La casa di Babe Ruth

di Michele Dodde

Quando la popolarità degli “Yankees”, a partire dal 1921, incominciò ad attirare pubblico con un positivo incremento di attività collaterali, la compartecipazione dello stadio “Polo Grounds” con la rivale squadra cittadina dei “Giants” incominciò irreversibilmente ad incrinarsi tanto da convincere il proprietario Jacob Ruppert a costruire un proprio “Stadium” e, seguendo la logica del profitto, scelse il sito nel quartiere Bronx vicino all’Harlem River, allora abitato per la maggior parte da immigrati olandesi, svedesi ed inglesi e successivamente da afroamericani e latinoamericani.  La sua costruzione in cemento ed acciaio con tribune gettanti su tre piani, già avveniristica per l’epoca, ebbe inizio il 5 maggio del 1922 e si completò in soli 284 giorni. Fu inaugurato il 18 aprile del 1923 ed in quella prima partita della stagione agonistica l’incredibile Babe Ruth non fece mancare il suo apporto realizzando un vistoso fuori campo che formalizzò sulla stampa locale e nel cuore degli appassionati il nome dello “Yankees Stadium” come “The House that Ruth Built” e solo dopo molto tempo come “The Cathedral of Baseball”. 

Da allora e sino al 21 settembre del 2008 con l’ultima gara di campionato nella quale gli “Orioles” di Baltimora sono stati sconfitti per 7 a 3, gli “Yankees” hanno sempre giocato su quel diamante riportando continuamente una media di oltre 50mila spettatori a partita.

 

Ora è stato demolito ed in sua vece è stato costruito un nuovo “Yankees Stadium” con accorgimenti ed aspettative moderne ma è il vecchio “The Stadium” quello che è stato un vero protagonista sociale nella storia del Bronx. Infatti, oltre ad ospitare le partite di baseball degli Yankees, sul suo prato verde si sono svolti eventi di vario tipo quali l’annuale assemblea dei Testimoni di Geova, concerti e manifestazioni sportive, politiche e religiose. 

 

Seguitissimi sono stati i sermoni penitenziali di Billy Graham, scrittore, consigliere spirituale di molti Presidenti degli Stati Uniti nonché predicatore protestante della corrente evangelica delle Chiese battiste, poi le struggenti parole di  Nelson Mandela nel 1990, appena dopo la sua scarcerazione, come ospite d’onore quando ammise che era un tifoso degli Yankees, lo svolgimento il 28 settembre del 1976 del popolare e famoso terzo incontro di pugilato tra Muhammad Alì e Ken Norton e da ultimo la celebrazione della Santa Messa officiata sia da papa Paolo VI il 4 ottobre del 1965, sia da papa  Giovanni Paolo II il 2 ottobre del 1979 e da ultimo da papa Benedetto XVI il 20 aprile del 2007. 

Tuttavia il più sublime evento di forte impatto sportivo e sociale in cui fu attore principe lo Yankees Stadium avvenne il 5 giugno del 1930 quando sull’amato diamante della franchigia newyorkese si svolse, per gentile e gratuita concessione del proprietario Jacob Ruppert,  un incontro di particolare segmento che fece epoca.

 

Quel giorno infatti si svolse un doppio incontro tra i “New York Lincoln Giants” contro i “Baltimora Black Sox”, ovvero due franchigie della ormai attiva Negro League, il cui ricavato sarebbe poi andato a beneficio del neonato sindacato “Brotherhood of Sleeping Car Porters (BSCP)”.

 

La sola apparizione di giocatori di baseball professionisti neri alla “Babe Ruth's House” sarebbe stata di per sé significativa ma è da evidenziare come, pur se indirettamente, l’evento permise al sindacalista Asa Philip Randolph di concretizzare sempre più la sua lotta a favore dei diritti civili nell’ambito del lavoro che coinvolgeva gli afroamericani realizzando un sindacato che ha dato ai lavoratori neri per la prima volta un posto significativo nelle file del movimento operaio americano. 

 

Il doppio confronto di quelle due franchigie della Nero League, molto reclamizzato sui quotidiani locali neri “Amsterdam News” e “N.Y. Age”, portarono ancor più alla ribalta lo Yankee Stadium per la grande affluenza di pubblico e per la qualità del gioco espresso da entrambe. 

 

Tra i giocatori la cronaca ricorda in molta evidenza l’eccellente prova del lanciatore Bill Holland e dell’interbase Bill Yancy ma soprattutto quella del veterano John Henry Lloyd, ormai alla fine della carriera, che dallo stesso Babe Ruth verrà definito in seguito come “il migliore giocatore di baseball in senso assoluto”.

A dare poi vivacità al pubblico di quell’evento contribuirono non poco le apparizioni del funambolico ballerino di tip tap  “Bojangles” Robinson e la banda del 369esimo reggimento di fanteria, i famosi "Hell Fighters" di Harlem. In soldoni infine, quando poi fu conteggiate l’incasso tra entrare ed uscite, si constatò che il tesoro della neonata Confraternita di Randolph potè contare sulla somma di ben oltre 3.500 dollari.

 

Quella del  5 giugno però sarà ricordata non solo per essere stata la prima apparizione di squadre della Negro League allo Yankees Stadium, ma l’inizio di una continua collaborazione poiché da allora e sino all’integrazione dei giocatori di colore in ambito della Major League, quando gli Yankees erano in viaggio, le squadre delle Negro League potevano giocare  in quello stadio davanti sempre ad un considerevole numero di spettatori e con una regolarità che sorprende solo chi non conosce la storia del baseball. E quella regolarità è stata un importante segno lasciato dai New York Yankees poiché ospitando nella loro amata “The House that Ruth Built” quell’evento ed i successivi hanno delineato nella loro storia un afflato verso il baseball della Negro League che prenderà poi legittimo riconoscimento storico nella tumultuosa scia di quel baseball che è il vero tessuto connettivo della società statunitense.

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 1
  • #1

    Pietro (giovedì, 25 marzo 2021 17:34)

    Molto, molto interessante. Bravo Mike