Po Chun Liu: un determinato stile di vita

di Michele Dodde

La storia di Po Chun Liu è singolare ed appassionante sia per i risvolti sportivi sia per la sua evoluzione sociale e politica. Nata nel 1979 nell’isola di Taiwan, la sua passione per il gioco del baseball e la decisa volontà di averci “qualcosa a che fare” le hanno permesso, attraverso una ferma determinazione ed un ricercato ed appropriato stile, di realizzare il suo sogno e successivamente  di permetterle di ampliare la sua attività anche come promotrice di una concreta difesa dell’emancipazione femminile attraverso lo sport. Figlia di un giocatore di baseball, Liu ha incominciato a conoscere le sfumature del gioco attraverso i racconti del padre ed alle gare finali della Little League viste in ore antelucane attraverso le immagini televisive ed a capire quanto fosse importante affrontare a viso aperto la corrente mentalità misogina nell’isola, erede di una involuta tradizione cinese che delegava alle donne il solo spazio casalingo e le sole attività domestiche. 

Infatti all’età di 13 anni quando volle partecipare alla selezione della squadra di baseball della scuola le fu brutalmente detto che lei non avrebbe mai potuto giocare a baseball con le gonne: le donne tuttalpiù giocavano solo a softball.

 

Quella distinzione non le fu chiara ma non volle discutere con il suo insegnante ed allora, dopo aver constatato mentalmente che gli umpire da lei visti non le erano sembrati poi di un buon livello e che quindi lei avrebbe potuto fare di meglio, decise di diventare un baseball umpire allenandosi e studiando metodicamente.

Ma anche sotto questo aspetto inizialmente non le riuscì di far quadrare il cerchio poiché, superato brillantemente il corso, le fu candidamente detto, in virtù di una forte, viva e sentita superstizione, che alla donne era vietato toccare le palline del gioco o l’attrezzatura protettiva poiché avrebbe portato sfortuna a chiunque con possibilità di causare infortuni. 

 

Così nonostante la sua oggettiva bravura, durante il suo primo anno come umpire, essendo la prima donna a Taiwan a ricoprire quel ruolo, fu oggetto di continue discriminazioni e fu designata solo come base umpire. Tuttavia dopo ben 150 presenze decise con determinazione di superare l’ostacolo. Voleva avere la possibilità di dirigere una gara anche come plate umpire.

 

Di certo nell’isola di Taiwan non era mai stata importata o prodotta un’attrezzatura protettiva idonea per una donna ma il caso volle che un fortunato periodo come interprete con i New York Yankees, presenti nell’isola, cambiasse le prospettive.

 

Venuti a conoscenza della problematica, furono gli Yankees a donare tutto il materiale necessario occorrente a lei e data la sua predisposizione, capacità e stile Liu in seguito è divenuta un international umpire in ambito della World Baseball Softball Confederation (WBSC)  esordendo in questo ruolo nella Coppa del Mondo nel 2010 a Maracay in Venezuela. Poi in seguito ha diretto Tornei in Corea del Sud, Hong Kong e Stati Uniti.     

Lavorando come assistente sociale, grazie alla sua brillante attività sportiva ed al suo costante impegno sociale quale sostenitrice dell’uguaglianza, ha fondato la “Taiwan Women’s Baseball Advocate Association” (TWBAA) con il preciso impegno di incoraggiare le donne a partecipare ed a svolgere un’attività sportiva ed in special modo a praticare il baseball per i risvolti etici e morali che la disciplina insegna ma ha svolto anche un ulteriore impegno attraverso la “The Garden of Hope Foundation” aiutando le donne che soffrono di violenza domestica, abusi sessuali e tratta di esseri umani facilitando il loro accesso al lavoro.

 

E’ stato così che nel 2018, dopo aver partecipato alla Coppa del Mondo di baseball femminile WBSC a Viera in Florida è stata inclusa dalla rivista Forbes nella lista delle donne sportive più carismatiche ed il 19 marzo del 2019 è stata insignita del “Women and Sport World Trophy” da parte del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), il più alto riconoscimento che il CIO conferisce a margine della Commissione sullo status delle donne (CSW) presso la sede delle Nazioni Unite (ONU) a New York City.

Rimarchevoli le sue parole nell’accettare il riconoscimento che ha identificato la sua personalità, la sua scelta di vita e la sua passione per il baseball. "È nostra responsabilità – ha detto infine - dare le più ampie possibilità alle ragazze ed alle donne in modo che realizzino in pieno  il loro potenziale e si facciano carico delle loro vite. Aiutare oggi una ragazza è aiutare una famiglia futura".


Molti gli elogi ricevuti. In particolare della segretaria generale Beng Choo Low della WBSC che ha dichiarato come "Questo prestigioso riconoscimento riflette l'impatto positivo della signora Liu sull'uguaglianza di genere abbattendo da par suo gli stereotipi nello sport. E la sua scelta è stata utilizzando il baseball come piattaforma globale".

 

Ancora le parole della Vicepresidente della WBSC e membro del CIO Beatrice Allen che ha affermato come "Liu sia un modello ed una fonte di ispirazione nella sua patria, per lo sport del baseball, e ora per l'intero Movimento Olimpico, poiché aiuta a ridefinire i ruoli delle donne nello sport e spiana la strada a sbloccare opportunità e condizioni più eque per le future generazioni di ragazze e donne nello sport ".

 

Da ultimo il presidente del CIO Thomas Bach che ha rilasciato la seguente dichiarazione dalla sede delle Nazioni Unite: "I riconoscimenti  Women and Sport Awards sono molto importanti perché queste personalità che onoriamo hanno dimostrato cosa si può ottenere responsabilizzando donne e ragazze attraverso lo sport. Sostenere questi campioni per l'emancipazione femminile è essenziale nel nostro impegno globale per l'uguaglianza di genere. Nel mondo di oggi, nessuna organizzazione o nazione può permettersi di lasciare indietro metà della popolazione, né nello sport né nella società".

 

La storia di Po Chun Liu, oggi 41enne, ha ispirato la realizzazione di due film. Il primo documenta la sua vita in "She is an Umpire", il secondo un’opera di fantasia "The Busy Young Psychic", basati sulla sua esperienza come medium quando era una studentessa delle superiori. Successivamente è diventata una serie TV:"The Teenage Psychic", la prima serie asiatica della HBO in lingua cinese. Ha anche pubblicato cinque libri sulle sue esperienze.

Ora è conosciuta come "La madre del baseball femminile" a Taiwan. 

 

Michele Dodde

 

 

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Commenti: 2
  • #1

    Aldo Bucelli (martedì, 09 febbraio 2021 16:36)

    Veramente una bella storia, nella quale la passione per lo Sport è stato il motore trainante di una vita dedicata -in primis- al riscatto della propria condizione, per poi diventare di esempio e incoraggiamento per combattere ogni discriminazione.
    Soprattutto ammiro quella capacità di portare avanti un ideale, con forte determinazione, senza tuttavia arrivare a scontri diretti, che non sarebbero stati ugualmente proficui.
    Ringrazio Michele per avermi fatto conoscere un personaggio di tale levatura etica.

  • #2

    Aldo Bucelli (martedì, 09 febbraio 2021 17:45)

    Leggendo questi articoli, all'apparenza meramente di cronaca sportiva, ci si ritrova ad affrontare riflessioni sull'essere umano. Perché lo sport, e la vita di chi ci ha dedicato tanta passione, diventano metafora dell'esistenza. Almeno questo è l'effetto che hanno su di me.
    In questo caso mi trovo davanti a un dilemma: quand'è che la determinazione verso un risultato è positiva e quando invece è causa di rovina?
    Perché nel caso di Po Chun Liu, tale determinazione ha portato a grandi e ammirabili risultati ... ma sicuramente sono animati da forte determinazione anche coloro che perseguono una loro discutibile idea di giustizia. Tanto per fare un esempio, i terroristi dell'isis o i talebani sono talmente determinati da essere disposti a morire per i loro obiettivi. E qui cade anche un altro tabù: il fatto che si debba rispettare qualcosa solo perché qualcuno vi ha sacrificato la vita ...
    Ma torniamo alla determinazione: i giapponesi erano talmente determinati nel perseguire la vittoria per il loro imperatore, che soltanto le armi atomiche hanno potuto fermarli. Non giustifico assolutamente l'impiego di armi atomiche, dico soltanto che la colpa del loro utilizzo non è soltanto dell'America, ma anche del Giappone, che non ha saputo comprendere quando era giunto il momento di arrendersi.
    In sintesi, si potrebbe affermare che la determinazione è giusta quando persegue qualcosa di buono e non lo è quando è indirizzata malevolmente.
    Ma chi può ergersi a giudice imparziale di cosa sia giusto? Anche con il senno di poi, dobbiamo ammettere che il nostro punto di vista è fortemente influenzato da quello dei vincitori che, ben lo sappiamo, scrivono la storia. A questo proposito vorrei suggerire il libro "La svastica sopra il sole", nel quale l'autore (Philip K. Dick) ipotizza come sarebbe il mondo se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dai tedeschi.
    Infine: determinazione verso un ideale o verso un risultato?
    Quando l'America ha accolto Wernher von Braun, invece che processarlo, ha posto le basi del suo successo nel programma spaziale.
    Ha tradito la determinazione verso un ideale di giustizia ed ha abbracciato quella verso un obiettivo. Ammirevole o detestatibile? Forse, un po' entrambi.