delle battute stesse e come la raccolta delle sue idee, pubblicata nel suo libro “Batting” edito nel 1925, detenga ancora oggi uno speciale interesse per gli amanti della sabermetrica per le sue intuizioni inerenti le modalità interpretative della scienza e dell’arte di colpire la pallina. 

Sotto la sua direzione la rivista incominciò a  pubblicare storie di interesse umano verso le star del periodo tra cui Ty Cobb, Christy Mathewson, Grays Charles Radbourn, quest’ultimo da lui ritenuto “il più gande lanciatore che sia mai vissuto”, e poi interviste di spessore tecnico, rapporti sullo stato del gioco, biografie, discussioni su questioni fuori campo e sforzi innovativi per trovare il modo migliore per misurare la totale caratteristica di un giocatore.

 

Ed anche a non privilegiare il solo gioco di potenza dei vari slugger convinto come era che il gioco in diamante era la ricerca classica “perché la base rubata è uno dei giochi più appariscenti ed intelligenti del baseball ed è uno degli elementi principali per evidenziare una superiorità ben diretta”.

 

Poi di fatto, elencando già la rivista al termine del campionato un lineup ragionato sui migliori giocatori ruolo per ruolo, ebbe l’idea, nel dicembre del 1915, di presentare ai proprietari delle franchigie, sia dell’American League e sia della National League, la proposta di assemblare rispettivamente una loro squadra “All Stars”, ovvero con i migliori giocatori, e giocarsi il titolo derivante durante una settimana da individuare a metà della stagione agonistica.

 

Giocò in modo fine il buon Lane nel suo colloquio poiché fece intravedere come i proprietari in un periodo apparentemente scarso di introiti avrebbero potuto suscitare un nuovo interesse tra i tifosi e gli appassionati per un evento di gran lunga dissimile dalle World Series poiché non sarebbe stato l’apoteosi di una sola squadra ma quella di un team di lega composto dai migliori giocatori in senso assoluto.

 

E suggeriva, come zucchero, che le partite si sarebbero dovute giocare a New York o Chicago o Boston o Filadelfia, o meglio nelle grandi città dove si trovavano e circolavano i dollari ovvero dove per quel particolare ed unico evento portare poi il costo del biglietto da due a dieci dollari non avrebbe fatto alcuna differenza per lo spettatore poiché avrebbe assistito ad una gara al meglio del meglio. Gli stadi sarebbero sempre stati pieni per quel derivante ed oggettivo effetto psicologico che avrebbe attirato gli spettatori.  

In verità poi molte furono le obiezioni a questo progetto da parte di diversi proprietari, in particolare di Charlie Ebbets, che smontarono del tutto la determinazione di Lane perché tutti, velatamente, stettero ad evidenziare una forte gelosia nel privarsi dei propri migliori giocatori per un evento che avrebbe solo dato una maggior notorietà ai giocatori stessi e non ad impinguare adeguatamente le loro casse societarie.

 

Tuttavia che l’idea realizzatrice fosse eccellente fu comprovata in seguito dallo spolverio, ed il caldeggio della stessa, portato avanti da Arch Ward, redattore sportivo del quotidiano “Chicago Tribune”, che la propose come attività attrattiva nell’ambito degli eventi della Fiera Mondiale del 1933 e la gara fu giocata il 6 luglio sul mitico diamante del Cominskey Park con gli All Stars dell’American League a primeggiare su quelli della National League per 4 a 2.

 

Fu un successo enorme di pubblico e per l’eccellente spettacolo che quei “magnifici” scelti seppero rappresentare e da allora, per l’atteso e continuo coinvolgimento dei tifosi nell’indicare i fielders titolari e quello dei manager per la scelta dei lanciatori, ora quell’evento è diventato il carismatico appuntamento dell’estate noto come il “Midsummer Classic”. Lo stesso evento poi per copia conforme fu adottato, con analogo successo, anche in ambito della Negro League. 

 

Ferdinand Cole “FC” Lane.
Ferdinand Cole “FC” Lane.

Nel 1937, dopo aver lasciato la rivista “Baseball Magazine”, Lane sino al 1948 curerà l'annuale “Little Red Book della Major League Baseball”  per poi dedicarsi infine alla sua preminente passione che era lo studio sistematico della Natura su cui scrisse ben cinque libri.

 

Lasciò così di fatto il mondo del baseball ed è per tale motivo che è stato dimenticato come scrittore di baseball, per il baseball, con il baseball poiché di lui è venuta a mancare una reputazione letteraria come quella di Ring Lardner , o la capacità di scrittura e spinta autopromozionale congeniale a Henry Chadwick, o una memorabile fraseologia come quella che distinse Grantland Rice. 

 

Tuttavia di lui scrisse il giornalista Jack Kavanagh nel 1996, “Era un uomo erudito che sapeva destrarsi con una scrittura incisiva ed appassionata e per tutti noi è diventato il giusto e rispettato  punto di riferimento in merito a quanto è stato scritto in passato sul baseball” e d’altra parte lo stesso Lane in seguito, con grande umiltà, scriverà per “Twentieth Century Authors” ( First Supplement del 1955), "E’ vero, la mia scrittura sportiva è sempre stata una predisposizione, ma mai la principale vocazione ". 

 

Michele Dodde

 

 

 

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