A dare credito....

di Michele Dodde

A dare credito ad alcune ricerche, evidenziate poi in un saggio da John Thorn, storico studioso ufficiale in ambito della Major League Baseball, sorge spontanea la necessità di riscrivere da principio la storia della nascita del baseball anche perché poi di fatto andrebbe specchiandosi a coincidere con lo sviluppo degli aspetti sociali di quell’epoca remota che è stato l’ottocento. La tematica parte da molto lontano a partire dal 1784. Qui viene posto il primo tassello, ovvero quando avvenne che, dopo l'evacuazione britannica da New York, un tal John Stevens, spesso indicato come il colonnello John Stevens, di per se un patriota, avvocato e persino un nobile inventore visionario, acquistasse una proprietà  confiscata che sarebbe diventata in futuro la città di Hoboken con il suo cuore pulsante che diventerà il parco giochi Elysian Fields. 

Accadde poi che nel 1822 la città di New York, a causa di poca igiene e sovraffollamento, fosse investita da quell’epidemia mortale, che fu la febbre gialla, e tale da far evacuare i ricchi commercianti newyorkesi verso la località rurale Greenwich Village, sulle rive del fiume Hudson, considerato a quel tempo una periferia esente dalla febbre. Lì, un comitato guidato da Archibald Gracie individuò in “The Retreat”, una tenuta di campagna di William Neilson a Broadway, l’ideale luogo di incontro per sancire e sottoscrivere i loro affari.

 

Ma la tenuta di “The Retreat” divenne anche il luogo di ritrovo, per sfuggire all’epidemia ricercando luoghi dall’aria non ammorbante, anche per tanti giovani campagnoli che erano stati richiamati nella città in cerca di fortuna dal suo potenziale sviluppo economico.

 

In quel triste periodo tuttavia si verificò tra essi la formazione di due categorie: una parte fu attratta dalle insidie delle bische, con sospinti giochi d’azzardo, o dal bere nei saloon o dall’effimere ebbrezze dei bordelli, un’altra invece a ritrovare se stessi nei momenti liberi proprio lì a “The Retreat” ed a passare il tempo andando a praticare in memoria i loro giochi fanciulleschi.

Sulla scia di questi avvenimenti, un caso fortuito ha coinvolto il giornalista George A. Thompson che, nello scartabellare l’emeroteca dei giornali dell’epoca, ha trovato una comunicazione, sulle pagine del  quotidiano “National Advocate” uscito il 25 aprile del 1823, che di fatto va a sbiancare date e concetti sino ad ora conosciuti dagli appassionati del baseball.

 

Questa comunicazione posta in evidenza recita che: “Sabato scorso sono stato molto contento nell’assistere presso il The Retreat di Broadway (Jones’) al gioco virile ed atletico del “base ball” praticato da una compagnia di giovani uomini entusiasti. Mi sono informato e sono venuto a sapere che appartengono ad una associazione organizzata e che sabato prossimo giocheranno un’altra partita molto interessante, nel luogo sopra indicato, e che inizierà alle 3 e mezza. Chiunque ami assistere a questo gioco può valersi di vederlo giocato con consumata abilità e meravigliosa destrezza. È sorprendente, e deplorevole, che i giovani della nostra città non si cimentino più in questo sport manuale; è un divertimento innocente e un sano esercizio, svolto con poca spesa e non ha tendenze demoralizzanti”. 

 

La comunicazione era firmata da “ Uno spettatore “ (A Spectator) e c’è chi pensa sia stata redatta non da un occasionale passante bensì dal proprietario della stessa tenuta per richiamare quanti più spettatori possibili e che poi avrebbero potuto usufruire del ristorante annesso al campo di gioco.

 

Tuttavia è bene considerare che prima di questa prima menzione di un gioco chiamato  “baseball” a New York City, giovani uomini rispettabili che desideravano esercitare attività ludiche potevano giocare a cricket o ad unirsi a compagnie di vigili del fuoco. Questo perché l'esercizio fisico fatto per se stesso da chi non indossava più i pantaloni corti portava al disprezzo delle anime puritane ed alla derisione degli uomini d'affari, che da tempo avevano rinunciato a cose da ragazzi. 

La vita di città era una questione di soldi: accumulare abbastanza per mettersi in affari o tornare alla vita di campagna arricchito. Non c’era tempo per pensare all'aria salubre, figuriamoci per lo sport.

 

Ma quell’epidemia aveva cambiato alcuni concetti e dunque viene logico considerare come quegli adulti che si confrontavano praticando un gioco che era visto solo come  un puro appannaggio di soli ragazzi, siano stati veramente coraggiosi e controcorrente andando a cimentarsi al “The Retreat” con quel gioco che per la prima volta appare ufficialmente come “baseball”. 

 

In seguito, dopo il 1825 quando fu inaugurato il completamento dei 584 km del Canale Erie sotto la spinta coinvolgente dell’allora governatore dello stato, Clinton De Witt, che fece di New York la capitale economica della nazione, nonostante l’appena debellata epidemia, molti altri giovani campagnoli senza prospettive si riversarono nella città in cerca di lavoro incrementando ancor più la popolazione.  

 

In effetti il commercio che si sviluppò tra i Grandi Laghi e l’Oceano incominciò a richiedere una continua mano d’opera ed il duro lavoro rese sempre più distinte le due citate categorie dei giovani. Poi l’incontrollato sovraffollamento non sorretto da adeguata igiene causò nel 1832, rispettando la credulità popolare che configurava gli eventi epidemici dovessero capitare ogni dieci o dodici anni, la città di New York fu investita nuovamente da una ulteriore epidemia, che fu il colera. 

 

Questa volta fu il nominato John Stevens che, al fine di promuovere le sue speculazioni immobiliari, andò ad affermare con successo che Hoboken era “esente dal pericolo del contagio”  favorendo l’abbellimento del sito con piste per la corsa, distese di piani dove poter giocare a cricket, poi a baseball, oltre a realizzare richiami ludici come giostre, una ruota panoramica, figure di cera e quanto di più significativo allora inerente ad un luna park.  

 

La voglia di praticare sport e la sua etica a New York City dunque, in cui il baseball si intromise come attestato a metà degli anni venti, nacquero dalla voglia di aggregazione sociale in zone salubri e sfuggire così ai danni collaterali delle epidemie.

 

Sulla scia della credulità popolare quindi, la paura generalizzata del colera ed il suo ciclo di ritorno nel 1946 conosciuto come la terza ondata, fece si che molti adulti, che sarebbero diventati in seguito i Knickerbockers (prima del 1845 la loro aggregazione non aveva un nome), lasciassero i loro luoghi di ritrovo all’aperto di Madison Square e di Murray Hill recandosi ad Hoboken a ricercare la loro “aria di campagna”, tonificante psicologicamente e rassicurante per la salute. 

Fu così che tra i sostenitori delle attività ludiche all’aperto, coordinati da Abner Doubleday, nacque l’idea di regolarizzare lo sviluppo  del gioco del baseball praticato allora secondo momentanee regole con un canovaccio che fosse simile per tutti i vari gruppi ed a Hoboken presso gli Elysian Field in quel pomeriggio del 19 giugno del 1846 ebbe luogo il primo confronto ufficiale tra due club: i “New York Nine” e i “Knickerbockers”.

 

E che tale iniziativa fosse vista e diventasse una precisa testimonianza di un’ottima proprietà igienica lo testimonierà lo scritto “Vedo cose straordinarie nel baseball. E’ il nostro sport, lo sport americano. Fa uscire la gente da casa, fa prendere una migliore aria nei nostri polmoni, dà alla gente un nuovo eroismo fisico. Ci solleva dalle nostre nevrosi. Ripara i nostri guai, ed è una benedizione” rilasciato sul quotidiano “Brooklyn Eagle” del 23 luglio 1846 da Walt Whitman, giornalista , scrittore ma soprattutto poeta che lascerà il segno per aver individuato l’essenza di quello che diventerà il “sogno americano”. 

 

Dunque se le date sono queste e gli eventi accaduti sono sintesi della storia, allora veramente si può evincere che il baseball come gioco essenzialmente ludico nasce il 24 aprile del 1823 e poi, felicemente organizzato, diventa adulto il 19 giugno del 1846 ma soprattutto che abbia preso vita come un aristocratico movimento per la salute a difesa delle pandemie.

 

Tutto questo quindi, come atto di fede, avvalora la tesi del quinto Vangelo, quello di Fabrizio De Andrè, quando riporta che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”: il baseball e poi il softball.

 

Michele Dodde

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Commenti: 1
  • #1

    Maria Luisa Vighi (mercoledì, 17 marzo 2021 03:35)

    Ottima questa scoperta delle vere origini del baseball e particolarmente interessante lo scopo aristocratico e ludico di difesa dalle pandemie!! Ottimo Dodde!