Il Baseball sul ghiaccio non è una favola

di Michele Dodde

Si, il baseball sul ghiaccio non è una favola poiché l’evento accadde il 4 febbraio del 1861. Tuttavia è sempre coinvolgente iniziare con un “c’era una volta…” perché in quella volta si concretizzò un’idea che aveva preso anima e mente e poi caldeggiata e trasmessa amabilmente di volta in volta durante le tristi serate invernali. Di certo quell’idea  non voleva passare alla storia come una favola deliziosamente pronta a soddisfare gli animi più increduli ma solo a placare ai protagonisti, ed a quanti l’avessero ritenuto opportuno, quella frenetica voglia di giocare a baseball anche durante l’inverno, o meglio, proprio sul suo insindacabile emblema: il ghiaccio.

Fu così che due aristocratici club di Brooklyn, gli “Atlantic” ed i “Charter Oaks”, decisero di confrontarsi in modo inusuale ed organizzarono una partita di baseball da giocare sul vicino laghetto ghiacciato di Litchfield indossando al posto delle abituali calzature i più consoni pattini.

 

Narra la cronaca che furono venti i giocatori che accettarono di misurarsi in tal guisa e già nei tempi di preparazione stavano dimostrando una grande abilità a destreggiarsi con quelle nuove calzature e quasi cancellando del tutto la potenzialità delle cadute che si potevano verificare. 

 

Quando le continue gelate finalmente resero possibile il pattinare, allora sul ghiaccio del laghetto di Litchfield fu realizzato il diamante contrassegnando in rosso le linee di foul, poi le basi, la pedana di lancio e i box di battuta con la clausola che per evitare urti e lesioni bastava arrivare sulle basi pattinandoci sopra anche senza fermarsi. 

Quel giorno, il 4 febbraio, era un normale lunedì ma l’atipicità dell’evento che fu memorizzato con enfasi dai diversi quotidiani locali tra cui il Brooklyn Daily Eagle, il New York Clipper ed il New York Times richiamò l’attenzione, si dice, di oltre diecimila spettatori assiepati sulle rive del laghetto oltre alle molte carrozze che, ferme sulla strada che lo costeggiava, certamente andavano ad offrire la migliore visualizzazione dello svolgimento della gara.

 

A dare poi carisma alla gara stessa c’era in palio un trofeo consistente in una pallina da baseball in argento massiccio donata per l’occasione dal Presidente della “Fifthy Avenue Railroad Company”.

 

Gli Atlantic, che in quel periodo erano una delle migliori squadre della NABBP (National Association of BaseBall Players) si presentarono elegantemente vestiti con giacche rosse e blu mentre gli Oaks Charter solamente con un pesante plaid alla messicana e di certo il risultato di chi avrebbe vinto era così già fuori discussione tant’è che i primi vinsero per 36 a 27 dopo nove inning.

 

Il New York Times il giorno dopo scrisse che “il gioco visto è stato vivace ed emozionante poiché ogni giocatore ha avuto l’opportunità di segnare almeno un punto ad eccezione del prima base degli Oaks Will  Shields. In evidenza però due giocatori degli Atlantic: il seconda base Charles Smith che ne ha realizzati sei ed una nota di gratitudine verso l’interbase Dickey Pearce che è stato il tenace propugnatore e realizzatore di questo evento”.

Il New York Clipper andò oltre evidenziando come quella “bellissima gara sul ghiaccio avesse trasformato quel giorno in una giornata estiva e pertanto era opportuno sperare di poter continuare a redigere la cronaca di molte altre simili prove di abilità piacevoli ed emozionanti durante questo inverno e quelli futuri”.

 

Il baseball in effetti in quel periodo stava crescendo costantemente in popolarità e dunque quella nuova tipologia di gioco improvvisamente ebbe così tanto successo che un'altra gara fu programmata un paio di giorni dopo.

 

La novità di quella partita non rimase un fatto a se stante poiché negli anni successivi ci furono molti altri confronti di baseball giocati sul ghiaccio e tali gare si protrassero sino alla fine del 19esimo secolo, cioè fino a quando ci si rese conto che il gioco divenuto raffinato nella sua esecuzione non poteva essere praticato in modo anomalo divenendo inoltre un potenziale pericolo fisico per i giocatori professionisti che erano divenuti merce costosa.

 

Vedere il giocare a baseball sul ghiaccio dunque da parte di quei giocatori imprestati per l’occasione a quegli eventi di puro spettacolo incominciò a sfumare e perdersi tra le note dei racconti rimanendo solo un piccolo ma unico capitolo nella storia del gioco. Tuttavia nei climi freddi egli divenne però un ricercato gioco ludico tra i giovani come ben evidenzia uno spezzone del film “Baseball on Ice” datato 1924. 

 

Di certo, sebbene sia comprensibile il motivo per cui non si sia sviluppato nella pratica agonistica, piace però ricordare che comunque anche averlo giocato in quel modo il baseball ha avuto ancora una volta il pregio di creare momenti di assoluto interesse popolare e indubbiamente tra questi resta indelebile quella vivace giornata presso il laghetto Litchfield in quel di Brooklyn.

Era il 4 febbraio del 1861.

 

Michele Dodde

 

 

Sotto uno spezzone del film citato " Baseball on Ice "

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Commenti: 2
  • #1

    ludovisi franco (martedì, 02 febbraio 2021 18:52)

    Ad Ustica ho giocato il baseball "acquatico": esperienza fantastica.

  • #2

    Giuditta (lunedì, 08 febbraio 2021 17:08)

    Incredibile! C' era UNA volta!