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42

di Allegra Giufferdi

Il numero quarantadue non è solo un semplice numero, multiplo di sette, bensì qualcosa che per chiunque mastichi un po’ di baseball è particolarmente evocativo, in quanto ricorda il grande Jackie Robinson (1919 – 1972) che fu il primo nero a giocare nelle Majors League di baseball americane in una squadra di bianchi. È sì, perché negli Usa fin dopo la seconda guerra mondiale i neri giocavano solo nella Negro League e la separazione tra bianchi e neri era ancora molto marcata. Poi però fu gioco forza eliminare tante differenziazioni, perché già nell’esercito non ve ne erano e se un nero andava bene col moschetto poteva benissimo andare anche alla battuta. Poi verranno Rosa Parks, e la fine di tante altre sciocche discriminanti, che però in qualche parte degli States sono ancora assai radicate nella mentalità delle persone e dure a morire anche nel 2021.

Ma tornando a noi, il “42” è anche un film che di recente ho rivisto e che ovviamente parla dell’ascesa del grande Robinson, uomo dal carattere duro, ma sicuramente messo grandemente alla prova in quello che fu il suo arrivo prima e il far parte poi dei Brooklyn Dodgers, i Dodgers di New York che giocavano all’Ebbets Field e non riuscivano mai a vincere le World Series o almeno non ci riuscirono fino a quando finalmente batterono gli odiati cugini Yankees nel 1955.

 

Nel film “42” compaiono anche altri personaggi famosi, come Peewee Reese (1918 – 1999) che accolse Robinson senza pregiudizi, dicendo che se un giocatore è bravo lo è a prescindere dal colore della pelle; oltre a Reese poi chi accolse bene e senza preclusioni Robinson fu il grande Ralph Branca (1926 – 2016).

Branca era un italo americano e di “cosacce” sicuramente se ne sentì urlare anche lui, ma era bianco e cattolico e comunque non nero, con quel che questo comportava. Un po’ come quando in Germania negli anni Settanta del secolo scorso, arrivarono i turchi, provocando così la rivalutazione dei “terroni” italiani, che però erano più occidentali e cattolici dei turchi musulmani.

 

Branca era un “maccaroni” e giocò come lanciatore per i Dodgers anche nella drammatica partita che nell’ottobre del 1951 consegnò agli altri cugini newyorchesi, ossia i Giants la vittoria del Pennant durante una delle azioni più famose della storia del baseball americano, vale a dire le battuta della fastball di Branca da parte di Bobby Thomson (1923-2010) che appunto la intercetto’, battendo un fuori campo risolutivo e vittorioso.

Quell’azione è stata immortalata nel libro Underworld di Don DeLillo e anche se Branca è stato considerato uno tra i più grandi perdenti di successo di sempre è comunque stato anche immortalato nella hall of fame e poi a dir la verità lo stesso Branca la prese bene e anzi disse che proprio grazie a quell’azione cosi sfortunata riuscì ad andare all’Ed Sullivan Show dove cantò. Quando si dice una “brava persona”.

 

Clicca sulla foto sotto per vedere questo imperdibile video (Ralph Branca che canta all’Ed Sullivan Show)

Il film 42 parla di Robinson e rievoca tanti giocatori e tante cose che non ci sono più, come per esempio gli stessi Dodgers di New York che poi emigrarono sulla West coast per giocare al sole ben più redditizio della California e che proprio nel 2020 hanno vinto dopo tanti anni le World Series.

 

Sole californiano che ha irretito anche i Giants e che oggi fanno felici gli abitanti di San Francisco, città peraltro freddissima, quanto bella. Il mondo cambia e migliora: oggi abbiamo tanti giocatori di colore e non solo nelle Majors americane e lo consideriamo normale, come è giusto che sia, ma non è sempre stato così ed è bene ricordarselo, perché male non fa.

 

Allegra Giuffredi

 

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